Magazine sugli inizi dello studio delle emozioni legate all’uso dei social media. Importanti prodotti hi-tech in grado di riuscire a captare tecnologicamente le emozioni umane. La condivisione delle emozioni nell'era dei social media. Stay tuned!
E' il risultato di uno studio dell'Università Cattolica di Milano e pubblicato sulla rivista Cyberpsychology. Il social network ci fa sentire meno soli, sempre presenti ed importanti ANTONINO CAFFO Non solo la lungimiranza del fondatore Mark Zuckerberg e la prossima entrata in borsa. A fare la fortuna del re dei social network c'è anche dell'altro: il buon umore. Lo dimostra uno studio tutto italiano condotto da Giuseppe Riva dell'Università Cattolica di Milano e pubblicato sul numero di dicembre della rivista Cyberpsychology, Behavior And Social Networking che so occupa spesso di temi legati ai media e alle nuove tecnologie. Le persone ...
Tristi o allegri, annoiati o ottimisti. Lo spirito degli italiani nel 2011 in una mappa disegnata dai social network. E da chi vi ha raccontato il suo umore di RICCARDO LUNA
Lo leggo dopo
SIAMO STATI felici, nonostante tutto. Anzi lo siamo diventati. Da agosto, sicuramente il mese nero per la felicità oltre che per le Borse, c'è stata una lenta rincorsa. Fino a novembre quando, in coincidenza con le dimissioni di Berlusconi, la felicità è esplosa e questa crescita non si è più fermata. Anche la preoccupazione, però è esplosa a novembre e continua a crescere. Mentre l'ottimismo, uno stato d'animo praticamente ignoto quest'anno fino all'insediamento del governo Monti, si starebbe già incrinando.
Siamo stati felici, dunque. Anche confusi, strani, tristi, tesi. A volte preoccupati e disperati. Ma felici di più. E questo probabilmente perché la felicità è spesso un fatto privato, intimo, legato agli affetti e alle realizzazioni personali più che ai grandi fatti del mondo. La novità è che i nostri sentimenti li abbiamo scritti su Facebook. Per tutto il 2011.
Migliaia e migliaia di aggiornamenti di status, parole lasciate sulla bacheca del proprio profilo, commenti a grandi e piccoli fatti. Per noi erano sentimenti da condividere con gli amici in rete; ma dal punto di vista di un computer, gli stati d'animo sono soltanto dati. Una valanga di dati.
Big Data, li chiamano in inglese. Così sono stati presi e analizzati in tempo reale da un motore di ricerca semantico che ha un nome latino (Cogito); dopo di che sono stati suddivisi in una cinquantina di categorie dello spirito, ...
Qualche giorno fa ho conosciuto Amedeo Perrone, un ricercatore che lavora in un centro di ricerca della Sapienza di Roma. Amedeo e il suo team hanno realizzato un’applicazione che mi ha lasciato esterrefatto perché è in grado di leggere gli status di Facebook per capire l’umore degli italiani e perfino di prevedere cosa sentiranno in futuro.
Il progetto si chiama The Future Mood. E la cosa che mi ha fatto più piacere è che non è stata realizzata in una delle solite start-up della Silicon Valley, ma al CATTID, il centro di ricerca della “Sapienza” Università di Roma con la collaborazione della Finanziaria Laziale di Sviluppo (Filas).
Un gruppo di giovani ricercatori specializzati in interaction design, guidato da Amedeo, ha presentato il progetto a Roma, nell’ambito della mostra Digitalife 2, dopo un lavoro di ricerca e sviluppo durato più di un anno. Un progetto ancora allo stadio prototipale, che rappresenta tuttavia, a mio parere, l’inizio di un percorso capace di cambiare il modo in cui ci relazioniamo con i social network.
“Interagire con The Future Mood offre alle persone la percezione della portata reale di ciò che scrivono su Facebook”, ha spiegato Amedeo Perrone. “Ciò permette loro di realizzare che i propri post non sono semplicemente un aggiornamento per i loro amici, ma contribuiscono di fatto a modellare un sistema di percezioni, umori e valori di portata globale, destinato a durare nel tempo. Gli fa capire, in altre parole, che la rete è un media concreto e reale e che loro non sono semplicemente utenti, ma partecipanti attivi”.
Zazie è un social network tutto italiano – creato dai tipi di Bookrepublic – e nuovissimo: online da settembre 2011, è ancora in fase beta e su invito ma, promettono i responsabili, ancora per poco. Il motto di Zazie, “perché leggere è passione”, caratterizza l’impianto stesso del sito, che permette di organizzare la propria libreria in modo per così dire “passionale”. Questo lo differenzia in modo chiaro dagli altri social network librari.
Come funziona: Zazie permette di importare la propria libreria a partire da un altro social network, ma anche di crearla ex-novo. Come sempre, i libri possono ...
Sei mesi fa è stato presentato il lavoro di Hooman Samani, un ricercatore che ha passato gli ultimi anni indagando la sfera dei diritti umani-robot amore; lovotics. All'epoca, aveva appena lanciato un robot che imitava gli stati psicologici di un umano e ormonali, e comunicava con suoni e luci. Ora una nuova invenzione: Kissinger. Kissinger, come suggerisce il nome, trasmette un bacio a distanza. Il concetto di base è che ci sono due robot, entrambi equipaggiati con un paio di labbra artificiali. Le labbra sono molto sensibili al tatto, ma può anche essere manipolato dai motori all'interno del robot. Poi, quando si vuole baciare qualcuno in remoto, si tirano fuori i vostri contemporaneamente i robot Kissinger ... e via con il bacio. I movimenti delle labbra sono trasmessi all'altro robot, e viceversa. L'idea è che si potrebbe essere a metà strada in tutto il mondo, ma finché avete la vostra Kissinger con voi, si può baciare i vostri amici e parenti a casa.Vale la pena notare che Kissinger potrebbe anche introdurre il concetto di robot-robot amore. Se due Kissengers hanno psicologie artificiali e ormoni, che cosa impedisce loro di innamorarsi e continuare fino al loro esaurimento delle batterie?
I ricercatori di Harvard hanno creato una mappa umore degli Stati Uniti che mostra lo stato d'animo degli americani nel corso della giornata. Utilizzando Twitter come fonte, un sistema di decodifica chiamato ANEW è applicato a oltre 300 milioni di tweet per decodificare lo stato d'animo delle persone in base alla loro gergo. La mappa mostra l'umore una scala di colore dal verde al rosso, il rosso rappresenta la rabbia o emozioni negative, mentre il verde rappresenta felici.
Un team di ricercatori dell’IBM ha messo sotto una lente di ingrandimento il social network del momento: Twitter. Sfruttando tecniche di “machine learning” gli studiosi hanno analizzato un flusso di informazioni del social network per poter sviluppare una tecnologia in grado di capire quali tweet hanno valore e quali invece sono solo “rumore”.
Il lavoro sui tweet ha permesso di capire anche il sentiment delle informazioni contenute, ovvero capire se viene detto qualcosa di positivo o negativo. Oltre al prodotto di monitoraggio, Cognos Consumer Insight, ne sono nate tante storie divertenti. Ecco le 8 più interessanti:
ogni secondo la catena di caffetterie Starbucks viene citata in 10 tweet
Lady Gaga guadagna più follower di quanti account riesce ad aggiungere lo stesso Twitter. L’account della cantante ha 18 milioni di follower
l’IBM è in grado di prevedere i tempi di attesa negli aeroporti interpellando i viaggiatori che inviano i tweet dalle sale d’aspetto
analizzando le parole usate nei tweet gli scienziati possono capire di che parte dell’America è originario l’autore
dato il limite di 140 caratteri e l’uso delle abbreviazioni, il linguaggio usato su Twitter è come il proprio con l’aggiunta delle parolacce
le persone sono più inclini a scrivere tweet negativi che positivi
Gli studi sui social network ormai si sprecano e dopo aver analizzati i vari dati per stabilirne la crescita, spunta un nuovo elemento sociologico: le community online come i siti social interferiscono con gli ormoni umani. E con il termine ormoni, non intendiamo solo le questioni affettive o di pura attrazione fisica, ma anche sentimenti e stati d’animo di varia natura: stress, eccitazione, amicizia, pigrizia, ecc.
Come potrete infatti notare dall’infografica pubblicata da thefrisky.com, l’ossitocina (definito simpaticamente come l’ormone della fiducia) si attiva quando altri utenti di nostra conoscenza sono online, ...
Recenti studi condotti dalla Framingham Heart Study e riportati sulla rivista Harvard Men’s Health Watch indagano su come i social network influenzino il peso corporeo e l’umore.
Sembra infatti che le idee e le abitudini siano in grado di diffondersi attraverso i social network così come accade per il diffondersi dei germi patogeni nella realtà.
Lo studio, condotto su un campione di persone, mostra che se un fratello/sorella diventano obesi c’è più probabilità (circa il 40%) anche per l’altro fratello/sorella di diventarlo. Si potrebbe pensare che ciò è dovuto a cause genetiche. Anche tra coniugi si riscontra lo stesso problema, ma anche in questo caso l’obesità acquisita potrebbe essere imputata alle medesime abitudini alimentari dei due conviventi. Ma si è notato che se uno dei partecipanti allo studio ha un amico che diventa obeso la probabilità che lui stesso diventi obeso sale al 57%. Ora, è probabile che i due amici condividano qualche pasto, ma certamente non mangiano insieme ogni giorno!
Anche se gli scienziati non hanno ancora ben capito il meccanismo con cui l’obesità si diffonde, ritengono che le persone percepiscono i cambiamenti attraverso i social network come inevitabili. Se dunque un amico diventa obeso, e come lui molti altri, nella propria rete di amici ...
Per Facebook i risultati dello studio dell'Università Cattolica di Milano lo confermano. Il social network ci fa sentire meno soli, sempre presenti ed importanti, e quindi mette di buon umore.
E' il risultato di uno studio
dell'Università Cattolica di Milano e pubblicato sulla rivista
Cyberpsychology. Il social network ci fa sentire meno soli, sempre
presenti ed importanti
ANTONINO CAFFO
Non
solo la lungimiranza del fondatore Mark Zuckerberg e la prossima
entrata in borsa. A fare la fortuna del re dei social network c'è anche
dell'altro: il buon umore. Lo dimostra uno studio tutto italiano
condotto da Giuseppe Riva dell'Università Cattolica di Milano e
pubblicato sul numero di dicembre della rivista Cyberpsychology,
Behavior And Social Networking che so occupa spesso di temi legati ai
media e alle nuove tecnologie. Le persone che utilizzano spesso i social
network lo fanno principalmente per interagire con gli altri ma gente
associa alla piattaforma sociale 2.0 un'esperienza positiva di utilizzo
molto ampia. Lo studio si concentra sulle possibili conseguenze
psicologiche e fisiche derivanti dal navigare tra le pagine di Facebook.
Riva e i suoi collaboratori hanno misurato la dilatazione del sangue nel
polso, i valori dell'elettroencefalogramma, l'attività respiratoria e
in generale i valori più importanti del corpo di 30 soggetti durante 3
minuti di “esposizione” al social network. L'analisi dei dati ha
sottolineato degli aspetti totalmente positivi dovuti al passare del
tempo sulla piattaforma. Lungi dall'essere causa di stress e di
isolamento sociale la navigazione su Facebook, almeno nei soggetti
studiati, ha portato ad una dilatazione delle pupille in stato di
rilassamento e ad un'esperienza spiccatamente piacevoleoddisfacente.
I segnali biologici hanno rivelato che l'uso di Facebook è in grado di
evocare uno stato psicofisiologico caratterizzato da una elevata valenza
positiva e anche un certo grado di felicità in relazione al flusso di
contenuti (foto, video, post) che scorrono davanti allo schermo. I
risultati dello studio supportano l'ipotesi che il successo della
diffusione del social network del genere possa essere associato ad uno
stato affettivo positivo sperimentato dagli utenti durante l'utilizzo.
Ad eccezione di casi particolari, che comprendono situazioni tese che si
ritrovano anche sulla piattaforma, nella maggior parte dei casi la
navigazione è stata caratterizzata da un incremento dei processi
parasimpatici del sistema nervoso, relazionati al parametri che si
riscontrano di solito durante il riposo e il sonno.
Proprio per questo pare che la maggior parte degli utenti si connetta a
Facebook per risollevarsi e riacquistare il buon umore. Secondo la
ricerca di Riva e soci la voglia di social non dipende solo dal fatto
che sul sito è possibile divertirsi e chattare con le persone più care,
ma anche dalla sensazione di esserci e di non essere mai soli. Su
Facebook c'è sempre qualcuno disponibile a fare due chiacchiere anche se
non è un diretto conoscente o parente. E' il luogo democratico per
eccellenza dove tutti possono connettersi con tutti e metterci la
faccia, letteralmente.
Tristi o allegri, annoiati o ottimisti. Lo spirito degli italiani nel 2011
in una mappa disegnata dai social network. E da chi vi ha raccontato il suo
umore di RICCARDO LUNA
Lo leggo
dopo
SIAMO
STATI felici, nonostante tutto. Anzi lo siamo diventati. Da agosto,
sicuramente il mese nero per la felicità oltre che per le Borse, c'è stata una
lenta rincorsa. Fino a novembre quando, in coincidenza con le dimissioni di
Berlusconi, la felicità è esplosa e questa crescita non si è più fermata. Anche
la preoccupazione, però è esplosa a novembre e continua a crescere. Mentre
l'ottimismo, uno stato d'animo praticamente ignoto quest'anno fino
all'insediamento del governo Monti, si starebbe già incrinando.
Siamo
stati felici, dunque. Anche confusi, strani, tristi, tesi. A volte preoccupati
e disperati. Ma felici di più. E questo probabilmente perché la felicità è
spesso un fatto privato, intimo, legato agli affetti e alle realizzazioni
personali più che ai grandi fatti del mondo. La novità è che i nostri
sentimenti li abbiamo scritti su Facebook. Per tutto il 2011.
Migliaia
e migliaia di aggiornamenti di status, parole lasciate sulla bacheca del
proprio profilo, commenti a grandi e piccoli fatti. Per noi erano sentimenti da
condividere con gli amici in rete; ma dal punto di vista di un computer, gli
stati d'animo sono soltanto dati. Una valanga di dati.
Big Data, li
chiamano in inglese. Così sono stati presi e analizzati in tempo reale da un
motore di ricerca semantico che ha un nome latino (Cogito); dopo di che sono
stati suddivisi in una cinquantina di categorie dello spirito, minuto
per minuto. Provando
in tal modo a rispondere ad una domanda banale eppure difficilissima:
noi, iTaliani, come stiamo oggi? E quindi, alla fine dell'anno, come siamo
stati in questi dodici mesi?
Il progetto si chiama Italian Mood ed è
stato realizzato dai ricercatori del Cattid, un laboratorio tecnologico della
università la Sapienza di Roma. Era una installazione di Stazione Futuro, la
mostra sulla innovazione realizzata a Torino per le celebrazioni di Italia150.
Il primo a utilizzarla in pubblico è stato Giorgio Napolitano. È accaduto il
18 marzo scorso, in occasione della inaugurazione: il presidente della
Repubblica si è fermato a lungo davanti ai cerchi colorati che indicavano i
differenti umori italici. Poi ha voluto aggiungere il proprio status: "Scriva,
per favore: Soddisfatto. Punto. Oggi. Punto.".
Il tentativo di usare la
rete e i social network per studiare lo stato d'animo del mondo sta diventando
una cosa seria. "Un paio di anni fa Facebook lanciò un Gross National Happiness
Index che misurava la felicità interna lorda nei vari paesi - ricorda lo
studioso del web Vincenzo Cosenza - L'ultima rilevazione è del maggio 2010 ma
non hanno mai dichiarato ufficialmente di aver interrotto il progetto".
In realtà per le analisi sociali è il momento di Twitter: infatti il
social network da 140 caratteri è considerato molto più adatto a capire "come
sta il mondo". E questo per almeno due motivi. Il primo è che quello che
scriviamo su Facebook è solo in piccola parte accessibile da terzi; su Twitter
invece la stragrande maggioranza dei profili sono pubblici, tutti possono
leggere tutto.
Il secondo motivo è la quantità: si calcola che ogni
giorno vengano mandati in rete 230 milioni di twe
tweet, una messe di dati che aumenta vertiginosamente
dopo i grandi fatti di cronaca come i terremoti quando il flusso può
raggiungere picchi di oltre 5mila messaggi al secondo.
"Con Twitter è
come avere un microfono che ascolta in tempo reale tutte le conversazioni
mondiali", ha spiegato qualche giorno fa in un convegno a Torino il ricercatore
della Northeastern University di Boston, Alan Mislove per il quale "ogni
singolo messaggio, da solo, non dice molto, ma quando li metti tutti assieme e
li fai analizzare da un computer rivelano verità che possono anche spaventare".
Lo scorso anno Mislove ha analizzato 300 milioni di tweet e ha scoperto
che gli stati d'animo agiscono secondo schemi predeterminati dalle ore del
giorno (siamo più felici al mattino e la sera tardi), e dai giorni della
settimana (stiamo meglio dal venerdì alla domenica). Prevedibile? Forse sì, ma
il bello viene adesso ed è questo a spaventare semmai: infatti ci sono
centinaia di scienziati che stanno provando ad usare i dati che vengono dai
social media non solo per raccontare il passato ma per prevedere il futuro.
Cose come: che film vedremo, cosa faremo in Borsa e addirittura per chi
voteremo. Twitter, forse, lo sa.
Fare questa operazione può assomigliare
al tentativo di fare l'oroscopo del pianeta: una cosa che ha poco senso; in
realtà è un nuovo filone di ricerca di grande successo per informatici,
ingegneri, fisici e sociologi che appartiene alla "scienza dei sistemi
complessi".
Sorprenderà alcuni scoprire che nel primo team che si è
occupato seriamente di queste cose, ormai otto anni fa, c'erano, in posizione
di leadership, tre italiani. Tre "cervelli in fuga": il fisico Alessandro
Vespignani che era a Parigi; l'informatico Filippo M
Menczer che era nello Iowa; e lo statistico Alessandro
Flammini che faceva la spola fra il Mit di Boston e Losanna. Li aveva riuniti
un preside della università dell'Indiana, Mike Dunn il quale aveva intuito che
con l'esplosione dei social network e dei new media, l'informatica e le scienze
sociali erano destinate a sposarsi, anzi, a ibridarsi.
Ai tre italiani
si affiancarono l'esperto di intelligenza artificiale Luis Rocha e un mago di
analisi semantica, Johan Bollen. "Decidemmo presto di usare Twitter come base
dati", ricorda Vespignani (che oggi lavora alla Notheastern University). Il
primo progetto metteva in relazione le conversazioni in rete e la diffusione
delle epidemie, permettendo di tracciarle e individuarle con buon anticipo
rispetto ai rilevamenti ufficiali (esempio: se tutti parlano di influenza in un
dato posto, vuol dire che probabilmente è arrivata).
Ma ben presto
Bollen propose di spostare l'attenzione sulla finanza: "L'ipotesi era che gli
andamenti di Borsa influissero sugli umori delle persone", ricorda Vespignani,
"in realtà scoprimmo che avveniva il contrario". Lo stato d'animo delle persone
influiva sulla Borsa, ne determinava la crescita o la caduta. Analizzando i
tweet, Bollen era infatti in grado di prevedere cosa sarebbe accaduto sui
mercati addirittura con tre o quattro giorni di anticipo. Nel caso del Dow
Jones della Borsa di New York, l'accuratezza era dell'86 per cento.
Lo
studio venne pubblicato nell'ottobre 2010: tanto è bastato, perché un filone di
ricerca divenisse uno strumento per fare soldi. Lavorando assieme alla
università di Manchester, Bollen ha infatti realizzato un algoritmo e lo ha
ceduto alla Derwent Capital Markets di Londra che a sua volta ha predisposto un
apposito fondo di prodotti finanziari es
finanziari esplicitamente basati su Twitter. Funziona
così: analizza il dieci per cento di tutti i tweet e li divide in sei stati
d'animo (calmo, allarmato, sicuro, vitale, gentile, felice).
Il resto
sono le classiche regole dei mercati: "Quando le persone su Twitter manifestano
ansia per i soldi, dopo due o tre giorni sappiamo che ci sarà un crollo", ha
spiegato il fondatore della Derwent, Paul Hawtin. Banale? Finora ha funzionato:
lo scorso luglio la Derwent ha reso noto che mentre l'indice Standard &
Poor 500 aveva perso il 2,2 per cento, il loro fondo aveva guadagnato l'1,85.
Sono tanti soldi.
Ormai di fondi che usano Twitter ce ne sono decine,
secondo il Wall Street Journal. Nel frattempo il Social Computing Laboratory
della Hewlett Packard, con lo stesso metodo è riuscito a prevedere il successo
o il flop di 24 film. E il team dell'università dell'Indiana ha lanciato il
progetto Truthy, che studia come le reti sociali influenzano la politica e
quindi determineranno gli esiti della prossima corsa alla Casa Bianca per
esempio. I proprietari di Twitter si sono accorti di essere seduti su una
montagna di dati preziosi, e quindi di soldi.
Ergo, se all'inizio il
team di Vespignani aveva avuto accesso ai tweet gratis per fini scientifici,
ora i tweet vengono venduti a tutti con una rata minima di 360mila dollari
l'anno. Ma c'è anche una conseguenza "filosofica": le previsioni di
comportamenti collettivi li amplificano fino a determinarli. Insomma, se un
algoritmo che si basa sui tweet dice che la Borsa andrà a fondo, tutti
venderanno e la Borsa andrà ancora più a fondo. Twittate con prudenza.
Qualche giorno fa ho conosciuto Amedeo Perrone, un ricercatore che lavora in
un centro di ricerca della Sapienza di Roma. Amedeo e il suo team hanno
realizzato un’applicazione che mi ha lasciato esterrefatto perché è in grado di
leggere gli status di Facebook per capire l’umore degli italiani e perfino di
prevedere cosa sentiranno in futuro.
Il progetto si chiama The Future Mood. E la cosa che mi ha fatto più piacere è che
non è stata realizzata in una delle solite start-up della Silicon Valley, ma al
CATTID,
il centro di ricerca della “Sapienza” Università di Roma con la collaborazione
della Finanziaria Laziale di Sviluppo (Filas).
Un gruppo di giovani ricercatori specializzati in interaction design, guidato
da Amedeo, ha presentato il progetto a Roma, nell’ambito della
mostra Digitalife 2, dopo un lavoro di ricerca e sviluppo durato più di un anno.
Un progetto ancora allo stadio prototipale, che rappresenta tuttavia, a mio
parere, l’inizio di un percorso capace di cambiare il modo in cui ci
relazioniamo con i social network.
“Interagire con The Future Mood offre alle persone la percezione della
portata reale di ciò che scrivono su Facebook”, ha spiegato Amedeo Perrone. “Ciò
permette loro di realizzare che i propri post non sono semplicemente un
aggiornamento per i loro amici, ma contribuiscono di fatto a modellare un
sistema di percezioni, umori e valori di portata globale, destinato a durare nel
tempo. Gli fa capire, in altre parole, che la rete è un media concreto e reale e
che loro non sono semplicemente utenti, ma partecipanti
attivi”.
The Future Mood nasce con l’obiettivo di raccoglie
Qualche giorno fa ho
conosciuto Amedeo Perrone, un ricercatore che lavora in un centro di ricerca
della Sapienza di Roma. Amedeo e il suo team hanno realizzato un’applicazione
che mi ha lasciato esterrefatto perché è in grado di leggere gli status di
Facebook per capire l’umore degli italiani e perfino di prevedere cosa
sentiranno in futuro.
Il progetto si chiama The Future Mood. E la cosa che mi ha fatto più piacere è che
non è stata realizzata in una delle solite start-up della Silicon Valley, ma al
CATTID,
il centro di ricerca della “Sapienza” Università di Roma con la collaborazione
della Finanziaria Laziale di Sviluppo (Filas).
Un gruppo di giovani ricercatori specializzati in interaction design, guidato
da Amedeo, ha presentato il progetto a Roma, nell’ambito della
mostra Digitalife 2, dopo un lavoro di ricerca e sviluppo durato più di un anno.
Un progetto ancora allo stadio prototipale, che rappresenta tuttavia, a mio
parere, l’inizio di un percorso capace di cambiare il modo in cui ci
relazioniamo con i social network.
“Interagire con The Future Mood offre alle persone la percezione della
portata reale di ciò che scrivono su Facebook”, ha spiegato Amedeo Perrone. “Ciò
permette loro di realizzare che i propri post non sono semplicemente un
aggiornamento per i loro amici, ma contribuiscono di fatto a modellare un
sistema di percezioni, umori e valori di portata globale, destinato a durare nel
tempo. Gli fa capire, in altre parole, che la rete è un media concreto e reale e
che loro non sono semplicemente utenti, ma partecipanti
attivi”.
The Future Mood nasce con l’obiettivo di raccogli
Qualche
giorno fa ho conosciuto Amedeo Perrone, un ricercatore che lavora in un
centro di ricerca della Sapienza di Roma. Amedeo e il suo team hanno
realizzato un’applicazione che mi ha lasciato esterrefatto perché è in
grado di leggere gli status di Facebook per capire l’umore degli
italiani e perfino di prevedere cosa sentiranno in futuro.
Il progetto si chiama The Future Mood. E la cosa che mi ha fatto più piacere è che non è stata realizzata in una delle solite start-up della Silicon Valley, ma al CATTID, il centro di ricerca della “Sapienza” Università di Roma con la collaborazione della Finanziaria Laziale di Sviluppo (Filas).
Un gruppo di giovani ricercatori specializzati in interaction design, guidato da Amedeo,
ha presentato il progetto a Roma, nell’ambito della mostra Digitalife
2, dopo un lavoro di ricerca e sviluppo durato più di un anno. Un
progetto ancora allo stadio prototipale, che rappresenta tuttavia, a mio
parere, l’inizio di un percorso capace di cambiare il modo in cui ci
relazioniamo con i social network.
“Interagire con The Future Mood offre alle persone la
percezione della portata reale di ciò che scrivono su Facebook”, ha
spiegato Amedeo Perrone. “Ciò permette loro di realizzare che i propri
post non sono semplicemente un aggiornamento per i loro amici, ma
contribuiscono di fatto a modellare un sistema di percezioni, umori e
valori di portata globale, destinato a durare nel tempo. Gli fa capire,
in altre parole, che la rete è un media concreto e reale e che loro non
sono semplicemente utenti, ma partecipanti attivi”.
The Future Mood nasce con l’obiettivo di raccogli
chiunque attraverso un normale smartphone”.
Zazie è un social network tutto italiano – creato dai tipi di Bookrepublic
– e nuovissimo: online da settembre 2011, è ancora in fase beta e su
invito ma, promettono i responsabili, ancora per poco. Il motto di
Zazie, “perché leggere è passione”, caratterizza l’impianto stesso del
sito, che permette di organizzare la propria libreria in modo per così
dire “passionale”. Questo lo differenzia in modo chiaro dagli altri
social network librari.
Come funziona: Zazie permette di importare la
propria libreria a partire da un altro social network, ma anche di
crearla ex-novo. Come sempre, i libri possono essere suddivisi in
finiti, abbandonati, in lettura, non iniziati, da consultazione. Ma la
caratteristica più interessante di Zazie è la possibilità di definire e
raggruppare i libri per mood, permettendo in questo modo una
condivisione più ricca, con dei simboli chiave che ricordano un po’ una
chiacchierata fra amici. I mood sono tanti, per esempio: per cultura
personale, per sorridere, fa dormire, da rileggere, colpo di fulmine, mi
ha fatto arrabbiare. Oltre al mood, è possibile assegnare al libro un cdq,
ovvero un “come dove quando”: come, dove e quando si consiglia di
leggere il libro in questione. Ad esempio, un libro può essere letto sul
tram, ma anche in tenda, prima del sesso, cucinando, in bagno, in cima
al Monte Athos e in tanti altri posti ancora. I cdq includono inoltre
una divisione per stagioni. Su Zazie è infine possibile scrivere
recensioni, oltre che commenti alle recensioni di altri utenti, seguire
le persone con le librerie più interessanti e creare una lista dei
desideri. L’attività davvero “social” risulta un po’ ridotta, in quanto
l’interazione con gli altri utenti è possibilttraverso i messaggi comunicati dai mood e dai cdq della propria
libreria, mentre la comunicazione diretta si limita ai commenti alle
recensioni e ai messaggi privati.
Costi: del tutto gratuito. Che ci guadagna allora
Zazie? La profilazione dei lettori, ovvero la creazione in un grande
(quanto la community che si creerà) database di metadati utilissimi alle
decisioni di produzione e di marketing della collagata libreria
digitale Bookrepublic.
Nota: essendo ancora in fase beta, è comprensibile
che il sito abbia ancora qualche problemino, come ad esempio qualche
difficoltà a premere i pulsanti, che a volte non reagiscono. Tuttavia,
nella sezione dedicata ai feedback, i responsabili di Zazie sono molto
solleciti nel rispondere alle domande degli utenti. Infine va notato che
il sito sembra essere pensato esclusivamente per la lettura in lingua
italiana, dato che non dà risultati se si prova a cercare libri in altre
lingue.
$oid4de67ae2d57a05441701a6c6
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Lovotics, an update on the science of human-robot love | ExtremeTech
Sei mesi fa è stato presentato il lavoro di Hooman Samani, un ricercatore che ha passato gli ultimi anni indagando la sfera dei diritti umani-robot amore; lovotics. All'epoca, aveva appena lanciato un robot che imitava gli stati psicologici di un umano e ormonali, e comunicava con suoni e luci. Ora una nuova invenzione: Kissinger. Kissinger, come suggerisce il nome, trasmette un bacio a distanza. Il concetto di base è che ci sono due robot, entrambi equipaggiati con un paio di labbra artificiali. Le labbra sono molto sensibili al tatto, ma può anche essere manipolato dai motori all'interno del robot. Poi, quando si vuole baciare qualcuno in remoto, si tirano fuori i vostri contemporaneamente i robot Kissinger ... e via con il bacio. I movimenti delle labbra sono trasmessi all'altro robot, e viceversa. L'idea è che si potrebbe essere a metà strada in tutto il mondo, ma finché avete la vostra Kissinger con voi, si può baciare i vostri amici e parenti a casa.Vale la pena notare che Kissinger potrebbe anche introdurre il concetto di robot-robot amore. Se due Kissengers hanno psicologie artificiali e ormoni, che cosa impedisce loro di innamorarsi e continuare fino al loro esaurimento delle batterie?
I ricercatori di Harvard hanno creato una mappa umore degli Stati Uniti che mostra lo stato d'animo degli americani nel corso della giornata. Utilizzando Twitter come fonte, un sistema di decodifica chiamato ANEW è applicato a oltre 300 milioni di tweet per decodificare lo stato d'animo delle persone in base alla loro gergo. La mappa mostra l'umore una scala di colore dal verde al rosso, il rosso rappresenta la rabbia o emozioni negative, mentre il verde rappresenta felici.
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Gli scienziati IBM studiano le stranezze di Twitter
Un team di ricercatori dell’IBM ha messo sotto una lente di
ingrandimento il social network del momento: Twitter.
Sfruttando tecniche di “machine learning” gli studiosi hanno analizzato
un flusso di informazioni del social network per poter sviluppare una tecnologia
in grado di capire quali tweet hanno valore e quali invece sono solo
“rumore”.
Il lavoro sui tweet ha permesso di capire anche il sentiment
delle informazioni contenute, ovvero capire se viene detto qualcosa di positivo
o negativo. Oltre al prodotto di monitoraggio, Cognos Consumer
Insight, ne sono nate tante storie divertenti. Ecco le 8 più
interessanti:
ogni secondo la catena di caffetterie Starbucks viene
citata in 10 tweet
Lady Gaga guadagna più follower di quanti account riesce ad
aggiungere lo stesso Twitter. L’account della cantante ha 18 milioni di
follower
l’IBM è in grado di prevedere i tempi di attesa negli
aeroporti interpellando i viaggiatori che inviano i tweet dalle sale
d’aspetto
analizzando le parole usate nei tweet gli scienziati possono capire di che
parte dell’America è originario l’autore
dato il limite di 140 caratteri e l’uso delle abbreviazioni, il
linguaggio usato su Twitter è come il proprio con l’aggiunta
delle parolacce
le persone sono più inclini a scrivere tweet negativi che
positivi
non è trapelato il vincitore di un quiz televisivo andato
in onda una settimana dopo la registrazione anche se assistito da decine di
persone
ogni tweet pubblico inviato
$oid4de67ae2d57a05441701a6c6
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I social network stimolano gli ormoni! | TECH LikePAGE
Gli studi sui social network ormai si sprecano e dopo aver analizzati i vari
dati per stabilirne la crescita, spunta un nuovo elemento sociologico: le
community online come i siti social interferiscono con gli ormoni umani. E con
il termine ormoni, non intendiamo solo le questioni affettive o di pura
attrazione fisica, ma anche sentimenti e stati d’animo di varia natura:
stress, eccitazione, amicizia, pigrizia, ecc.
Come potrete infatti notare dall’infografica pubblicata da thefrisky.com, l’ossitocina
(definito simpaticamente come l’ormone della fiducia) si attiva quando
altri utenti di nostra conoscenza sono online, stimolando dunque la nostra
persona a risultare più socievole nei loro confronti.
Altro elemento da non sottovalutare è che gli stessi ormoni si comportano
alle stesso modo sia quando si parla faccia a faccia con qualcuno, sia quando si
utilizza un social network per comunicare (vedi chat e messaggi
rapidi). Stravagante dato direbbe inoltre che gli ormoni dello stress si
riducono ad ogni tweet pubblicato su Twitter.
Concludendo questi studi, è stato dimostrato anche che l’adrenalina, presente
nel nostro corpo, cresce esponenzialmente ad ogni modifica di profilo dei nostri
amici di Facebook e simili, in modo particolare quando si coinvolgono parenti ed
ex in amore.
I social network dunque stanno diventando sempre più fenomeno sociologico
anche da parte di studi. Possiamo quindi dire che queste community virtuali sono
il nuovo ricettacolo delle emozioni?
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I social network controllano l’umore e il peso | Scienze Naturali
Recenti studi condotti dalla
Framingham Heart Study e riportati sulla rivista Harvard Men’s Health Watch
indagano su come i social network influenzino il peso corporeo
e l’umore.
Sembra infatti che le idee e le
abitudini siano in grado di diffondersi attraverso i social network così
come accade per il diffondersi dei germi patogeni nella realtà.
Lo studio, condotto su un campione di
persone, mostra che se un fratello/sorella diventano obesi c’è più probabilità
(circa il 40%) anche per l’altro fratello/sorella di diventarlo. Si potrebbe
pensare che ciò è dovuto a cause genetiche. Anche tra coniugi si riscontra lo
stesso problema, ma anche in questo caso l’obesità acquisita potrebbe essere
imputata alle medesime abitudini alimentari dei due conviventi. Ma si è notato
che se uno dei partecipanti allo studio ha un amico che diventa obeso la
probabilità che lui stesso diventi obeso sale al 57%. Ora, è probabile che i due
amici condividano qualche pasto, ma certamente non mangiano insieme ogni
giorno!
Anche se gli scienziati non hanno
ancora ben capito il meccanismo con cui l’obesità si diffonde, ritengono che le
persone percepiscono i cambiamenti attraverso i social network come inevitabili.
Se dunque un amico diventa obeso, e come lui molti altri, nella propria rete di
amici quest’evento non sarà più percepito come dannoso ma come evento naturale e
inevitabile. Non saranno dunque portati a controllarsi nelle abitudini
alimentari. Ma l’effetto può essere anche l’opposto e ci sono prove che i
social network potrebbero aiutare le persone a mantenere un peso
sano.
Un altro studio condotto sempre dalla
Framingham Heart Study ha riscontrato che l’effetto “social network” si
riscontra anche sull’umore e più precisamente sul diffondersi della felicità.
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La maglia che indaga l'umore e dice al dottore come stai
Si chiama progetto Psyche e viene sperimentata a Pisa Lo studio di
medici e ingegneri coordinato dal centro di ricerca Piaggio
Il progetto si chiama Psyche (Personalized
monitoring Systems for Care in mental HEalth), è coordinato dal Centro
interdipartimentale di ricerca “E.Piaggio” dell’Università di Pisa e ha
l’obiettivo di sviluppare un sistema che permetta di prevedere, e quindi
trattare in tempo, episodi di depressione o euforia in pazienti affetti da
disturbi dell’umore e del comportamento. In particolare in persone che soffrono
del disturbo bipolare. Il progetto è stato presentato durante il convegno
pHealth, qualche giorno fa a Berlino.
Scopo di Psyche – spiega Enzo Pasquale
Scilingo, ricercatore del Centro “E.Piaggio” e coordinatore del progetto – è
mettere a punto la tecnologia per un monitoraggio costante e personalizzato del
paziente anche in ambiente domiciliare o comunque non ospedalizzato". Basta
indossare una maglietta con i sensori e il medico sarà in grado di seguire il
paziente a distanza nelle attività quotidiane del malato.
Il progetto prevede lo sviluppo di dispositivi
di monitoraggio all’avanguardia, tra cui “abiti intelligenti”, che aggiorneranno
in tempo reale sullo stato mentale del paziente (depressione o mania) e
permetteranno di individuare i disturbi fin dalla manifestazione dei primi
sintomi. Naturalmente tutto avviene con il consenso e la partecipazione attiva
del paziente.
Il consorzio del progetto è costituito da
partner provenienti da sei Paesi Europei con competenze in diversi ambiti, dalla
ricerca alla produzione, al trattamento clinico dei pazienti.
"Questo lavoro - prosegue Scilingo
- vede coinvolti centri ospedalieri e di ricerca europei, con l'obiettivo
di fare attività di verifica direttam
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Kinect 2 riconoscerà le emozioni e il labiale | Tecnocino
Kinect 2 dovrà necessariamente rinnovarsi e
offrire funzionalità da “wow”: quali saranno? C’è un gran
chiacchiericcio sulla futura versione della speciale barra sensore e i primi rumors danno come papabile un’empatia totale con gli utenti e i giocatori. La nuova Kinect saprà leggere il labiale così da comprendere ancora meglio le emozioni, ma non solo visto che percepirà anche le emozioni
così da tradurre queste sensazioni in istruzioni. Sarebbe il
superamento del confine tra ciò che è prettamente digitale e ciò che
invece rimane esclusiva dell’essere umano.
Ma le domande non finiscono qui: sarà una versione stand-alone da associare alla Xbox 360 o sarà venduta con il futuro modello di Xbox con un bundle? Ovviamente i tempi sono ancora acerbi e Microsoft è ancora completamente immersa nella fase di progettazione.
La prossima versione di Kinect saprà andare ben oltre la prima (ecco la nostra prova in anteprima a pochi giorni dal lancio sul mercato):
già perché si passerà da una percezione profonda dello spazio e della
dinamica alla cattura anche del labiale (il movimento delle labbra)
oltre che delle emozioni e dei sentimenti.
Gli scienziati dell'Università Carlos III di Madrid e dell'Università di
Granada hanno iniziato a sviluppare un sistema informatico che permette
a un computer di riconoscere lo stato d'animo di una persona. Il computer
adatta automaticamente il dialogo all'umore dell'utente, calibrando le risposte
della macchina a quelle che potrebbero essere le reazioni emotive di chi la usa.
David Griol, professore del dipartimento informatico dell'UC3M (Università
Carlos III di Madrid), ha spiegato che "con il nuovo programma la macchina può
dedurre l'umore dell'utente dalla sua voce e quindi capire in quale modo intende
proseguire il dialogo".
Le informazioni acquisite tramite il diagolo con il computer vengono poi
eleborate con un algoritmo che determina quante possibilità ci sono che
un utente si trovi in uno stato emotivo piuttosto che in un
altro. Per esempio, se il sistema non è ripetutamente in grado di capire
cosa voglia dire l'utente e se quest'ultimo chiede più volte al sistema di
ripetere le stesse informazioni, il software
classifica l'interlocutore come arrabbiato o annoiato.
Un altro punto importante della nuova tecnologia è che può prevedere
come si svilupperà il resto del dialogo. I ricercatori hanno spiegato
di avere sfruttato un metodo statistico che impara dai dialoghi
precedenti e in funzione delle informazioni apprese è in grado di
capire cosa chiederà l'utente.
Lo scopo è adattare automaticamente il dialogo in funzione dell'interlocutore
con cui sta interagendo e del suo umore. Per l'applicazione pratica vi lasciamo
volare con la fantasia, ma avere un PC che sa
come stiamo e nei momenti duri ci consola sembra una cosa davvero carina,
soprattutto a conclusione di una dura settimana di lavoro, o dopo una litigata
con il/la marito/moglie. Ma forse dopo un po' ci si annoierebbe, e si vivrebbe
una precoce crisi del settimo anno.
La capacità predittiva è stata ottenuta lavorando sulle reazioni umane
tipiche delle emozioni negative, come rabbia, noia e dubbio, che
vengono rilevate automaticamente usando le informazioni che trapelano dal tono
della voce di chi parla con il computer. Fra gli elementi che sono stati tenuti
maggiormente in considerazione ci sono la velocità con cui si
pronunciano le parole, la lunghezza delle pause, l'energia del segnale vocale
e altri 60 parametri acustici.
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Sentiment Analysis: scoprire il cuore che batte dietro il web — Innovazione e sviluppo del Sud, il più importante evento del 2011
Alla base
di strategie comunicative e di marketing, la Sentiment Analysis è oggi molto
utilizzata per analizzare le tendenze del mercato e degli utenti di internet
Francesco Bellofatto
di Francesco Bellofatto
Università Suor Orsola Benincasa
Cos’è la Sentiment
Analysis?
La progressiva diffusione dei social
network, sia generalisti (quali Twitter, Facebook o la recente piattaforma messa
a punto da Google) che specializzati (ad esempio le comunità professionali di
Linkedin), ha reso disponibili una massiccia e inedita quantità di dati sulle
preferenze sulle opinioni degli utenti. Questi dati, disponibili in tempo reale,
possono essere sia di carattere orizzontale, quindi di caratterizzazione
territoriale (grazie anche alla possibilità di geolocalizzazione degli
smartphone, tablet e intergrati nei MID (Mobile Internet Device) di ultima
generazione, sia verticale (in termini anagrafici, culturali, professionali,
orientalenti settoriali e capacità di spesa).
La qualità e la contestualità (temporale e
spaziale) di questi dati sulle tendenze degli utenti, con l'affermazione (oramai
consolidata) del Web 2.0, amplia la dimensione partecipativa alle scelte
dell'impresa e delle istituzioni. Più che sul giacimento di idee e di opinioni
disponibili in rete, imprese e istituzioni dovrebbero puntare sul valore delle
comunità virtuali per modificare le proprie strategie di marketing, partendo
proprio dal concetto di stakeholder, sviluppando, con il monitoraggio degli
orientamenti,uove metodologie di CRM.
Sgombriamo il campo da un equivoco: la
Sentiment Analysis (o Opinion Mining) è cosa ben diversa dal
Performance Web Marketing, ovvero la sinergia tra il marketing on line, gli
strumenti e le metodologie per misurare in tempo reale, attraverso piattaforme e
software dedicati, l'efficacia delle azioni, con la definizione, automatica e
costante, di parametri per modificare le strategie commerciali, di comunicazione
o di erogazione dei servizi.
L’applicazione nel marketing
aziendale.
La Sentiment Analysis è alla base delle
strategie di marketing e di comunicazione, definendone i rispettivi orientamenti
e nuove azioni, come lo stesso marketing virale sui social
network.
Oggi queste tecniche di analisi e monitoraggio
dei gusti e delle opinioni degli utenti sono in forte crescita, con applicazioni
immediate nel settore della business
intelligence e del monitoraggio della reputazione dei brand.
L'opportunità è offerta dalla stessa natura dei
social network, dove la dimensione
cognitiva si coniuga con quella emotiva, valorizzando la condivisione, dunque
l'aspetto comunitario piuttosto che quello individuale. Ciò ha riflessi immediati sul consumo di prodotti e servizi,
introducendo valori collettivi quali quelli legati all'ambiente, all'etica, al
benessere sociale.
Dunque imprese e istituzioni, attraverso la
rete, potrebbero acquisire informazioni ed esperienze del pubblico potenziale,
definito, come detto, sia in senso orizzontale che verticale. Dati nuovi, che
non provengono nè dalla rete di prossimità (stakeholder) nè dal marketing off
line.
Al contrario del marketing, che registra in modo
passivo il target potenziale orientando le scelte dell'azienda, la Sentiment
Analysis diventa elemento dinamico di interrelazione, alimentanda sua
volta la passione (anzi, facendo leva sulle passioni) degli utenti ed il loro
attaccamento al brand.
Conoscere, con sufficiente precisione, il "mood" di consumatori e utenti nei confronti
di un determinato prodotto o servizio: oggi è possibile grazie a strumenti che
analizzano opinioni e commenti, quali i tools usati in ambito di
Business/Government Intelligence, CRM e Brand Reputation
management, in grado di individuare, filtrare, organizzare e analizzare
i dati, focalizzando sia gli aspetti quantitativi che qualitativi che tracciano
la positività o la negatività delle opinioni e il relativo grado di intensità
emotiva. Quest'ultimo rappresenta un fattore particolarmente importante, in
grado di influire su un sentiment negativo rispetto al brand. La condivisione,
infatti, conta più dell'orientamento del commento (il "mi piace" su Facebook,
alla base della strategia di advertising del social network di Mark Zuckerberg).
Nuove metodologie di ricerca per
analizzare emozioni e passioni.
L'elemento emotivo diventa dunque cardine
dell'Opinion Mining, come dato di riferimento da incrociare con altri fattori:
solo a titolo di esempio citiamo il grafico a quattro quadranti contrapposti
(Piacere - Dispiacere - Amore - Odio) messo a punto dalla statunitense NetBase
per la "Brand Passion Index". Ogni brand analizzato viene
identificato da un cerchio ampio in base alla quantità di commenti espressi, e
posizionato nei quadranti sulla base del rapporto tra intensità emotiva (Passion
Intensity) e orientamento (Sentiment Range).
Nuove metodologie prendono il posto di metodi
come i focus group e le ricerche di mercato, più costosi e lenti nei feedback.
In un mercato dove il tempo assume un vero e propri valore economico, l'immediatezza tra analisi e l'azione di
marketing fa la differenza sui sistemi convenzionali. In pratica la
Sentiment Analysis eroga in tempo reale le informazioni sugli
orientamenti dei target di riferimento.
I tools sono rappresentati dall'incrocio tra
analisi statistiche, semantiche e interpretazione del linguaggio
scritto, attraverso lo studio della sintassi, la ripetizione di keywords e la
decifrare di modi di dire.
Lo studio del linguaggio naturale è alla base
dello sviluppo di piattaforme dedicate, incrociato con sistemi di web crawling e
ricerca media. Le tre
fasi di analisi vanno dall'individuazione delle entità target,
individuazione dei relativi documenti sui social network (attraverso, ad esempio, le
pagine/azienda di facebook, già predisposte a tal fine ed associate a database
anagrafici e territoriali) statistiche di classificazione.
Questa mole di dati estremamente eterogenea (nel
caso di analisi incrociata si va da documenti di tipo testuale a database
semistrutturati quali XML) viene elaborata incrociando tecnologie di Data Mining
e Information Retrieval, associando dati affini tra loro e assegnandoli a
categorie predefinite. Questo processo crea una nuova conoscenza, in quanto
fornisce dinamicamente nuove interpretazioni dei dati acquisiti, partendo, ad
esempio, dalla profilazione dell'utente.
Dalla Sentiment Analysis si sviluppano
ulteriori metodologie di ricerca e analisi quali la Competitive
Intelligence(ricerca di consumer e marketing insight,
individuazione di trend di mercato), Social Network Analysis
(individuazione dei flussi e degli snodi di comunicazione), Web
Reputation (monitiraggio in tempo reale su ciò che si dive in rete di
un’azienda, un marchio, un prodotto, un servizio), Viral Tracker
(tracking delle campagne di buzzarketing e monitoraggio delle
conversazioni on line sul brand).
Spostando l'attenzione dal monitoraggio del
prodotto (considerato anche nell'insieme del suo processo produttivo) a quello
del servizio, le stesse metodologie di ricerca possono essere applicate in
ambito pubblico, pervenendo all'individuazione del rapporto tra orientamento e
intensità emotiva come qualificazione delle attività dell'ente (P.A., centrale e
locale) come "bene comune". Qui la condivisione assume un significato
particolare in quanto l'utente non è mero consumatore, ma al tempo stesso
soggetto attivo che potrebbe incidere sulle modalità stesse di erogazione del
servizio.
Anche in questo caso siamo all'anno zero, ed i
sistemi di Customer Satisfaction in ambito pubblico dovrebbero essere
radicalmente rivisti attraverso modalità operative nuove rispetto agli attuali
call center e uffici URP. Questi ultimi sportelli, infatti, rappresentano di per
sé altrettanti servizi, soggetti, quindi, alla valutazione di intensità e
orientamento da parte degli stessi utenti.
Quali sono i parametri per misurare la Sentiment
Analysis sia sotto l'aspetto orientativo che per l'intensità emotiva? Anche
se siamo ancora nella fase sperimentale di questo tipo di analisi (due tools
differenti, possono portare, su un identico case study, a risultati non
sovrapponibili!) vanno verificate le modalità di ricerca, con le disambiguità
terminologiche e le varianti semantiche. Difficile poter definire degli standard
(come ad esempio quelli sull'accessibilità statuiti dal 3WConsortium), anche
perché l'analisi sul brand è giocoforza una ricerca settoriale, e, inoltre,
difficilmente oggettivabile in quanto "emozionale".
Altre due difficoltà di non poco conto sono
rappresentate dalla disomogeneità dei dati offerti dalle piattaforme sociali (che stanno ulteriormente
formattando le pagine ad hoc per agevolare questo tipo di analisi) e dalla
criticità per la privacy degli utenti e del trattamento dei loro dati personali.
Quest'ultimo aspetto, in particolare, deve essere oggetto di costante attenzione
per la definizione di uno studio che non sia invasivo rispetto a contenuti
riservati. Per queste ragioni è auspicabile una certificazione della Sentiment
Analysis, sia dal punto di vista tecnologico che socio-psicologico, validata
anche dal Garante per la Privacy.
Differente, invece, la possibilità di
definizione di parametri per l'agire pubblico, che va impostato secondo modalità
di trasparenza, tracciabilità, maggiore beneficio per la collettività in termini
di rilevanza economica, credibilità, velocità nell'erogazione dei servizi. Da
queste connotazioni si può partire per identificare elementi di valutazione.
Anche in questo caso, comunque, l'analisi dovrebbe essere affidata a soggetti
dotati di certificazione istituzionale ad hoc. Gli scenari, in questo settore,
hanno una crescita esponenziale e creano un circuito virtuoso rispetto alle
tecnologie che generano le nuove esigenze sociali, delle quali sono, al tempo stesso,
figlie. La fase di passaggio ha le caratteristiche di una vera e propria
rivoluzione copernicana, dove non sono più il prodotto o il servizio ad essere
al centro del mercato, ma l'uomo, il consumatore, l'utente, con i suoi
sentimenti. In tal senso vanno aboliti i criteri che lo vedevano un mero dato
d'archivio: l'utente stesso diventa un motore di ricerca, con un approccio
basato anche su un dizionario "sentimentale", efficace ed efficiente.
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Commissione europea : CORDIS : Notiziario : Workshop sull'analisi semantica nei social network, Avignone, Francia
Workshop sull'analisi semantica nei social network, Avignone, Francia
[Data: 2011-11-29]
Un workshop sull'analisi semantica nei social network si
svolgerà il 23 aprile 2012 ad Avignone, in Francia.
L'analisi semantica
nelle reti sociali è importante per capire e far funzionare i social network, le
interfacce di linguaggio naturale e di comportamento umano in luoghi come il web
e gli ambienti e-learning, nonché negli spazi di lavoro e formativi condivisi
on-line. Il campo mira a costruire strutture che si avvicinano concetti
appartenenti a un ampio insieme di documenti o dati.
Questo workshop
fornirà un forum di discussione sull'analisi del testo e delle reti sociali nel
contesto della comprensione del linguaggio naturale, la generazione di
linguaggio naturale, la categorizzazione automatica, il rilevamento di temi,
l'analisi delle emozioni e le applicazioni che utilizzano approcci
computazionali per elaborare i social network.
Categoria: Avvenimenti Fonte: University
of Ottawa Documenti di Riferimento: Sulla base di un
annuncio dell'evento Codici di Classificazione per Materia:
Informazione, mass media; Tecnologie di rete ; Aspetti sociali; Altre tecnologie
RCN: 34082
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Twitter? Una tecnologia capace di quantificare le emozioni, serve anche a giocare in borsa
La gente è più brillante al mattino, e il suo umore peggiora via via durante la
giornata, diventa pessimo verso l’ora in cui si va a letto, è cattivo dal lunedì
fino al giovedì mattina e migliora, diventando ottimo, il sabato e la domenica.
Nulla che non si sapesse già insomma. Ma la novità è che lo studio , effettuato da due ricercatori della Cornell University, è stato
effettuato sui post che la gente pubblica su Twitter. L’analisi è stata effettuata su 400 messaggi su un campione
di 2.400 utenti che usavano la lingua inglese, ma che provenivano da 84 paesi
diversi. Una ricerca inutile? Affatto. Elaborando infatti i dati pubblicati
sul social network, è stato possibile registrare con accuratezza i flussi di
umore. Scoprendo per esempio che le nostre emozioni vengono trainate da ritmi
biologici indipendenti dalla cultura e dall’ambiente da cui proveniamo. In
compenso il presunto malessere invernale, che dovrebbe colpire nei mesi più bui
e più freddi, non trova riscontro nell’andamento dei post. E anche: il 7 per
cento degli utenti sono dei “gufi”,
ovvero persone che sono attive soprattutto la notte, mentre il 16 per cento sono
“allodole”, ovvero mattinieri. Quello che sembra più interessante è però che
Twitter sta diventando molto più che uno spazio sul quale pubblicare notizie o
impressioni. Sempre su Twitter è infatti basato anche un altro studio, che
affronta l’analisi dei trend finanziari. Gli umori espressi da Twitter infatti sono stati opresi in considerazione dalla Dewent Capital Markets di Londra (ma
con sede alle Cayman Islands) che ha in seguito aperto un fondo di investimento basato proprio sull’andamento di Twitter. “Per anni abbiamo accettato che i mercati
finanziari sono guidati da paure e sensazioni, ma non abbiamo mai avuto una
tecnologia capace di quantificare le emozioni”, ha dichiarato Paul Hawtin,
fondatore e manager del fondo.Il portafoglio di titoli e liquidi verrà dunque
gestito sulla base di una analisi dei sentimenti reali In un mese da quando è
partito (giugno 2011), il fondo ha avuto un ritorno positivo dell’1,85 per
cento., contro lo 0,75 della media raggiunta dagli altri Il sistema elaborato
dalla Dewents analizza gli umori espressi dal 10 per cento dei circa 100 milioni
di tweet pubblicati in media ogni giorno, grazie a un algoritmo elaborato da un
ricercatore informatico dell’Università Indiana di Bloomington (Usa) e poi li
impiega per predire i cambiamenti degli stock markets. I risultati erano già
buoni in partenza: in una prova effettuata l’anno scorso, l’algoritmo ha
predetto le variazioni quotidiane dell’indice Dow Jones con una acuratezza
dell’87,6 per cento. Con una “salita” nei periodi di tweet calmi e una “caduta”
subito dopo un periodo di tweet ansiosi. In realtà investitori e finanzieri
hanno sempre controllato le emozioni della gente, con focus group e monitoraggi.
La differenza è che il software permette un’a un’analisi costante anche su tempi brevissimi. Ma l’attinenza con la realtà ha
ancora un margine di errore. E sappiamo che anche l’1 per cento, quando si parla
di milioni di euro, può essere qualcosa.
Da una
parte, le numerose richieste dell’ambiente esterno ci obbligano a confrontarci
con le nostre risorse e competenze di gestione di situazioni critiche.
Dall’altra parte, la nostra è l’era dell’evoluzione delle tecnologie
informatiche, che con la loro pervasività ci obbligano ad adattare i nostri
processi di comunicazione e di relazione alle opportunità e ai vincoli che le
caratterizzano.
Ciò ha spinto Daniela
Villani, Alessandra
Grassi e Giuseppe Riva, i tre
autori del volume, a interrogarsi sul legame esistente tra tecnologie ed
esperienze emotive e, in particolare, gli autori a sviluppare un nuovo campo di
indagine, che all’interno della cyberpsychology è rappresentato dalle tecnologie
emotive.
La domanda di partenza a cui il volume vuole
rispondere è infatti: come
è possibile usare le tecnologie per controllare e produrre emozioni
positive?
La prima parte del volume si sofferma ad analizzare
i principali fattori che influenzano
l’esperienza dei nuovi media come tecnologie emotive. In particolare
vengono analizzati e descritti i concetti di affordance emotiva, gli elementi di un’esperienza che in forma diretta o mediata
producono una reazione emotiva; di presenza, il processo cognitivo e affettivo
in grado di spiegare il rapporto tra intenzione e successo dell’azione; e di
digital storytelling, la creazione di esperienze narrative in prima
persona caratterizzate da interattività e multimedialità.
La seconda
parte del volume utilizza invece una serie di
esempi, relativi a ricerche condotte dagli autori con utenti e in
contesti diversi tra loro, per chiarire le
riflessioni teoriche della sezione precedente e incentivare la
collaborazione di ricercatori e professionisti provenienti da diverse
discipline nella progettazione e realizzazione di interventi supportati dalle
tecnologie emotive.
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L'occhio della CIA sui social network per sondare l'umore della gente
La CIA (Central Intelligence Agency), l'agenzia di spionaggio per l'estero deli
Stati Uniti d'America, attua un controllo sempre più pervasivo dell'opinione
pubblica straniera setacciando i social media. Twitter e Facebook in testa, ma
anche chat, blog di rilevanza locale e giornali online vengono analizzati dalla
squadra dei così detti "vengeful librarians", letteralmente bibliotecari
vendicativi, un gruppo di analisti specializzati con lo scopo primario di
combattere il terrorismo.
Si definiscono, con un tocco di autoironia, «ninja da biblioteca». Tipi un po’ speciali «capaci di trovare cose che gli altri neppure sanno che esistano». Sono gli analisti della Cia che esplorano i social network , da Facebook a Twitter, alla ricerca di informazioni e sensazioni. In un edificio di mattoni a McLean (Virginia), l’intelligence statunitense ha raccolto centinaia di esperti nelle lingue più disparate (arabo, pashtun, cinese nelle sue varie versioni) che leggono quello che scrive l’uomo della strada e l’attivista. Cercano di cogliere l’umore della gente.
Uno strumento per misurare l’umore. Un edonimetro, capace di tracciare giorno per giorno, ora
dopo ora, il grado di felicità, tristezza e apatia delle persone. Ci pensò per
primo Francis Ysidro Edgeworth, un economista irlandese convinto che un
simile strumento avrebbe fatto la fortuna di qualunque economista. Ma era solo
il 1881, era stata appena costruita la prima centrale elettrica (a
Chicago), e la Rete e i social network non erano nemmeno lontanamente
ipotizzabili.
130 anni dopo, lo strumento ideale fantasticato da
Edgeworth ha abbandonato l’iperuranio ottocentesco per concretizzarsi in una
serie di strumenti di ricerca sociologica che si piccano di estrapolare
l’umore generale delle persone, sfrondando milioni di status update,
post pubblicati sui blog ed elementi condivisi in Rete. C’è chi li
chiama Web mood index, chi invece preferisce social mood analyzer,
negli ultimi anni ne abbiamo visti emergere a decine. L’ultimo è stato
sviluppato dai ricercatori della Cornell University che, a partire da un enorme dataset di
interventi su Twitter, hanno tracciato l’andamento giornaliero,
settimanale e annuale dell’umore dei naviganti.
Utilizzando un cluster Hadoop, Scott A. Golder e Michael W. Macy hanno
analizzato gli interventi di 2,4 milioni di utenti Twitter provenienti da
84 paesi del globo, ottenendo un serbatoio di oltre 500 milioni di
twit. Scremando dal gorgo di informazioni i termini, le frasi brevi e le
emoticon riconducibili a una valutazione del proprio umore, i ricercatori hanno
individuato un trend generale comune a tutti i tipi di utenti (e le
culture di provenienza). A quanto pare, abbiamo la tendenza a svegliarci allegri
e radiosi, intristirci sempre di più nel corso della giornata, per poi tornare
ottimisti in serata e prima di addormentarci. Bella scoperta, direte voi, non
serviva certo una ricerca della Cornell per capirlo.
In realtà,
sì. Perché i risultati pubblicati su Science non si limitano
all’analisi dei giorni lavorativi, ma anche dei weekend e dei periodi di
vacanza di tutto l’anno. Curiosamente, il trend della giornata lavorativa
si ripete anche il sabato, la domenica e nei giorni di vacanza, inoltre varia
solo in minima parte nel corso dell’anno (sfatando in qualche modo il mito dell’
inverno triste). Questo ha portato i ricercatori a chiedersi se il ritmo
circadiano dell’umore non abbia piuttosto un’ origine fisiologica o
genetica, ma per capirlo serviranno studi clinici, per i quali Twitter sarà
di ben poca utilità.
Comunque lo si voglia considerare, il traguardo raggiunto da Golder e Macy
è un’ulteriore dimostrazione di come la rete possa essere utilizzata come un
serbatoio di dati dalla ricerca scientifica (un po’ come sta avvenendo per
il self
tracking nella ricerca medica).
L'umore migliora nel fine settimana e nelle prime due ore del mattino, mentre peggiora man mano che la giornata va avanti.
E' quanto emerge da uno studio condotto da alcuni ricercatori della Cornell University pubblicato su 'Science'.
Nella raccolta e nell'analisi dei dati utili alla ricerca, gli studiosi si sono serviti di Twitter.
I ricercatori americani hanno raccolto 509 milioni di Tweet (messaggi su Twitter) da 2,5 milioni di utenti in 84 nazioni del mondo nel corso di un periodo di 24 mesi.
Michael Macey, primo autore dello studio, ha fatto notare che la maggior parte di noi in tutto il mondo sembra avere ritmi umorali simili, nonostante la diversita' di culture e religione, e nonostante le distanze geografiche.
Nell'articolo si mette in luce che: la maggior parte delle persone ha stati d'animo più positivi nei weekend; di solito si e' di umore migliore nel corso del mattino; lungo la giornata gli stati d'animo tendono a peggiorare; nei fine settimana i cicli umorali seguono modelli simili a quelli dei giorni feriali.
Gli autori hanno quindi messo in evidenza come in tutto il mondo i
cicli d'animo siano di fatto influenzati dagli effetti del sonno e dai
ritmi circadiani.
"Abbiamo visto - ha detto Macey - che il ritmo umorale
delle persone e' esattamente lo stesso il sabato e la domenica, quando
solitamente non si e' al lavoro. Quindi, chiaramente, agisce qui
qualcosa di diverso che esercita un suo ruolo".
I ricercatori hanno usato un software ('Linguistic Inquiry and Word
Count'), in grado di identificare e analizzare centinaia di milioni di
tweet e calibrarne il 'mood' positivo o negativo.
"Umori positivi e negativi appaiono spesso come se fossero degli
estremi opposti di un unico continuum, ma non e' sempre cosi'. Si puo'
essere colmi di gioia, ma anche pieni d'ansia, e allo stesso modo si
possono avere input emotivi che influenzano sia aspetti positivi sia
negativi dello stato d'animo", ha spiegato Golder, "quindi e' difficile considerarli come estremi opposti di un singolo spettro".
La differenza tra questo studio sull'umore e quelli precedenti e'
data dal fatto che in questo caso le persone sono state riunite
spontaneamente con commenti in tempo reale, piuttosto che essere
stimolate da un suggeritore.
"Grazie ad alcuni social network e' ora possibile osservare
passivamente milioni di persone che agiscono nel loro ambiente naturale
per un lungo periodo senza disturbarli o indurli nel cosiddetto effetto
della domanda dello sperimentatore".