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eGov - Scenari
La pubblica amministrazione ha un bisogno effettivo di
conoscere le necessità dei cittadini e di sapere cosa pensano del suo
operato. Questi nuovi strumenti servono ad avere, da un lato, il polso
della situazione per capire cosa pensano i cittadini di un determinato
servizio; dall’altra parte, servono per intercettare bisogni inespressi,
necessità a cui magari la pubblica amministrazione non aveva pensato,
dando priorità ad altre cose
La percezione dell'ente
Il web nasce come
luogo privilegiato per le connessioni e lo scambio di informazioni, un
potenziale che ha assunto oggi dimensioni enormi grazie alla diffusione dei social media e dei canali di condivisione della conoscenza (wiki, blogs, forum...). In Rete la gente è abituata a conversare e di conseguenza, in questo overload di discussioni, sapere
cosa si dice di te in quanto privato, azienda o ente diventa quasi
imprescindibile per curare adeguatamente la propria reputazione online. La Pubblica Amministrazione, tra i suoi compiti, ha quello di mettersi in ascolto e al servizio del cittadino.
Ma i questionari di customer satisfaction spesso non sono abbastanza
perché non registrano fino in fondo gli umori del cittadino e
soprattutto, vengono svolti a posteriori, cioè dopo che il servizio è
già stato progettato, senza riuscire ad intercettare altre necessità
latenti. Mettersi in ascolto della Rete significa, innanzi
tutto, capire come l’ente o il servizio che viene offerto è realmente
percepito dall’esterno. Sui social media e nei vari spazi di
discussione che il web offre, dai blog ai forum, ai wiki, le persone si
sentono libere di esprimere i propri pensieri e - soprattutto - i propri
bisogni. Esistono diveftware, sia gratuiti che a
pagamento, che permettono di monitorare quanto si dice sul web a
proposito di un’organizzazione o un servizio. Attenzione: non deve essere visto come un modo per spiare cosa la gente dice.
Questi strumenti servono ad avere, da un lato, il polso della
situazione per capire cosa pensano i cittadini di un determinato
servizio; dall’altra parte, servono per intercettare bisogni inespressi,
necessità a cui magari la Pubblica Amministrazione non aveva pensato,
dando priorità ad altre cose. Inoltre, tools avanzati consentono
anche di capire gli sono gli influencers, gli opinion leaders ai quali
le persone in Rete fanno affidamento. Di conseguenza, il buzz
monitoring diventa il presupposto per qualsiasi strategia di engagement,
di coinvolgimento degli utenti.
Una lista ad hoc
Tra i software gratuiti,
utilizzabili direttamente online e ottimi per cominciare a prendere
confidenza con questi strumenti di monitoraggio, troviamo: SocialMention, Google Alert (lavorando bene sulle chiavi di ricerca, si possono ottenere dei buoni risultati), Addict-o-matic, MonitorThis e BoardReader. Ci sono poi alcuni tools focalizzati su Twitter, come Twazzup, CoTweet, Hootsuite, TweetDeck e Seesmic:
alcuni di essi offrono servizi base gratuiti, mentre per i monitoraggi e
le statistiche più avanzate occorre utilizzare il servizio a pagamento.
Tra quelli a pagamento, spesso più completi e precisi, ci sono Radian6 e Netvibes,
che oltre ad offrire un monitoraggio in tempo reale della Rete,
permettono di creare statistiche e report e capire il sentiment dei
contenuti diffusi sul web relativamente a un certo argomento (in parole
povere, se si parla bene o male di voi e dei vostri servizi). Ascoltare
cosa si dice in Rete sulla propria organizzazione i servizi offerti
non è una prerogativa delle aziende, ma deve diventare un processo
standard di analisi da fare a priori, prima della progettazione di un
servizio. Tenere conto delle esigenze dei cittadini passa anche
attraverso il monitoraggio di ciò che si dice sul web. Perché ogni
buona conversazione inizia sempre con un ascolto attento.
Approfondimenti:
Un wiki con l'elenco dei principali sofwtare di buzz monitoring:
http://wiki.kenburbary.com/
Credits immagine:
http://practicalanalytics.wordpress.com/
Michela Passarin
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Gogna su Facebook se abbandoni i rifiuti «Carichiamo in rete le foto del degrado» - Il Mattino
BOSCOREALE - Umiliazione pubblica per chi abbandona per strada i rifiuti
e ammonimento per l’amministrazione comunale guidata da Gennaro
Langella che non provvede a ripulire la città. La gogna mediatica è su
Facebook per iniziativa dei cittadini che hanno deciso di pubblicare le
foto imbarazzanti delle zone più degradate del comune che ha già la
sfortuna di avere a poche centinaia di metri Cava Sari di Terzigno.
«Lancio un appello a tutti: fotografiamo e carichiamo su Fb centinaia di
foto che dimostrano il degrado, l'abbandono, l'inciviltà che regna a
Boscoreale – dice Rosa Elena Vitiello attraverso la sua pagina
Boscoreale la mia città - servirà da un lato a spronare
l'amministrazione e dall'altro mettere al pubblico ludibrio chi si
macchia di tali gesti d'inciviltà». Detto, fatto. In poche ore sono
state pubblicate decine di foto di pneumatici, sedie, frigoriferi,
divani, ingombranti lasciati sia in periferia che in centro.
Anche i commenti pieni di rabbia e indignazione non si sono lasciati
attendere: «Via Grotta è in uno stato pietoso nei pressi di quello
scheletro di edificio, eppure basterebbe pulire una sola volta e mettere
una telecamera», dice Salvatore D’Amora. Ma lo scempio non è solo in
via Grotta, la stradina periferica al confine con la città di Pompei.
«Questo è lo stato in cui versa via Emanuele Cirillo, premetto che è una
strada principale di passaggio», denuncia Olimpia Tortora.
Al coro degli esasperati si aggiunge Fabio Donello: «Sono giorni che
denuncio la presenza dei residui di un'auto incendiata: non è ordinaria
amministrazione? «Altro che comune riciclone, uno dei primi in Campania e
si vede», dice ironicamente Anna Maria Marano.
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Social media monitoring: la PA in ascolto della Rete
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Enterprise Social Network nella Pubblica Amministrazione « Il blog di Yooplus
Quanto vale un Enterprise Social Network ? Ha un proprio ROI (Return Of Investiment) ?
È un valore spendibile o anche solo semplicemente utilizzabile ?
La recente valutazione di Goldman Sachs circa il collocamento in
borsa di Facebook a circa 50 mld di dollari presume che ogni identità su
Facebook ,vera o fasulla che sia, valga più o meno 100 dollari. Al
netto dei fake e dei gruppi al giusto cambio diciamo circa 100€, è
ovviamente un valore arrotondato per fare due conti con maggiore
rapidità.
In cosa consiste questo valore ? Il valore consiste nella
potenzialità di vendita di ogni profilo a chi effettua ricerche
(marketing, sociali, tendenza, politica ecc. ecc.) o voglia vendere
pubblicità ad un pubblico selezionato, quanto sia attendibile questo
valore lo dirà il mercato e la capacità dei manager di Facebook.
Il vero problema per chi volesse e potesse usare FB per fare analisi,
sondaggi, e pubblicità è l’attendibilità di quei profili (a volte fake e
incontrollabili), l’affezione del pubblico, la usabilità di quelle
informazioni.
Facebook non è un social network nato per le aziende e certamente è
privo di moltissimi degli strumenti necessari per un social media
aziendale o per la pubblica amministrazione, oltre ad essere
completamente deficitario in termini di sicurezza, privacy ecc. ecc.
(vedi l’articolo di Sean R. Nicholson)
Ma è certo che un social media ben strutturato, che abbia
caratteristiche di sicurezza, privacy, possa avere gruppi moderati,
strumenti di identificazione e di fidelizzazione che vanno al di là
dell’uso prettamente hobbystico, potrebbe avere un valore usp;
superiore ai 100€ per iscritto sia per un ente pubblico sia per una
azienda.
Poter contare sulle opinioni del proprio social network, poter chiedere a
gruppi di professionisti un parere tecnico, ad un gruppo di cittadini
un’opinione preventiva su scelte di bilancio, di arredo urbano, di
pianificazione territoriale, certamente vale e vale molto di più dei
100€ che ha individuato Goldman Sachs.
Oggi la Pubblica Amministrazione informa o intervista i propri cittadini
a costi di solito elevatissimi, un social network consente di abbattere
i costi in modo drastico, limitando i media tradizionali a quelle
categorie che statisticamente non sono presenti su internet.
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Social PA
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#OpenLiguria366 racconta la regione su Twitter
La Liguria è terra tanto bella quanto fragile. Anche per questo tutte
le trasformazioni del suo territorio sono seguite con la massima
attenzione. Parlo di opere attese o temute, di
interventi di medie dimensioni o anche di realizzazioni piccole ma
importanti per le comunità locali, per il mondo del lavoro e per la
coesione sociale.
Mi capita di occuparmi quotidianamente di molte di queste cose e allora è nata l'idea di raccontarne su Twitter una al giorno per ogni giorno del 2012. Certo fare 366 racconti
da condensare in 140 caratteri – il massimo consentito per un tweet –
non sarà facile, ma proviamo... Non è facile neppure scegliere.
Racconterò di interventi pubblici o comunque realizzati
col sostegno di risorse pubbliche e lo farò per quanto possibile in
presa diretta, cioè in occasione di inizio o fine lavori o di una
decisione importante o ancora di una visita a un territorio. In ogni
caso, sempre "cose" vere, non progetti futuri.
I testi saranno per forza brevi ma cercherò di agevolare l'accesso a
delibere, progetti, eccetera, per una consultazione diretta degli atti.
Se possibile proverò anche a aggiornare le notizie col passare del tempo
e a rispondere a richieste di chiarimenti.
Per mettere un po' di ordine in questo flusso userò l'hashtag #openliguria366; infine i tweet saranno pubblicati anche su questo sito, in modo da essere accessibili anche a chi non usa Twitter.
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Il Fisco sul web 2.0: il canale YouTube dell’Agenzia delle Entrate Emilia-Romagna

La strategia di fondo è costruire un rapporto forte, un dialogo
costante con i pubblici di riferimento e in particolare con i giovani,
sui quali l’Agenzia investe da anni per radicare nelle nuove generazioni
i principi della legalità fiscale. Non a caso i prodotti pubblicati
mostrano un denominatore comune: sono ideati e confezionati da giovani
per i giovani
Il progressivo approdo della Pubblica Amministrazione al web 2.0
segna, almeno in linea teorica, un punto di convergenza tra l’offerta di
servizi pubblici, la comunicazione istituzionale e le istanze espresse a
partire dalla stagione di riforme dei primi anni ’90. Il web
2.0 rappresenta in tal senso il coronamento (ancora ideale) della
ricerca di una relazione paritaria tra Pubblica Amministrazione e
cittadino. È evidente però che il capovolgimento del
tradizionale rapporto suddito-Stato (Arena, 2005) non possa esaurirsi
nelle declinazioni dell’e-government e dell’e-democracy ma necessiti di
mutamenti profondi, non ancora ultimati. La transizione dal “vecchio” al
nuovo web contiene un fondamentale punto di rottura, poiché implica un
diverso modello relazionale: il web 2.0 si fonda infatti sul
peer to peer, sulla simmetria relazionale e sull’interscambio dei ruoli
di fornitore e utente, su un “tu” che non è solo una categoria
grammaticale ma implica un tessuto di relazioni costante e paritetico.
Sono due, in particolare, le strategie utilizzate sul web 2.0 per
imitare in modo più fedele possibile l’interazione face to face:
- a) la personalizzazione della comunicazione,
con la predominanza delle forme verbali dirette (prima persona
singolare e plurale, seconda persona singolare) su quelle impersonali
(la famosa non persona del testo burocratico tradizionale);
- b) lo stile informale,
con un diffuso ricorso a fomunicazione orale
(vocabolario di base in sostituzione di termini tecnici e forme
stereotipate). In questa sede, il tema sarà affrontato attraverso
l’esperienza dell’Agenzia delle Entrate Emilia-Romagna, che nel luglio
2011 ha lanciato un proprio canale YouTube (www.youtube.com/agenziaentrateer).
I canali YouTube delle amministrazioni fiscali estere
Tra le best practice va sicuramente menzionata l’amministrazione americana (Internal Revenue Service). L’IRS si distingue per una scelta comunicativa basata esclusivamente sulla diffusione di informazioni fiscali. Il sito, attivo dal 2009, conta 2,3 milioni di caricamenti,
è disponibile in lingua spagnola e nella lingua dei segni. Un aspetto
cruciale nella costruzione dell’identità aziendale è il ricorso a
testimonial interni. I tax tips (“Qualche dritta sulle tasse”) sono
infatti dei video confezionati “in casa” i cui protagonisti sono
dipendenti dell’amministrazione che si rivolgono in tono amichevole allo
spettatore, con una strategia di costruzione dialogica che non si
esaurisce nel “tu” grammaticale ma investe il linguaggio non verbale e
il codice filmico.
Il canale YouTube delle Entrate Emilia-Romagna
L’apertura del canale “Entrate…on the Tube” si inserisce in un contesto politico ed economico peculiare, segnato da una crescente
attenzione nei confronti dell’evasione fiscale e degli organi deputati
al suo contrasto, ai quali è affidato il compito di recuperare risorse
cruciali per il sostentamento delle finanze pubbliche.
L’amministrazione finanziaria è così venuta ad assumere un proprio peso
mediatico, affermandosi nel discordi
un’immagine ormai consolidata. Il canale dell’Agenzia delle
Entrate Emilia-Romagna raccoglie la produzione multimediale realizzata
in collaborazione con l’Università di Bologna attraverso alcuni
laboratori formativi. La strategia di fondo è costruire un
rapporto forte, un dialogo costante con i pubblici di riferimento e in
particolare con i giovani, sui quali l’Agenzia investe da anni per
radicare nelle nuove generazioni i principi della legalità fiscale. Non a
caso i prodotti pubblicati mostrano un denominatore comune: sono ideati
e confezionati da giovani per i giovani. Il video di apertura è il
cortometraggio “Io vado, tu resti”, prodotto in
collaborazione con il DAMS dell’Università di Bologna, una storia di
evasione raccontata attraverso le vite incrociate di due studenti
universitari. Il secondo video è lo spot “Chi evade tassa il tuo futuro”,
realizzato in partnership con il corso di laurea in Comunicazione
Pubblica e Sociale dell’Università di Bologna: lo spot traduce in forma
concreta il contributo individuale legato al pagamento delle imposte e
le conseguenze dell’evasione fiscale in termini di minori servizi.
L’ultimo video è lo spot “Registra il contratto di affitto!”,
prodotto da Codec.tv all’interno della collaborazione tra Agenzia delle
Entrate, Università di Bologna e Comune di Bologna per la creazione di
uno sportello dedicato agli studenti universitari che devono registrare
il contratto di affitto.
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Il ministro Barca posta su Twitter gli annunci di lavoro
Il governo si affida a Twitter per trovare i suoi esperti. "Seguendo il
metodo aperto inaugurato da Francesco Profumo, 2 posti a bando nel mio
staff. Grazie per la diffusione". Con queste parole postate sul
microblogging , il ministro per la Coesione territoriale, Fabrizio
Barca, indica il link per poter leggere il testo del bando e le modalità
di partecipazione
(www.governo.it/Governo/ministri_senza_portafoglio/coesione/bandi. html)
per essere impiegati nel suo team.
Il bando riguarda la "Procedura selettiva per il conferimento di n. 2
incarichi di esperto negli Uffici del ministro per la Coesione
territoriale". Nel testo si spiega che "pur trattandosi del conferimento
di incarichi inerenti a rapporti ‘intuitu personae', e, pertanto,
sottratti alle ordinarie procedure concorsuali, si ritiene utile,
affinché la scelta degli esperti sia improntata a criteri di
concorrenzialità e sia privilegiato il merito, procedere previo avviso
pubblico e conseguente valutazione comparativa delle candidature".
Nello specifico "i predetti incarichi di collaborazione si riferiscono a
due profili junior: a) Specialista di intervento - Laureato con una
formazione idonea alla comprensione della programmazione, gestione e
attuazione degli investimenti pubblici e del ciclo di progetto. b)
Specialista social media - Laureato in materie congruenti con attività
di comunicazione pubblica e sociale.
Seguono i requisiti di ammissione. La domanda di partecipazione deve
pervenire a mezzo mail al seguente indirizzo di posta elettronica:
gabinetto.coesione@governo.it entro e non oltre il 20 febbraio 2012 alle
20. Inoltre, si spiega la selezione delle candidature avverrà mediante
una valutazione comparativa, integrata da un eventuale colloquio
individuale. Gli esiti della selezione saranno resi pubblici sul sito
del Governo alla
pagina:www.governo.it/Governo/ministrsenza_portafoglio/coesione/
bandi.html.
Infine si specifica che il trattamento economico annuo lordo
onnicomprensivo è stabilito nella misura di euro 27.000. L'incarico è
attribuito, all'esito della selezione, con decreto del ministro per la
Coesione territoriale sottoposto ai controlli di legge e decorrerà dalla
data di efficacia del decreto stesso fino alla scadenza del mandato
governativo del ministro Fabrizio Barca e non prevede la possibilità di
tacito rinnovo.
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@arpatoscana: l'ambiente in un tweet

ARPAT è presente su Twitter, il popolare social network
ARPAT ha inaugurato il suo account su Twitter (@arpatoscana),
la popolare piattaforma di microblogging che fornisce ai suoi utenti
una pagina da aggiornare con brevi messaggi (max 140 caratteri), i
tweets.
Sperimentare e collaudare la propria presenza sui social network è uno degli obiettivi che ARPAT si è data per il 2012. Tra le opzioni possibili è stato scelto Twitter
per la naturale inclinazione di questo media sociale a supportare la
diffusione in tempo reale di informazioni frequenti e istantanee.
Sul canale verranno postati aggiornamenti sull'ambiente toscano e sui principali avvenimenti dell'agenzia. In particolare:
- notizie e informazioni sullo stato dell'ambiente toscano
- notizie flash sugli avvenimenti del giorno e sulle attività di controllo ambientale nel territorio
- aggiornamenti sui nuovi provvedimenti legislativi nazionali, europei e regionali
- informazioni relative ad eventuali emergenze ambientali
- convegni ed eventi organizzati da ARPAT o a cui l'agenzia partecipa con propri relatori
- pubblicazioni e report prodotti da ARPAT
- materiale multimediale (video, immagini, audio)
e altro ancora. Twitter
va quindi ad integrare gli strumenti di informazione dell'Agenzia
agendo come cassa di risonanza di notizie già diffuse attraverso il sito
Web o altri media ma si offre anche come nuovo canale, idoneo ad
accogliere e veicolare patrimonio informativo inespresso, come nel caso degli aggiornamenti flash.
Oltre l'uso come canale broadcast Twitter è stato integrato nel sistema d'ascolto dell'Agenzia. Infatti, in controtendenza alle abitudini rilevate nell'impiego di Twitter da parte delle pubbliche ammninistrazioni, sono state sfruttate anche le funzionalità di dialogo e condivisione
offerte dal sistema: selezione di un nucleo di account da seguire (i
following), rilancio di notizie ambientali provenienti da account terzi
attraverso la funzione "retweet", uso degli hashtag ovvero parole
precedute dal simbolo cancelletto (#)per favorire il dialogo e
l'interazione con altri utenti.
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Funzione Pubblica ora è anche su twitter | Formez PA
E' attivo l'
account twitter del Dipartimento della Funzione pubblica (@FunzPub).
E' aggiornato con notizie e informazioni sull'ufficio e sul Ministro
per la Pubblica Amministrazione e la Sempificazione.
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Discutere col ministro su Twitter di infrastrutture e investimenti
Non capita tutti i giorni di conversare con un ministro di politica.
Ieri è successo, quando il Ministro Fabrizio Barca ha risposto ad una
mia considerazione rispetto agli investimenti sulla rete ferroviaria
nazionale, in relazione ai disagi provocati ieri dal freddo e dalla
neve. Segue la mia considerazione e il suo intervento.
Luca Conti
@pandemia
1 Feb 12
Oltre a indignarci per i disservizi di
oggi, dovremmo indignarci tutti i giorni sui mancati investimenti sulla
rete ferroviaria nazionale!
Fabrizio Barca
@fabriziobarca
@pandemia ... e tenere d'occhio quelli che si fanno. Leggete, diffondete e controllate il crono-ferrovie-Sud che esce domani ...
2 Feb 12
Il Ministro fa riferimento al “crono-ferrovie-sud” che dovrebbe
uscire oggi. Con una rapida ricerca dovrei aver capito a cosa si
riferisca. Nel punto 2.4 del Piano di azione coesione per il miglioramento dei servizi pubblici collettivi al sud si parla di ferrovie e investimenti.
Nel punto 2.4.4 si cita il cronoprogramma di tali investimenti,
ovvero quando questi investimenti, punto per punto, verranno attuati. Si
parla di 6,5 miliardi di euro per le ferrovie del sud e il 31/1/2012 è
il termine fissato per definire la tempistica. Immagino oggi uscirà
questo documento, quindi.
Attendo con interesse la pubblicazione del documento a cui fa
riferimento il ministro e accolgo con piacere la notizia che il governo
cerca di darsi da fare per promuovere il trasporto pubblico su rotaia.
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Piccola guida al community manager: un nuovo ruolo dentro la PA | Saperi PA
Nell'attuale vuoto normativo per i ruoli della comunicazione 2.0 (che ci rimanda solo allalegge 150/2000) molti enti hanno attivato di propria iniziativa le pagine ufficiali sui Social Media.
Il più frequentato dalla PA è sicuramente Facebook, seguito da YouTube e poi Twitter che, essendo un sito di microblogging in 140 caratteri, funge spesso solo da volano alle notizie che appaiono altrove.
Le ricerche pubblicate finora sull’uso di questi canali, alternativi al sito ufficiale, non danno risultati incoraggianti: nel maggio 2011, secondo la ricerca di Francesco Pavan, solo 4 regioni su 20 hanno un account Facebook, mentre i comuni capoluogo di provincia con una pagina ufficiale sono 21 su 117. Youtube invece è scelta da 11 regioni su 20, e da 22 comuni capoluogo su 117. Secondo la ricerca di Giovanni Arata (#TwitterPA) 7 regioni su 20 hanno un loro account Twitter, ma il trend di crescita non è cosi alto cosi come lo è per i privati, che negli ultimi mesi hanno più che raddoppiato le iscrizioni.
Questi dati si riferiscono sopratutto al 2010 e siamo in attesa di nuove ricerche, ma al momento non si può certo dire che il trend sia in rapida ascesa.
Eppure i tagli alla comunicazione e alla pubblicità (L. 122/2010) potevano far lanciare le pagine sui Social Media in modo definitivo essendo a costo zero e molto frequentate; anche per rinnovare URP desueti e per rilanciare in modo diverso le notizie dai i portali istituzional ormai veicoli di pubblicità legale e vincolati dal CAD e dalle linee guida (per i siti web PA e per l’accessibilità).
Per questo credo che sia giunta l'ora di inserire nella PA anche profili che abbiano le competenze digitali giuste per questi settori.
Il community manager
Cominciamo con il Community Manager. E cominciamo dicendo subito che non ci si improvvisa CM, ci sono manuali che spiegano molto bene quali sono le abilità che devono essere acquisite e il ruolo che hanno all'interno di una strategia aziendale.
Molte PA si sono affidate a servizi esterni perfetti per lo Startup, ma perché non provare a farlo direttamente in house? D'altronde la stessa manovra sopracitata esorta gli enti a valorizzare le professionalità interne ed evitare il più possibile l'affidamento a specialisti e consulenti...
Prendendo spunto dagli skill profiles elaborati dall’IWA, esistono delle abilità di base specifiche:
- Saper lavorare con la gente;
- Saper Lavorare in gruppo;
- Conoscere il linguaggio HTML;
- Conoscere il marketing non convenzionale;
- Conoscere il linguaggio di scrittura del web;
- Conoscere la normativa che presiede sia la PA che il diritto d’autore;
- Avere buona padronanza della lingua (almeno quella madre).
Non essendoci alcuna normativa che vieti o obblighi la PA ad avere un CM saranno sicuramente competenze e servizi che si vanno a sommare agli altri offerti dalle URP e, dunque, potranno solo migliorare l'immagine e la comunicazione dell'ente.
- Pianificazione di eventi.
Tutte già prerogative del front office e dei responsabili URP ( L.150/2000).
Competenze e comportamento in rete
Dunque proviamo ad elaborare e definire meglio le competenze di un buon Community Manager della PA.
Prima di tutto conoscere le norme e le leggi che regolano la pubblica amministrazione. Un CM deve saper rispondere alle esigenze dei cittadini nei tempi e nei modi che la legge prevede.
Senza la conoscenza del diritto amministrativo e delle leggi che regolano i procedimenti e gli atti non è possibile poter stabilire un dialogo costruttivo coi cittadini che chiedono informazioni via web. (Le conoscenze tecniche di informatica devono ovviamente esserci. Le diamo per scontate).
Il CM della PA deve essere flessibile e creativo, abile e convincente. Calmo e riflessivo. Assertivo e mai polemico.
Deve sempre rispondere a nome dell’amministrazione. Dunque non deve mai porsi in prima persona né utilizzare la pagina per rispondere con toni troppo amichevoli o “pressapochisti”.
Non c’è cosa che da sempre irrita di più il cittadino dell’impiegato pubblico maleducato o incompetente. Far finta di sapere è sempre sbagliato, conviene sempre e comunque rispondere con una frase del tipo :“giro subito la domanda al funzionario competente così da darle una risposta certa”.
La professionalità non si lede certo con le ammissioni di ignoranza e comunque si conferma con l'impegno a dare una risposta tempestiva.
Non prendere mai iniziative da solo. Discutere di ogni “lancio” di evento sia nei modi e nei tempi col responsabile della comunicazione e con i promotori s amministratori quando si tratta di eventi politici e organizzati direttamente da loro.
Si parla di cose che riguardano direttamente l’ente e solo di queste. Non si promuovono iniziative di privati. Non si condividono eventi non promossi e patrocinati dall’Ente e, invece, per questi non si fanno distinzioni di sorta. Tutti devono essere condivisi e promossi.
Si deve seguire ogni discussione 24h. (un flame può scoppiare in qualunque momento per cui il monitoring periodico è importante).
Devono essere condivise solo le notizie uscite dall’agenzia di stampa o quelle pubblicate sul portale dell’Ente. No a link a quotidiani, agenzie, blog che non siano di proprietà dell'ente.
Gli aggiornamenti in bacheca devono essere scritti con poche parole, chiare e precise. Linkare l'evento al portale riportando luogo data e titolo dell’evento nello status. Nessun commento o giudizio di valore sul contenuto né descrizioni prolisse. Evitare il copia e incolla di interi comunicati stampa nello status .
Mai cancellare i commenti o moderarne i contenuti. Tanto qualcun altro li segnalerà e saranno direttamente gli amministratori di Facebook (o Youtube o altro) a rimuovere i contenuti inopportuni.
Qualche consiglio per l’utilizzo dei principali social network
- Per quel che riguarda Youtube dà molta visibilità e offre un ottimo servizio gratuito di SEO (ottimizzazione del posizionamento sui motori di ricerca). Ricordiamo che i video visti su Facebook non implementano i numeri di visualizzazioni dunque in questi casi conviene anche farli embeddare dai giornali online e TV.
L'uso di Youtube serve anche a liberarerver. Niente più FTP o chiavette USB. Questo risponde anche ad uno dei principi della pubblica amministrazione: l’economicità.
- Non dimentichiamo Flickr per l'hosting fotografico. Oltre a liberare i server mantiene la proprietà sulle foto. Dunque prima caricare le foto su Flickr poi linkarle su Facebook (i due siti hanno politiche sulla gestione dei contenuti molto diverse, ed occorre controllarle sempre - anche per la privacy policy - prima di utilizzare qualunque nuovo servizio on line).
- Altro servizio che può essere usato è Tumblr, un servizio di blogging gratuito. Utile per un grande evento, per una manifestazione, per un progetto da condividere. Ha template gratuiti e applicazioni specifiche per i singoli dispositivi (pc, smarphone, tablet etc).
- Non parlo di come utilizzare Google+ perché avendo Google cambiato totalmente la sua privacy policy non ci sono ancora sufficienti analisi per verificare la compatibilità con la nostra normativa, solo esempi diametralmente opposti: il garante della privacy norvegese che&nref="http://www.techeconomy.it/2012/01/26/norvegia-proibite-le-google-apps-nelle-organizzazioni-pubbliche/" target="_blank">vieta l'uso dei servizi di Google apps per dubbi sulla conservazione dei dati e il Presidente Obama che risponde ai cittadini in diretta via web con servizi di Google (con oltre 130.000 domande inviate dai suoi cittadini). Attendiamo dunque analisi accurate anche da noi per capire come poter usare i tanti servizi che Google oggi offre.
Un Community Manager dentro la PA può solo contribuire a migliorare la comunicazione avendo a disposizione anche una grande risorsa altrimenti indisponibile: il feedback del pubblico in tempo reale. L'esempio della conferenza via web di Obama ne è una conferma e in campagna elettorale si può immaginare quanto siano utili questi "sondaggi popolari" a costo zero.
* Francesca Sensini è Web Content Editor al Comune di Città di Castello
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eGov - Scenari
Appena arrivo in un posto, mi registro e 'tutti lo
sanno'. Ma non solo: il senso di Foursquare, ben rappresentato da Visit
Tuscany, è l'ottenimento da perte del turista di informazioni live su
qualsiasi meta si desideri visitare. Il tutto, ovviamente, è più
strutturato e completo quanti più followers ci sono: la dimensione
'social', insomma, la fa ancora da padrona
So.Lo.Mo., un acronimo che sta per Social Local Mobile e che
riassume in tre parole il nuovo trend di fruizione delle informazioni.
Il turista rappresenta l’esempio più tangibile di questa rivoluzione nei
comportamenti del consumatore. Strumenti come tablet e
smartphone consentono di avere accesso a contenuti in mobilità e sempre
più geolocalizzati. Questo è un vero vantaggio per il turista che arriva
in un luogo che non conosce e può ottenere informazioni in tempo reale e
molto mirate in relazione al posto in cui si trova. A tutto questo si aggiunge l’ingrediente fondamentale delle innovazioni in campo comunicativo e tecnologico e cioè la dimensione sociale.
Il turismo porta con sé, più di ogni altro campo, le caratteristiche di
condivisione e passaparola che con i social media e le applicazioni
mobile trovano la loro massima espressione. Foursquare fa parte della panoramica di LBS (Location
Based Services) che stanno crescendo in maniera esponenziale in questi
ultimi due anni. Nato nel 2009 da un’idea di Dennis Crowley e Naveen
Selvadurai, oggi conta 10 milioni di utenti e un miliardo di check-in.
Toccare con mano
Cosa può fare un ente di promozione territoriale con Foursquare? Un esempio pratico: Visit Tuscany.
Il social media team di Fondazione Sistema Toscana sta realizzando un
ottimo lavoro di promozione turidella Regione utilizzando
Foursquare. La pagina conta più di 11.000 followers e ad oggi la Toscana è la regione più geolocalizzata d’Italia. Questo significa rendere
visibili e direttamente fruibili dal turista che si trova in giro col
suo smartphone una serie di contenuti utili per orientarsi e godere fino
in fondo delle risorse del luogo. Visit Tuscany contiene liste
tematiche, ovvero raccolte di consigli (tips) su vari luoghi da
visitare e, secondo una scelta strategica molto intelligente, alcuni
tips sono presenti anche in alcune porte di accesso al territorio
toscano, come aeroporti e stazioni ferroviarie (anche all’estero). Un’amministrazione
pubblica che si occupi della promozione turistica non può prescindere
dall’utilizzo di questi strumenti di geolocalizzazione. Ancora
forse poco conosciuto in Italia, Foursquare è molto utilizzato
all’estero e può essere un interessante canale di contatto con il
turista straniero che viene nel nostro Paese, permettendo alla PA di
accompagnare il visitatore passo dopo passo durante il viaggio.
GLOSSARIO
Venue:
è il luogo, la sede fisica di un esercizio commerciale o un monumento.
Ogni venue contiene le informazioni sul luogo e può essere gestita
direttamente dal proprietario ufficiale (attraverso il claim), che in
questo modo ha anche accesso alle statistiche sugli utenti che fanno
check-in nella propria venue.
Check-in:
cuore pulsante di Foursquare, è l’azione con la quale un utente dice ai
suoi amici dove si trova in quel preciso istante. Ad ogni check-in si
guadagnano dei punti che incidono sulla classifica generale nella quale
si è in competizione con i propri amici.
Tips:
sono i consigli che un utente lascia relativamente a un luogo in cui ha
fatto ssono essere corredati da foto e testo (massimo 200
caratteri) e possono essere condivisi su Facebook e Twitter.
Badge:
sono “adesivi” virtuali che l’utente guadagna facendo check-in; servono
a premiare la sua fedeltà di assiduo frequentatore di un determinato
luogo.
Special: sono le offerte e le promozioni che un gestore di una venue può regalare agli utenti che fanno check-in nella propria venue.
Mayorship:
è un altro meccanismo ludico di Foursquare che premia gli utenti più
fedeli, facendoli diventare “sindaci” di un luogo che frequentano
spesso.
Branded Page:
è la pagina personalizzata gestita da un ente o un’organizzazione
privata per promuovere un’idea, un marchio, uno stile attraverso liste
di tips.
Michela Passarin
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social-media

Da Facebook a Twitter, passando per Linkedin e tuffandosi nella
nuvola. Dal cloud consapevole ai sistemi ‘saas’ già super-utilizzati
dall’utente ma non ancora perfettamente conosciuti in tutte le loro
possibilità. Il convegno “Applicazioni internet a servizio della
promozione turistica: strumenti ed opportunità per la rete di
informazione turistica regionale” del 17 gennaio, organizzato
dalla Regione Emilia Romagna Servizio Commercio, Turismo e Qualità Area
Turistica, ha messo in evidenza gli aspetti legati alla creazione di nuovi contenuti e alla condivisione degli stessi tramite i social media
L’era della condivisione: addio alla chiavette Usb?
“Quanti di voi hanno un profilo su Facebook? E su Twitter? Quanti usano
Foursquare?”. Domande a bruciapelo per una platea molto interessata,
quelle con le quali Claudio Forghieri, direttore
scientifico di E-GOV e moderatore del convegno, coinvolge subito la
‘folla’ nel tentativo di capire come la rete stia effettivamente
cambiando la consapevolezza di chi ogni giorno può utlizzarla, rendendo
migliore la vita per se stesso, per l’amministrazione per la quale
lavora e per i turisti che ogni anno popolano l’Emilia Romagna,
storica meta per visitatori italiani e stranieri. Ottanta per cento,
trenta e 15, rispettivamente, la penetrazione dei tre social network più
‘famosi’ del web. “Beh, tutto sommato pensavo meglio”, il commento di
Forghieri, che poi parte a spron battuto soffermandosi sul mostro sacro
di giornata, il cloud computing, da tantissimi già usato ma da pochi
perfettamente compreso. “Dall’applicazione sulla singola macchina, ad
esempio word ed excel per Office, si passa a un’applicazione che sta
sulla rete, e quindi sulla nuvola. Gmail è un servizio di cloud
conternet, mentre il resto è sui
server di Google sparsi per il mondo“.
Poi, Facebook. Il re dei social media. “E’ un’applicazione software as a service, le cosidette SAAS – continua -. Conoscente anche Dropbox? E’
un piccolo programma grazie al quale tutti i file copiati e inseriti
nel ‘box’ vengono immediatamente duplicati su un altro pc che ha il
permesso di farlo. Voi usate ancora le chiavette? Ecco, con
Dropbox non vi servono più…”. Si, dimenticavamo Google Docs, altra
applicazione SAAS. Tutto molto bello, sempre presupponendo di disporre
di una buona connessione Internet, altrimenti ‘ti saluto’. “Sono i documenti su cui lavoro e che possono vedere solo chi voglio io, non sono più solo i miei documenti“. Il tutto porta per forza di cose a innegabili pregi e difetti. I vantaggi? Nessuna installazione, nessun bisogno di acquisti e licenze con abbonamenti spesso gratuiti,
nessun upgrade visto che gli aggiornamenti sono automatici, accesso e
condivisione immediati, e username e password quali assicurazione contro
qualsiasi crash del sistema o rottura del pc. Ok, ma non è tutto oro
quello che luccica, giusto? “No, ci sono pure degli inghippi: siamo legati mani e piedi a Internet, e la sicurezza è quella che è. Mi spiego meglio: il server sta in remoto, non abbiamo controllo sulla privacy”.
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Case history di un errato utilizzo di Twitter | Web e Turismo
La comunicazione è perennemente in trasformazione. Cambiano i media,
cambia il messaggio, cambiano le persone. Un’azienda, così come una Pubblica Amministrazione,
dovrebbe essere sempre attenta ad ogni singolo cambiamento per poterne
cogliere le opportunità. Purtroppo l’Italia e – ahime! – la Penisola Sorrentina stanno pagando dei ritardi accumulati negli anni e che bisognerebbe colmare con tanta umiltà e tanta buona volontà.
Alcuni personaggi politici stanno tentando di adattarsi a quelli che giudicano i “nuovi mezzi di comunicazione”
senza accorgersi che, poi, tanto nuovi non sono più. Così qualcuno ha
creato un sito web, altri una pagina fan su Facebook (che aggiornano
soltanto in campagna elettorale), qualcun altro ha creato un account su Twitter. Ed è proprio di quest’ultimo che voglio parlarvi oggi.
La parola “Social Network” significa rete sociale, quindi, si presuppone, dovrebbe favorire i rapporti sociali. In particolare, un Amministratore Pubblico, attraverso questi strumenti, ha la possibilità di creare un canale di comunicazione diretto con i propri cittadini. Quale opportunità migliore per ascoltare i bisogni della Città direttamente dai loro “tweet”? Purtroppo, a fianco a casi positivi come quello del Senatore Raffaele Lauro (@raflauro) che interagisce con i propri “follower” in prima persona, troviamo casi meno positivi come quello del Sindaco di Sant’Agnello Gian Michele Orlando (@GianMicheleOrla) che ha ben pensato di “proteggere” i propri “tweet”. Cosa signifigrave; per poter leggere ciò che scrive, bisogna chiedergli il permesso. Molto “socievole”, no?

Lo stesso ing. Orlando ha da poco pubblicato sul proprio sito ufficiale un post nel quale rende pubblica la sua volontà di ricandidarsi alla carica di Sindaco per le prossime elezioni comunali. Carissimo Sindaco, prima di ricandidarsi, “chieda il permesso” ai suoi cittadini!
A livello nazionale la situazione non migliora. C’è Nichi Vendola
(@NichiVendola) che continua imperterrito ad usare Twitter come se
fosse Facebook. Messaggi non ottimizzati ben più lunghi dei 140
caratteri previsti che costringono i follower a dover cliccare sugli
Shortened Link per poter leggere il messagio per intero. Certo che il
buon Nichi, nel proprio profilo ha avvertito “Presidente della Regione e Presidente di Sinistra Ecologia Libertà, a cui forse non basteranno i 140 caratteri”, ma è come dire “Vescovo al quale forse andrà stretto il voto di castità”!
Se sei su Twitter ti devi adattare alle dinamiche comunicative di
Twitter!! E speriamo che faccia tutto da solo perché se paga qualcuno
per twittare per lui…è drammatico!

E cosa dire di Pierferdinando Casini
(@Pierferdinando)? Forse abituato ai telegrammi gli è stato più facile
adattarsi ai 140 caratteri, ma non riesce nel modo più assoluto ad
essere “comunicativo”. Il “telecronista di Twitter” lancia “titoli da prima pagina”
attraverso il proprioormazione, ma priva di
confronto. Così possiamo trovarci di fronte a tweet del genere “Non vogliamo scontri ideologici sull’ #articolo18, ma non sia considerato un totem. E’ ampiamente perfettibile”.
Cioè, fammi capire, che cosa stai dicendo? Che è sto’ totem? Io sono un
cittadino tendente all’ignoranza politica (perciò do delega ai politici
di amministrare), mi vuoi spiegare che state decidendo riguardo
all’articolo 18?
Forse il problema è che sono un idealista. Quando venne fuori il
fenomeno dei personaggi pubblici sui Social Network davvero credevo che
stavamo assistendo alla concretizzazione del concetto di “cittadinanza attiva”,
quella cittadinanza che non viene chiamata solo al voto, ma che dopo le
elezioni può dire la sua ed essere ascoltata. Può avere la possibilità
che le proprie idee vengano accolte o perlomeno valutate. Non dico a
livello nazionale, ma almeno a livello comunale questo sarebbe possibile
e sicuramente ne trarrebbero vantaggio i nostri cari impiegati pubblici
assunti con pubblico concorso elettivo…!
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La Casa Bianca sbarca su Google+ | Webnews
Barack Obama non ha voluto essere secondo a Lady Gaga, la popstar del momento che pochi giorni fa si è unita a
Google+
spinta da Big G nella speranza bissi i successi virtuali raggiunti su
Facebook e Twitter. E, sebbene il presidente avesse già inaugurato un
profilo personale dallo scorso novembre, anche la
Casa Bianca ha aperto una propria pagina sul social network di Google.
La notizia non è di per sé straordinaria, considerato come l’amministrazione Obama abbia fatto del Web e dell’interazione social un punto di forza sin dal suo insediamento. Lo diviene, tuttavia, se si pensa come la Casa Bianca su Google+ farà da apripista per numerose altre istituzioni governative,
fino ad ora restie perché in cerca di rassicurazioni da parte di Big G.
Pare che il team legale del Presidente abbia studiato a fondo la
questione con Google stessa, appianando ogni dubbio in merito alla
sicurezza che deve essere accordata alla personalità più importante del
globo e al suo staff.
Ad annunciare la nuova avventura social presidenziale è Kori Schulman, direttrice del White House’s Office of Digital Strategy:
«A partire da oggi, siamo entusiasti di annunciare che
potrete seguire la Casa Bianca anche su Google+. Dal primo giorno, il
Presidente Barack Obama
ha chiarito come la sua amministrazione sproni l’impegno e la
partecipazione pubblica. È per questo che abbiamo lanciato il tool di
petizione “We the People” ed è per questo che si può seguire la Casa
Bianca su Twitter, Facebook, LinkedIn
e in altri luoghi del Web. Questi sono solo alcuni dei modi con cui ci
proponiamo di interagire con gli americani sui temi che contano di più –
e ora siamo lieti di aggiungere Google + a questa lista»
L’obiettivo è quello di spingere gli elettori a una partecipazione attiva,
con la possibilità di conversare in diretta con gli esperti o di
integrare social diversi nel dibattito, così come o
dalla Schulman.
«Benvenuti nel profilo Google+ della Casa Bianca! Qui
troverete notizie sul blog, foto e video dal dietro le quinte più la
possibilità di interagire con i funzionari dell’amministrazione. Una
delle feature di cui siamo più entusiasti è Hangouts. Sulla nostra
pagina Google+ organizzeremo diversi hangout con funzionari
dell’amministrazione su argomenti come l’economia e la tecnologia.
Alcuni utenti di Google+ saranno invitati agli incontri e converseranno
con gli esperti. Ma la migliore parte è che, anche qualora non foste
“dentro” l’hangout, potrete assistere al suo streaming su
WhiteHouse.org, sulla pagina Google+ o sul canale della Casa Bianca su YouTube.
Per iniziare alla grande, vogliamo sapere le vostre opinioni sulla
nostra pagina. Cos’altro vorreste vedere ? Avete un’idea geniale per un
hangout o propositi sugli aggiornamenti più interessanti? Fatecelo
sapere. Non vediamo l’ora di sentirvi».
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Provincia Bat, la Formazione Professionale è ora su Facebook | Edizione di Barletta – Andria – Trani – Il quotidiano italiano
(20 gennaio 2012) BAT- Anche la Pubblica Amministrazione della provincia
di Barletta-Andria-Trani approda su Facebook, con l’intento di offrire
ai cittadini alcuni servizi di agevole fruizione. Nello specifico, il
Servizio Formazione Professionale del VI Settore funzionale della sesta
provincia pugliese ha attivato sul social network il profilo “BAT
FORMING”.
L’iniziativa scaturisce da un progetto-obiettivo che vede coinvolti
numerosi dipendenti dell’Ente (Altamura Rosanna, Lucia Carone, Maurizio
Vendola , Carmela Ilaria Cannito e Giuseppe Martiradonna) e che ha lo
scopo di migliorare la comunicazione con i cittadini, informando gli
stessi sull’operato del servizio formazione professionale sia finanziata
dal Fondo Sociale Europeo, sia autofinanziata, per tutte le iniziative
promosse e le opportunità fruibili sul territorio, cercando di
condividerne nel contempo opinioni ed idee, delle quali farne tesoro.
L’idea di intercettare gli utenti attraverso il popolare social
network frequentato in particolar modo da giovani, è maturata dalla
necessità di modernizzare l’approccio col cittadino varando la così
detta “Amministrazione 2.0”.
Non più quindi una semplice vetrina ma l’Amministrazione Partecipata
che interloquisce col cittadino con risposte puntuali, tanto da
utilizzarlo come Stakeholder.
Oggi oramai non basta più propagandare l’attività amministrativa, in
quanto occorre misurare la percezione che la gente ha della stessa, in
particolar modo quando si tratta poi di materia che ha una stretta
connessione col tema dell’occupazione, considerato a giusta ragione vera
piaga sociale.
“Nel territorio della BAT il cittadino è Azionista
dell’Amministrazione Provinciale, all’interno della quale personalmente
mi sento addosso tutta la responsabilità di chi ha da onorare il mandato
ricevuto”, dichiara l’assessore Pompeo Camero.
“Spero di poter trasformare in interventi concreti tutti i suggerimenti che i cybernauti mi vorranno porgere”, conclude.
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Una Pubblica amministrazione a tutta app. O quasi

“Una pubblica amministrazione vicina al cittadino”. Da almeno quindici anni è uno degli slogan più gettonati quando si parla di miglioramento dei servizi della Pa. La differenza è che oggi la diffusione delle nuove tecnologie rende il proclama meno vacuo. Almeno in teoria, infatti, la prossimità all'utente non implica più il contatto faccia a faccia e alcuni servizi possono essere erogati dove e quando le persone ne hanno bisogno grazie agli smartphone e alle reti cellulari di terza generazione. Ma quanto di questa visione promessa dai dispositivi mobili di nuova generazione si sta trasformando in realtà?
Una prima (e parziale) risposta può essere cercata nella lista di applicazioni per smartphone sviluppate dalle amministrazioni pubbliche e
raccoltedal portale Dati.Gov.It, che mette a
disposizione i dati delle amministrazioni pubbliche a chi voglia usarli. Non si tratta di un elenco esaustivo – la redazione del sito fa sapere che è un lavoro in corso – ma costituisce un “campione” in qualche modo ufficiale e rilevante. E ci dice che il percorso che Pa deve fare per arrivare nelle tasche degli utenti è ancora lungo. Molte, infatti, sono le applicazioni in elenco solo descrittive o celebrative che non offrono veri e propri servizi. Parecchie si limitano a riprodurre in versione app il sito web, un'operazione a volte utile ma che non aggiunge funzionalità pensate appositamente per la mobilità. Solo poche, infine, appaiono progettate per sfruttare le possibilità di geolocalizzazione dei telefonini di ultima generazione.
Traffico e mezzi di trasporto – Tra queste ultime la maggior parte ha comeità. Ne offrono un buon esempio, applicazioni come
Roma Bus e
iATM dell'azienda municipalizzata dei trasporti di Milano che ottengono, nel sistema di rating dell'App store di Apple, buoni riscontri dagli utenti. Entrambe informano in tempo reale sugli orari dei trasporti pubblici e su eventuali problemi del traffico, mettendosi dal punto di vista del cittadino attraverso le tecnologie che permettono di individuare la posizione dell'utilizzatore del dispositivo. L'applicazione dell'Atm sfrutta anche la tecnologia della cosiddetta "realtà aumentata". Basta cioè attivare la videocamera dello smartphone per visualizzare sul display le fermate più vicine in superficie o del metrò con la relativa distanza. Un meccanismo possibile grazie al gps che rileva l'esatta posizione degli smartphone e la incrocia con i dati presenti nel software. Anche l'applicazione romana offre informazioni sul traffico, la viabilità e il trasporto pubblico, con indicazione delle linee deviate, scioperi, cortei e orari del servizio e dà informazioni in tempo reale anche sul passaggio degli autobus a una determinata fermata. Una funzione molto utile, quest'ultima, se si considera che non tutte le fermate della città sono dotate di display con aggiornamento sugli orari.
ToGo non è una app in senso stretto (non può infatti essere scaricata) ma è un servizio web ottimizzato per la visualizzazione via browser sul cellulare. Proposta dalla provincia di Firenze, è una mappa che indica tutti i disagi alla viabilità nel territorio provinciale tenendo conto della posizione di chi chiede le informazioni. Tra le applicazioni di maggiore qualità e utilità inserite nell'elenco di Dati.Gov.It c'è anche
iCCIIS, del servizio di informazioni sulla viabilità autostradale del ministero dei Trasporti. Si tratta di una mappa che mostra attraverso simboli differenti le difficoltà di transito lungo tutta la rete autostradale italiana. Cliccando sul simbolo, o scegliendo da un menu il segmento di arteria che ci interessa si ottiene il dettaglio del problema: una coda, la presenza di neve, la chiusura di un tratto, eccetera. Inoltre, l'applicazione invia aggiornamenti geolocalizzati.
Tecnologia e strategia - Non tutte le app pubbliche presenti nel catalogo di Dati.Gov.it si distinguono per capacità di sfruttare le potenzialità del mezzo. Difficile, per esempio, capire quale possa essere il valore aggiunto dell'applicazione (non ancora disponibile, per altro) del ministero per la Pubblica amministrazione e l'innovazione che dovrebbe permettere di leggere il testo del nuovo Codice dell'amministrazione digitale varato nel gennaio 2011. Non basta il testo a disposizione sul web? Analogo discorso per “
Le chiavi della città” del Comune di Parma pensata per i neomaggiorenni: racchiude la Costituzione italiana, lo statuto del Comune e una lettera del sindaco
Pietro Vignali nel frattempo dimessosi dalla
carica. Lodevole l'iniziativa di coinvolgimento civico dei giovani ma non è detto che le modalità medium scelti siano corretti. “A volte la sensazione è che le amministrazioni pubbliche imbocchino il sentiero dell'app più per moda che sulla base di un'analisi del servizio offerto o dell'obiettivo dell'organizzazione”, conferma Paolo Testa, direttore di
Cittalia, Centro di ricerca dell'ANCI, l'associazione dei Comuni italiani. “Non è la tecnologia il problema, ma la strategia: quel che manca, spesso, è la capacità di ripensare il servizio e l'organizzazione alla luce delle potenzialità degli strumenti”.
Qualche esempio – L'osservazione è confermata dall'analisi di un altro blocco di applicazioni presenti nel catalogo di Dati.gov.it. Vanno oltre la mera trasposizione di un testo in formato app ma allo stesso tempo manca lo sforzo di ripensare l'offerta in mobilità o è assente quel tipo di servizi che davvero potrebbe fare la differenza.
iMIBAC top 40, per esempio, è una mini-guida di 40 tra i musei i monumenti più visitati d'Italia con schede e immagini. Il problema è che la possibilità di prenotare e pagare per l'accesso a questi luoghi direttamente dal cellulare – funzionalità che davvero potrebbe fare la differenza - al momento vale solo per il Colosseo. Nel caso di
Linea Amica, il progetto di contact-center per il cittadino voluto dall'ex ministro della Funzione pubblica Renato Brunetta, l'app altro non è che una riedizione del portale su smartphone senza grandi adattamenti. Per esempio, la ricerca degli indirizzi degli enti deve essere fatta manualmente quando una prima scrematua grazie alla geolocalizzazione aiuterebbe. In compenso, il servizio di chat funziona e si può dialogare virtualmente con un operatore anche in mobilità. Discorso analogo per
iPatente, versione “applicata” del portale dell'
automobilista. In effetti è utile avere i servizi del sito anche sul cellulare ma, per esempio, visualizzare su una mappa le officine autorizzate nella zona in cui ci troviamo grazie al servizio di localizzazione del telefonino senza dover digitare il comune o il Cap e ricevere una lista testuale non guasterebbe.
Prima fase – Quanto la situazione fotografata dal catalogo di Data.Gov.it è rappresentativa della situazione italiana? Secondo Gianni Dominci, direttore generale di
ForumPa, azienda che da anni studia la comunicazione delle amministrazioni pubbliche e sta raccogliendo un proprio catalogo di
app, il quadro complessivo non è molto dissimile: “E' un po' come agli albori dei siti web pubblici: c'erano i siti vetrina e quelli invece che provavano a offrire servizi. Con le app è uguale. Ci sono quelle che riproducono il portale, la maggioranza per ora, quelle che sono sviluppate solo per poter dire 'ci siamo anche noi', e quelle che provano a sperimentare, che sono soprattutto nell'ambito della mobilità”. Se questa è la fotografia del presente, quali le prospettive, allora? La storia – secondo Dominici - insegna che l'evoluzione non è necessariamente lineare: “Dieci anni fa pendualmente si sarebbe passati dai siti pubblici solo informativi all'interazione. Ma il processo è stato ed è difficoltoso: nel momento in cui interagisco con gli utenti devo anche cambiare la mia organizzazione e i miei processi, cosa impegnativa che non sempre viene fatta”. La speranza, allora, è che le app possano essere per la PA una spinta in questo senso e non un'altra occasione persa.
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Google Plus: il +1 può essere utile alla PA?

Oltre 40 milioni di iscritti in sei mesi, 3,7 miliardi di foto
caricate, 5 miliardi di impressions generate dai pulsanti +1 : Google
Plus, il nuovo social network di casa Google, ha registrato numeri da
record in poco tempo. Quali sono gli strumenti di G+ che possono
risultare utili anche alla Pubblica Amministrazione?
Le Cerchie 'mirate'
Alle organizzazioni
pubbliche e private Google Plus vieta categoricamente (pena la
cancellazione dell’account senza preavviso) di utilizzare profili
personali, ma è possibile creare una Pagina G+, gestibile da uno o più
amministratori. Interessante è la segmentazione degli utenti in base al meccanismo delle Cerchie.
L’organizzazione delle Cerchie è fondamentale perché consente non solo
di avere un’idea precisa della tipologia di utente che ci segue, ma anche di inviare messaggi mirati e rilevanti. Google Plus, poi, dà la possibilità di creare delle sessioni di videochat - i Videoritrovi
- pubbliche o per alcune Cerchie: molto utile per PA che si
interfacciano in tempo reale con i propri utenti (ad esempio, URP o
altri uffici a stretto contatto con i cittadini).
Molto più di un semplice +1
La vera rivoluzione, però, sta nell’integrazione tra i risultati di ricerca e il mondo social tramite il pulsante +1.
Per sfruttarlo al meglio, è necessario inserire il +1 nei post del sito
istituzionale insieme al badge G+, che rimanda alla Pagina ufficiale
sul social network. Gli utenti iscritti a G+ potranno manifestare
attraverso un semplice click il proprio interesse per un contenuto, che
verrà visto anche dai propri amici sia sul sito che ospita il post, sia
nei risultati del motore di ricerca. Google Plus fa leva sul concetto di
influencer: vedere che amici o Pagine seguite htto +1” su un
risultato del motore di ricerca è indice che quel link è affidabile e
rilevante. G+ tiene traccia in un unico punto di tutti i “+1”
che gli utenti hanno fatto sui post della pagina stessa o del sito web e
grazie allo strumento ECO è possibile seguirne il processo di condivisione. Nel mare magnum del web, la possibilità di discriminare contenuti rilevanti è fondamentale per orientarsi. Senza
dubbio, Google Plus è una piattaforma ancora in evoluzione e le cui
potenzialità devono ancora essere studiate nel loro impatto sul lungo
periodo. Ma la Pubblica Amministrazione può cercare di
utilizzare questo canale, evidenziando in maniera social gli argomenti
di interesse per la cittadinanza.
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La tragedia della Costa Concordia sta mettendo in luce una serie di
problemi e direi follie. Fa spavento la superficialità con la quale
questi giganti vengono fatti passare vicino alla costa. Adesso leggo
questo tweet del ministro Clini:
“@corradoclini: Stiamo ragionando sul passaggio delle
navi da crociera anche a Venezia davanti a San Marco. Pensiamo a
percorsi alternativi in laguna.”
A parte che apre il cuore vedere un ministro che comunica usando i
social network, non posso che essere d’accordo. Questa qui sotto è una
sequenza che ho preso sulla Giudecca nel maggio 2009. È vero che è
trainata da un rimorchiatore, ma si rendono conto di vuol dire far
passare quel gigante in un canale, per quanto grande, di Venezia?
P.S.: Oltre alle perdite di vite umane e alle tragedie di quelle
famiglie, quanto costerà alla Costa Crociere la follia di quella
manovra? E quanto costerà al turismo italiano? E quanto alla Fincantieri
che fa le navi per la Costa Crociere?
Alla fine, quanto costerà al nostro paese questa follia umana?