e 1 collaboratore
Tecnologia ed emozioni
Magazine sugli inizi dello studio delle emozioni legate all’uso dei social media. Importanti prodotti hi-tech in grado di riuscire a captare tecnologicamente le emozioni umane. La condivisione delle emozioni nell'era dei social media. Stay tuned!
l75_75
segnalazionit.org - 05/04/2012

I social media stanno influenzando i modelli di comunicazione? Possono incidere sugli orientamenti sociali e politici? Se e come sta cambiando la comunicazione per effetto dei nuovi media, e di Twitter in particolare?

Ne discutiamo con la prof.ssa Giovanna Cosenza (che ringraziamo per la disponibilità), docente di  Semiotica dei nuovi media presso il Dipartimento di Discipline della Comunicazione dell’Università di Bologna, autrice di  ...

blog.focus.it - 11/03/2012

Qualche giorno fa ho conosciuto Amedeo Perrone, un ricercatore che lavora in un centro di ricerca della Sapienza di Roma. Amedeo e il suo team hanno realizzato un’applicazione che mi ha lasciato esterrefatto perché è in grado di leggere gli status di Facebook per capire l’umore degli italiani e perfino di prevedere cosa sentiranno in futuro.

Il progetto si chiama The Future Mood. E la cosa che mi ha fatto più piacere è che non è stata realizzata in una delle solite start-up della Silicon Valley, ma al CATTID, il centro di ricerca della “Sapienza” Università di Roma con la collaborazione della Finanziaria Laziale di Sviluppo (Filas).

Un gruppo di giovani ricercatori specializzati in interaction design, guidato da Amedeo, ha presentato il progetto a Roma, nell’ambito della mostra Digitalife 2, dopo un lavoro di ricerca e sviluppo durato più di un anno. Un progetto ancora allo stadio prototipale, che rappresenta tuttavia, a mio parere, l’inizio di un percorso capace di cambiare il modo in cui ci relazioniamo con i social network.

“Interagire con The Future Mood offre alle persone la percezione della portata reale di ciò che scrivono su Facebook”, ha spiegato Amedeo Perrone. “Ciò permette loro di realizzare che i propri post non sono semplicemente un aggiornamento per i loro amici, ma contribuiscono di fatto a modellare un sistema di percezioni, umori e valori di portata globale, destinato a durare nel tempo. Gli fa capire, in altre parole, che la rete è un media concreto e reale e che loro non sono ...

l75_75
twitter.com - 21/02/2012
lastampa.it - 11/02/2012
E' il risultato di uno studio dell'Università Cattolica di Milano e pubblicato sulla rivista Cyberpsychology. Il social network ci fa sentire meno soli, sempre presenti ed importanti ANTONINO CAFFO Non solo la lungimiranza del fondatore Mark Zuckerberg e la prossima entrata in borsa. A fare la fortuna del re dei social network c'è anche dell'altro: il buon umore. Lo dimostra uno studio tutto italiano condotto da Giuseppe Riva dell'Università Cattolica di Milano e pubblicato sul numero di dicembre della rivista Cyberpsychology, Behavior And Social Networking che so occupa spesso di temi legati ai media e alle nuove tecnologie. Le persone ...
l75_75
repubblica.it - 01/02/2012

Tristi o allegri, annoiati o ottimisti. Lo spirito degli italiani nel 2011 in una mappa disegnata dai social network. E da chi vi ha raccontato il suo umore  di RICCARDO LUNA

Lo leggo dopo

 

SIAMO STATI felici, nonostante tutto. Anzi lo siamo diventati. Da agosto, sicuramente il mese nero per la felicità oltre che per le Borse, c'è stata una lenta rincorsa. Fino a novembre quando, in coincidenza con le dimissioni di Berlusconi, la felicità è esplosa e questa crescita non si è più fermata. Anche la preoccupazione, però è esplosa a novembre e continua a crescere. Mentre l'ottimismo, uno stato d'animo praticamente ignoto quest'anno fino all'insediamento del governo Monti, si starebbe già incrinando.

Siamo stati felici, dunque. Anche confusi, strani, tristi, tesi. A volte preoccupati e disperati. Ma felici di più. E questo probabilmente perché la felicità è spesso un fatto privato, intimo, legato agli affetti e alle realizzazioni personali più che ai grandi fatti del mondo. La novità è che i nostri sentimenti li abbiamo scritti su Facebook. Per tutto il 2011.

Migliaia e migliaia di aggiornamenti di status, parole lasciate sulla bacheca del proprio profilo, commenti a grandi e piccoli fatti. Per noi erano sentimenti da condividere con gli amici in rete; ma dal punto di vista di un computer, gli stati d'animo sono soltanto dati. Una valanga di dati.

Big Data, li chiamano in inglese. Così sono stati presi e analizzati in tempo reale da un motore di ricerca semantico che ha un nome latino (Cogito); dopo di che sono stati suddivisi in una cinquantina di categorie dello spirito, ...
blog.focus.it - 01/02/2012

Qualche giorno fa ho conosciuto Amedeo Perrone, un ricercatore che lavora in un centro di ricerca della Sapienza di Roma. Amedeo e il suo team hanno realizzato un’applicazione che mi ha lasciato esterrefatto perché è in grado di leggere gli status di Facebook per capire l’umore degli italiani e perfino di prevedere cosa sentiranno in futuro.

Il progetto si chiama The Future Mood. E la cosa che mi ha fatto più piacere è che non è stata realizzata in una delle solite start-up della Silicon Valley, ma al CATTID, il centro di ricerca della “Sapienza” Università di Roma con la collaborazione della Finanziaria Laziale di Sviluppo (Filas).

Un gruppo di giovani ricercatori specializzati in interaction design, guidato da Amedeo, ha presentato il progetto a Roma, nell’ambito della mostra Digitalife 2, dopo un lavoro di ricerca e sviluppo durato più di un anno. Un progetto ancora allo stadio prototipale, che rappresenta tuttavia, a mio parere, l’inizio di un percorso capace di cambiare il modo in cui ci relazioniamo con i social network.

“Interagire con The Future Mood offre alle persone la percezione della portata reale di ciò che scrivono su Facebook”, ha spiegato Amedeo Perrone. “Ciò permette loro di realizzare che i propri post non sono semplicemente un aggiornamento per i loro amici, ma contribuiscono di fatto a modellare un sistema di percezioni, umori e valori di portata globale, destinato a durare nel tempo. Gli fa capire, in altre parole, che la rete è un media concreto e reale e che loro non sono semplicemente utenti, ma partecipanti attivi”.

The Future Mood nasce con l’obiettivo di ...

l75_75
tropicodellibro.it - 30/01/2012

Zazie è un social network tutto italiano – creato dai tipi di Bookrepublic – e nuovissimo: online da settembre 2011, è ancora in fase beta e su invito ma, promettono i responsabili, ancora per poco. Il motto di Zazie, “perché leggere è passione”, caratterizza l’impianto stesso del sito, che permette di organizzare la propria libreria in modo per così dire “passionale”. Questo lo differenzia in modo chiaro dagli altri social network librari.

Come funziona: Zazie permette di importare la propria libreria a partire da un altro social network, ma anche di crearla ex-novo. Come sempre, i libri possono ...

extremetech.com - 30/01/2012
Sei mesi fa è stato presentato il lavoro di Hooman Samani, un ricercatore che ha passato gli ultimi anni indagando la sfera dei diritti umani-robot amore; lovotics. All'epoca, aveva appena lanciato un robot che imitava gli stati psicologici di un umano e ormonali, e comunicava con suoni e luci. Ora una nuova invenzione: Kissinger. Kissinger, come suggerisce il nome, trasmette un bacio a distanza. Il concetto di base è che ci sono due robot, entrambi equipaggiati con un paio di labbra artificiali. Le labbra sono molto sensibili al tatto, ma può anche essere manipolato dai motori all'interno del robot. Poi, quando si vuole baciare qualcuno in remoto, si tirano fuori i vostri contemporaneamente i robot Kissinger ... e via con il bacio. I movimenti delle labbra sono trasmessi all'altro robot, e viceversa. L'idea è che si potrebbe essere a metà strada in tutto il mondo, ma finché avete la vostra Kissinger con voi, si può baciare i vostri amici e parenti a casa.Vale la pena notare che Kissinger potrebbe anche introdurre il concetto di robot-robot amore. Se due Kissengers hanno psicologie artificiali e ormoni, che cosa impedisce loro di innamorarsi e continuare fino al loro esaurimento delle batterie?
l75_75
youtube.com - 15/01/2012
I ricercatori di Harvard hanno creato una mappa umore degli Stati Uniti che mostra lo stato d'animo degli americani nel corso della giornata. Utilizzando Twitter come fonte, un sistema di decodifica chiamato ANEW è applicato a oltre 300 milioni di tweet per decodificare lo stato d'animo delle persone in base alla loro gergo. La mappa mostra l'umore una scala di colore dal verde al rosso, il rosso rappresenta la rabbia o emozioni negative, mentre il verde rappresenta felici.
dailyblog.it - 28/01/2012

Un team di ricercatori dell’IBM ha messo sotto una lente di ingrandimento il social network del momento: Twitter. Sfruttando tecniche di “machine learning” gli studiosi hanno analizzato un flusso di informazioni del social network per poter sviluppare una tecnologia in grado di capire quali tweet hanno valore e quali invece sono solo “rumore”.

Il lavoro sui tweet ha permesso di capire anche il sentiment delle informazioni contenute, ovvero capire se viene detto qualcosa di positivo o negativo. Oltre al prodotto di monitoraggio, Cognos Consumer Insight, ne sono nate tante storie divertenti. Ecco le 8 più  interessanti:

    • ogni secondo la catena di caffetterie Starbucks viene citata in 10 tweet
    • Lady Gaga guadagna più follower di quanti account riesce ad aggiungere lo stesso Twitter. L’account della cantante ha 18 milioni di follower
    • l’IBM è in grado di prevedere i tempi di attesa negli aeroporti interpellando i viaggiatori che inviano i tweet dalle sale d’aspetto
    • analizzando le parole usate nei tweet gli scienziati possono capire di che parte dell’America è originario l’autore
    • dato il limite di 140 caratteri e l’uso delle abbreviazioni, il linguaggio usato su Twitter è come il proprio con l’aggiunta delle parolacce
    • le persone sono più inclini a scrivere tweet negativi che positivi
    • non è trapelato il ...
SegnalazionIT » Tecnologia ed emozioni in 140 caratteri

I social media stanno influenzando i modelli di comunicazione? Possono incidere sugli orientamenti sociali e politici? Se e come sta cambiando la comunicazione per effetto dei nuovi media, e di Twitter in particolare?

Ne discutiamo con la prof.ssa Giovanna Cosenza (che ringraziamo per la disponibilità), docente di  Semiotica dei nuovi media presso il Dipartimento di Discipline della Comunicazione dell’Università di Bologna, autrice di  DIS.AMB.IGUANDO, un blog «per studiare, fare, disfare comunicazione», e responsabile, con Arianna Ciccone di Valigia Blu, del progetto OsservatorioTivvù, un ricerca finalizzata al monitoraggio delle modalità di uso della televisione per strategie di comunicazione politica, diretta ed indiretta, a medio e lungo termine.

D. Prof.ssa Cosenza, secondo lei, Twitter sta influenzando il modo di comunicare?

R. Questa domanda si ripropone ogni volta che esplode un nuovo strumento di comunicazione. La caratteristica principale di Twitter è il numero limitato di caratteri disponibili: 140. Dal punto di vista della tnologia della scrittura il cambiamento già si verificò quando si diffuse l’uso degli SMS. Ormai da quasi quindici anni siamo abituati a usare i messaggi brevi per comunicare. Quindi, tornando alla domanda: se si riferisce alla scrittura in senso stretto, la risposta è «no», Twitter non ha portato grandi cambiamenti.

 

D. Quindi comunicare con l’SMS è come comunicare con Twitter?

Ovviamente no. Inviare SMS e scrivere tweet comporta solo alcune somiglianze, legate al fatto che il numero ridotto di caratteri limita lo spazio per i contenuti espliciti, il che vuol dire che si moltiplicano gli impliciti e di conseguenza anche le possibilità di essere ambigui o vaghi, e perciò di generare fraintendimenti. Ma l’SMS è principalmente uno strumento di comunicazione personale e riservata, mentre la comunicazione con Twitter implica la mescolanza tra dimensione pubblica e privata. Infatti, con lo strumento della cosiddetta «menzione» (l’uso del simbolo @ ) si può comunicare in maniera diretta con una persona, ma lo si fa sapendo che chiunque potrà leggere quel messaggio. Il messaggio è dunque nello stesso tempo sia personale (ad personam) sia pubblico.

 

D. Twitter può essere considerato un modello di comunicazione emozionale?

R. Non necessariamente. Twitter è uno strumento e, come tutti gli strumenti, assume funzioni, valori e connotazioni diverse in base alle modalità con cui i singoli e le comunità lo usano. Gli strumenti non sono in sé né emotivi né razionali, ma possono essere usati in maniera razionale o emozionale: dipende, ovviamente,  da chi, come e per quali scopi si usano.

 

D.  Una delle modalità attraverso cui si comunica su Twitter è il live-tweeting. Di cosa si /STRONG>

R. Il live tweeting è il racconto in diretta di un evento da parte di un soggetto o di un gruppo di soggetti che usano Twitter. Può essere fatto in maniera organizzata: pensiamo all’uso che ne fanno i componenti del comitato organizzatore di un evento o di una manifestazione pubblica per dare informazioni logistiche ai partecipanti; pensiamo all’uso che ne possono fare gli stessi partecipanti o spettatori di un evento: da una manifestazione di piazza a uno spettacolo televisivo. Poi però chiunque può seguire il live tweeting grazie ad un  hashtag specifico (il simbolo # che precede un’espressione che contraddistingue l’evento); dunque ai tweet organizzati si aggiungono quelli spontanei di coloro che decidono di unirsi alla conversazione collettiva seguendo lo stesso hashtag.

 

D. Il live-tweeting può influenzare i commenti e le opinioni rispetto ai fenomeni raccontati?

R.  Il live tweeting ha certi effetti e significati mentre viene prodotto, anche  per il coinvolgimento emotivo che si ha mentre si vive una certa situazione, ma li perde completamente se si legge la strisciata di commenti a distanza dalla diretta. Ma in certi casi il live tweeting può anche essere usato come esercizio per distanziarsi dalle emozioni. Annotare cosa accade mentre qualcosa accade, infatti, comporta in parte un distacco emotivo dall’evento. In questo senso usare il live tweeting in contesti di ricerca è interessante proprio perché consente al ricercatore di mettere un filtro tra il sé che osserva e narra ciò che osserva, e l’evento osservato e narrato.

 

D. Perché la semiotica dei nuovi media studia il live tweeting?

Dal punto di vista semiotico, la pratica del live tweeting è interessante proprio perché implica lo smontaggio analitico di una situaziotica è una disciplina analitica): chi fa live tweeting è costretto a selezionare solo alcuni aspetti di una situazione, di un contesto o un evento per raccontarli in 140 caratteri su Twitter, evidenziando aspetti che altrimenti non sarebbero evidenziati, e cancellandone altri che invece sono presenti. Ma questi altri aspetti possono essere selezionati da un altro partecipante all’evento su cui si sta facendo live tweeting, e così via. Mettere assieme tutte queste selezioni, combinarle e confrontarle può essere uno strumento di analisi a posteriori molto potente. Non a caso, con il diffondersi dei social media, i live tweeting sono usati anche dalla polizia scientifica come strumenti d’indagine. Occorre però ricordare sempre, nel trattare i live tweeting come strumento di ricerca, che, proprio perché composti di messaggi brevissimi, in cui il non detto supera sempre di molto il detto, i live tweeting, una volta privati del contesto, sono ad altissimo rischio di fraintendimento, e come tali possono essere piegati a interpretazioni manipolatorie. E possono, in certi casi, dire tutto e il contrario di tutto.

 

D. Una recente applicazione a fini di ricerca del live-tweeting è stata realizzata da Dino Amenduni  (@doonie) con riferimento al programma tv Kalispera. Quale era l’obiettivo?

R. In questo caso, che rientra nel più ampio progetto di ricerca di OsservatorioTivvù, che sto seguendo insieme ad Arianna Ciccone di Valigia Blu, uno degli obiettivi del live tweeting era proprio ottenere una certa distanza dal racconto drasmissione. Nello stesso tempo, l’osservazione in contemporanea e in diretta, da parte di altri studiosi, sia della trasmissione, sia del live tweeting che Amenduni stava facendo, ci ha permesso di rilevare lo scarto fra la componente emozionale, che viveva chi non stava twittando ma guardava la trasmissione, e l’effetto di raffreddamento che invece si produceva col live tweeting. Ciò ha permesso al gruppo di ricerca di ottenere una lettura della trasmissione che avesse la “giusta distanza” dall’evento raccontato: non troppo coinvolti e presi dalla trasmissione, ma nemmeno troppo distanti, perché la componente emozionale è fondamentale nella costruzione delle trasmissioni televisive e perdersela a priori, per eccesso di distanza legato alla posizione neutra che un ricercatore deve assumere di principio, sarebbe un errore grave. Il secondo obiettivo era, naturalmente, comunicare che avevamo avviato la ricerca: twittare in diretta era come dire a tutti «stiamo lavorando».

D. In cosa consiste di preciso la ricerca a cui state lavorando?

R. Il progetto OsservatorioTivvù sarà realizzato da una quindicina di volontari, coordinati da me e da Arianna Ciccone e selezionati fra persone che già lavorano con noi da tempo e altri che invece hanno risposto alla nostra richiesta di collaborazione inviando il loro cv. I volontari vengono sia dal mondo accademico (laureandi, neolaureati, giovani ricercatori) sia dal mondo del giornalismo (giornalisti e blogger), perché da un lato vogliamo superare le difficoltà che a volte la ricerca accademica ha nel fuori dal suo mondo i risultati di ciò che fa, dall’altro vogliamo dotare i giornalisti di una metodologia scientifica per l’approfondimento. Useremo in modo combinato metodologie di tipo sia qualitativo sia quantitativo, per cui ad esempio alla fine otterremo il calcolo esatto dei minuti in cui in due mesi è apparso il politico x rispetto a y, i tempi di parola che gli sono stati concessi, il numero delle interruzioni, e così via. L’analisi qualitativa avrà invece come obiettivo principale quello di far emergere la narrazione soggiacente alle varie trasmissioni televisive e di evidenziarne la temperatura emotiva, per far comprendere il significato profondo del racconto. È chiaro che incontreremo difficoltà innanzi tutto nel definire e condividere fra noi il significato delle parole che useremo  (es. paura, speranza, patriottismo) e in secondo luogo nel combinare gli aspetti qualitativi della ricerca con quelli quantitativi, nel difficile tentativo di semplificare senza mai banalizzare. Ma confido che riusciremo a trovare il punto di equilibrio e a comunicarlo anche all’esterno.

D. Che trasmissioni saranno oggetto della ricerca?

R. Tutte le trasmissioni in cui la politica, l’informazione e lo spettacolo si mescolano in dosi diverse a favore dell’uno o dell’altro elemento. Dunque non solo i talk show come Ballarò, L’infedele, In Onda, in cui i politici sono normalmente ospiti, ma anche trasmissioni che in apparenza fanno solo intrattenimento, ma in realtà spesso veicolano messaggi politici più o meno evidenti. Oggi si parla infatti di infotainment (mix fra informazione e intrattenimento) e di politainemt (mix tra polio). I dosaggi fra i vari ingredienti di spettacolo, politica e informazione possono essere diversi, ma sono tutti comunque rilevanti per la comunicazione politica a breve, medio e lungo termine.

D. Quando saranno presentati i risultati?

R. Presenteremo i primi risultati  al prossimo Festival del giornalismo che si svolgerà a Perugia, 25/29 aprile 2012. Ma la ricerca proseguirà oltre, se i volontari ci aiuteranno.

 

D.  Ritorniamo a Twitter, sono presenti sempre più  VIP, politici e personaggi con ruoli pubblici. Come comunicano?

R. Anche in questo caso, dipende da chi comunica e dagli obiettivi che ha: ognuno rappresenta sé stesso e il proprio brand. Da questo punto di vista le star dello spettacolo non si distinguono dai leader politici. Ho fatto in occasione del Natale un’analisi degli auguri su Twitter fatti dai politici, che evidenziava notevoli differenze di stile: dagli auguri per così dire più “istituzionali” a quelli “personali”. Lo stesso potrei dire del modo in cui hanno fatto gli auguri le star dello spettacolo, da Fiorello a Federica Panicucci a Gerry Scotti: ognuno col suo stile.

 

D. Quali rischi sono tipici della comunicazione via Twitter?

R. i rischi sono connessi alle caratteristiche stesse dello strumento: velocità e brevità. La brevità dello spazio disponibile può generare fraintendimenti, perché come ho detto nei messaggi brevi il non detto supera di molto il detto. La velocità invece può portare a semplificare in modo eccessivo pensieri e stati d’animo, quindi il rischio onnipresente è laità: sia nella scrittura che nell’interpretazione. Tutto ciò spiega per esempio le polemiche che spesso nascono.   C’è poi il rischio di esagerare con atteggiamenti di narcisismo e protagonismo: la comunicazione su Twitter può essere vissuta da alcuni come una sorta di “speakers’ corner” da cui sputare sentenze in 140 caratteri alla propria platea di follower. Ma anche questo dipende dalla persona e dalla comunità di follower in cui è inserita.


 RSS Post · RSS Commenti

SegnalazionIT

Segnalazioni, approfondimenti e tendenze del mondo IT

I social media stanno influenzando i modelli di comunicazione? Possono incidere sugli orientamenti sociali e politici? Se e come sta cambiando la comunicazione per effetto dei nuovi media, e di Twitter in particolare?

Ne discutiamo con la prof.ssa Giovanna Cosenza (che ringraziamo per la disponibilità), docente di  Semiotica dei nuovi media presso il Dipartimento di Discipline della Comunicazione dell’Università di Bologna, autrice di  DIS.AMB.IGUANDO, un blog «per studiare, fare, disfare comunicazione», e responsabile, con Arianna Ciccone di Valigia Blu, del progetto OsservatorioTivv&rave;, un ricerca finalizzata al monitoraggio delle modalità di uso della televisione per strategie di comunicazione politica, diretta ed indiretta, a medio e lungo termine.

D. Prof.ssa Cosenza, secondo lei, Twitter sta influenzando il modo di comunicare?

R. Questa domanda si ripropone ogni volta che esplode un nuovo strumento di comunicazione. La caratteristica principale di Twitter è il numero limitato di caratteri disponibili: 140. Dal punto di vista della tecnologia della scrittura il cambiamento già si verificò quando si diffuse l’uso degli SMS. Ormai da quasi quindici anni siamo abituati a usare i messaggi brevi per comunicare. Quindi, tornando alla domanda: se si riferisce alla scrittura in senso stretto, la risposta è «no», Twitter non ha portato grandi cambiamenti.

 

D. Quindi comunicare con l’SMS è come comunicare con Twitter?

Ovviamente no. Inviare SMS e scrivere tweet comporta solo alcune somiglianze, legate al fatto che il numero ridotto di caratteri limita lo spazio per i contenuti espliciti, il che vuol dire che si moltiplicano gli impliciti e di conseguenza anche le possibilità di essere ambigui o vaghi, e perciò di generare fraintendimenti. Ma l’SMS è principalmente uno strumento di comunicazione personale e riservata, mentre la comunicazione con Twitter implica la mescolanza tra dimensione pubblica e privata. Infatti, con lo strumento della cosiddetta «menzione» (l’uso del simbolo @ ) si può comunicare in maniera diretta con una persona, ma lo si fa sapendo che chiunque potrà leggere quel messaggio. Il messaggio è dunque nello stesso tempo sia personale (ad personam) sia pubblico.

 

D. Twitter può essere considerato un modello di comunicazione emozionale?

R. Non necessariamente. Twitter &egrastrumento e, come tutti gli strumenti, assume funzioni, valori e connotazioni diverse in base alle modalità con cui i singoli e le comunità lo usano. Gli strumenti non sono in sé né emotivi né razionali, ma possono essere usati in maniera razionale o emozionale: dipende, ovviamente,  da chi, come e per quali scopi si usano.

 

D.  Una delle modalità attraverso cui si comunica su Twitter è il live-tweeting. Di cosa si tratta?

R. Il live tweeting è il racconto in diretta di un evento da parte di un soggetto o di un gruppo di soggetti che usano Twitter. Può essere fatto in maniera organizzata: pensiamo all’uso che ne fanno i componenti del comitato organizzatore di un evento o di una manifestazione pubblica per dare informazioni logistiche ai partecipanti; pensiamo all’uso che ne possono fare gli stessi partecipanti o spettatori di un evento: da una manifestazione di piazza a uno spettacolo televisivo. Poi però chiunque può seguire il live tweeting grazie ad un  hashtag specifico (il simbolo # che precede un’espressione che contraddistingue l’evento); dunque ai tweet organizzati si aggiungono quelli spontanei di coloro che decidono di unirsi alla conversazione collettiva seguendo lo stesso hashtag.

 

D. Il live-tweeting può influenzare i commenti e le opinioni rispetto ai fenomeni raccontati?

R.  Il live tweeting ha certi effetti e significati mentre viene prodotto, anche  per il coinvolgimento emotivo che si ha mentre si vive una certa situazione, ma li perde completamente se si legge la strisciata di commenti a distanza dalla diretta. Ma in certi casi il live tweeting può anche essere usato come esercizio per distanziarsi dalle emozioni. Annotare cosa accade mentre qualcosa accade, infatti, comporta in parte un distacco emotivo dall’evento. In questo senso usa tweeting in contesti di ricerca è interessante proprio perché consente al ricercatore di mettere un filtro tra il sé che osserva e narra ciò che osserva, e l’evento osservato e narrato.

 

D. Perché la semiotica dei nuovi media studia il live tweeting?

Dal punto di vista semiotico, la pratica del live tweeting è interessante proprio perché implica lo smontaggio analitico di una situazione (la semiotica è una disciplina analitica): chi fa live tweeting è costretto a selezionare solo alcuni aspetti di una situazione, di un contesto o un evento per raccontarli in 140 caratteri su Twitter, evidenziando aspetti che altrimenti non sarebbero evidenziati, e cancellandone altri che invece sono presenti. Ma questi altri aspetti possono essere selezionati da un altro partecipante all’evento su cui si sta facendo live tweeting, e così via. Mettere assieme tutte queste selezioni, combinarle e confrontarle può essere uno strumento di analisi a posteriori molto potente. Non a caso, con il diffondersi dei social media, i live tweeting sono usati anche dalla polizia scientifica come strumenti d’indagine. Occorre però ricordare sempre, nel trattare i live tweeting come strumento di ricerca, che, proprio perché composti di messaggi brevissimi, in cui il non detto supera sempre di molto il detto, i live tweeting, una volta privati del contesto, sono ad altissimo rischio di fraintendimento, e come tali possono essere piegati a interpretazioni manipolatorie. E possono, in certi casi, dire tutto e il contrario di tutto.

 

D. Una recente applicazione a fini di ricerca del live-tweeting è stata realizzata da Dino Amenduni  (@doonie) con riferimento al programma tv Kalispera. Quale era l’obiettivo?

R. In questo caso, che rientra nel piùrogetto di ricerca di OsservatorioTivvù, che sto seguendo insieme ad Arianna Ciccone di Valigia Blu, uno degli obiettivi del live tweeting era proprio ottenere una certa distanza dal racconto della trasmissione. Nello stesso tempo, l’osservazione in contemporanea e in diretta, da parte di altri studiosi, sia della trasmissione, sia del live tweeting che Amenduni stava facendo, ci ha permesso di rilevare lo scarto fra la componente emozionale, che viveva chi non stava twittando ma guardava la trasmissione, e l’effetto di raffreddamento che invece si produceva col live tweeting. Ciò ha permesso al gruppo di ricerca di ottenere una lettura della trasmissione che avesse la “giusta distanza” dall’evento raccontato: non troppo coinvolti e presi dalla trasmissione, ma nemmeno troppo distanti, perché la componente emozionale è fondamentale nella costruzione delle trasmissioni televisive e perdersela a priori, per eccesso di distanza legato alla posizione neutra che un ricercatore deve assumere di principio, sarebbe un errore grave. Il secondo obiettivo era, naturalmente, comunicare che avevamo avviato la ricerca: twittare in diretta era come dire a tutti «stiamo lavorando».

D. In cosa consiste di preciso la ricerca a cui state lavorando?

R. Il progetto OsservatorioTivvù sarà realizzato da una quindicina di volontari,i da me e da Arianna Ciccone e selezionati fra persone che già lavorano con noi da tempo e altri che invece hanno risposto alla nostra richiesta di collaborazione inviando il loro cv. I volontari vengono sia dal mondo accademico (laureandi, neolaureati, giovani ricercatori) sia dal mondo del giornalismo (giornalisti e blogger), perché da un lato vogliamo superare le difficoltà che a volte la ricerca accademica ha nel comunicare fuori dal suo mondo i risultati di ciò che fa, dall’altro vogliamo dotare i giornalisti di una metodologia scientifica per l’approfondimento. Useremo in modo combinato metodologie di tipo sia qualitativo sia quantitativo, per cui ad esempio alla fine otterremo il calcolo esatto dei minuti in cui in due mesi è apparso il politico x rispetto a y, i tempi di parola che gli sono stati concessi, il numero delle interruzioni, e così via. L’analisi qualitativa avrà invece come obiettivo principale quello di far emergere la narrazione soggiacente alle varie trasmissioni televisive e di evidenziarne la temperatura emotiva, per far comprendere il significato profondo del racconto. È chiaro che incontreremo difficoltà innanzi tutto nel definire e condividere fra noi il significato delle parole che useremo  (es. paura, speranza, patriottismo) e in secondo luogo nel combinare gli aspetti qualitativi della ricerca con quelli quantitativi, nel difficile tentativo di semplificare senza mai banalizzare. Ma confido che riusciremo a trovare il punto di equilibrio e a comunicarlo anche all’esterno.

D. Che trasmissioni saranno oggetto della ricerca?

R. Tutte le trasmissioni in cui la politica, l’informazione e lo spettacolo si mescolano in do a favore dell’uno o dell’altro elemento. Dunque non solo i talk show come Ballarò, L’infedele, In Onda, in cui i politici sono normalmente ospiti, ma anche trasmissioni che in apparenza fanno solo intrattenimento, ma in realtà spesso veicolano messaggi politici più o meno evidenti. Oggi si parla infatti di infotainment (mix fra informazione e intrattenimento) e di politainemt (mix tra politica e spettacolo). I dosaggi fra i vari ingredienti di spettacolo, politica e informazione possono essere diversi, ma sono tutti comunque rilevanti per la comunicazione politica a breve, medio e lungo termine.

D. Quando saranno presentati i risultati?

R. Presenteremo i primi risultati  al prossimo Festival del giornalismo che si svolgerà a Perugia, 25/29 aprile 2012. Ma la ricerca proseguirà oltre, se i volontari ci aiuteranno.

 

D.  Ritorniamo a Twitter, sono presenti sempre più  VIP, politici e personaggi con ruoli pubblici. Come comunicano?

R. Anche in questo caso, dipende da chi comunica e dagli obiettivi che ha: ognuno rappresenta sé stesso e il proprio brand. Da questo punto di vista le star dello spettacolo non si distinguono dai leader politici. Ho fatto in occasione del Natale un’analisi degli auguri su Twitter fatti dai politici, che evidenziava notevoli differenze di stile: dagli auguri per così dire più “istituzionali” a quelli “personali”. Lo stesso potrei dire del modo in cui hanno fatto gli auguri le star dello spettacolo, da Fiorello a Federica Panicucci a Gerry Scotti: ognuno col suo stile.

 

D. Quali rischi sono tipici della comunicazione via Twitter?

 

 


R. i rischi sono connessi alle caratteristiche stesse dello strumento: velocità e brevità. La brevità dello spazio disponibile può generare fraintendimenti, perché come ho detto nei messaggi brevi il non detto supera di molto il detto. La velocità invece può portare a semplificare in modo eccessivo pensieri e stati d’animo, quindi il rischio onnipresente è la superficialità: sia nella scrittura che nell’interpretazione. Tutto ciò spiega per esempio le polemiche che spesso nascono.   C’è poi il rischio di esagerare con atteggiamenti di narcisismo e protagonismo: la comunicazione su Twitter può essere vissuta da alcuni come una sorta di “speakers’ corner” da cui sputare sentenze in 140 caratteri alla propria platea di follower. Ma anche questo dipende dalla persona e dalla comunità di follower in cui è inserita.



È italiano il sistema che usa Facebook per prevedere il futuro | Too lazy to do it

Qualche giorno fa ho conosciuto Amedeo Perrone, un ricercatore che lavora in un centro di ricerca della Sapienza di Roma. Amedeo e il suo team hanno realizzato un’applicazione che mi ha lasciato esterrefatto perché è in grado di leggere gli status di Facebook per capire l’umore degli italiani e perfino di prevedere cosa sentiranno in futuro.

Il progetto si chiama The Future Mood. E la cosa che mi ha fatto più piacere è che non è stata realizzata in una delle solite start-up della Silicon Valley, ma al CATTID, il centro di ricerca della “Sapienza” Università di Roma con la collaborazione della Finanziaria Laziale di Sviluppo (Filas).

Un gruppo di giovani ricercatori specializzati in interaction design, guidato da Amedeo, ha presentato il progetto a Roma, nell’ambito della mostra Digitalife 2, dopo un lavoro di ricerca e sviluppo durato più di un anno. Un progetto ancora allo stadio prototipale, che rappresenta tuttavia, a mio parere, l’inizio di un percorso capace di cambiare il modo in cui ci relazioniamo con i social network.

“Interagire con The Future Mood offre alle persone la percezione della portata reale di ciò che scrivono su Facebook”, ha spiegato Amedeo Perrone. “Ciò permette loro di realizzare che i propri post non sono semplicemente un aggiornamento per i loro amici, ma contribuiscono di fatto a modellare un sistema di percezioni, umori e valori di portata globale, destinato a durare nel tempo. Gli fa capire, in altre parole, che la rete è un media concreto e reale e che loro non sono semplicemente utenti, ma partecipanti attivi”.

The Future Mood nasce con l’obiettivo di raccoglier

raccogliere, analizzare e visualizzare, automaticamente e in tempo reale, gli stati d’animo condivisi dagli italiani su Facebook, per tentare di capire qual è l’umore del Paese e quali le tendenze per il futuro. Per raggiungere questo obiettivo, il team di ricercatori ha progettato un sistema modulare, il cui funzionamento si articola in tre fasi interdipendenti che funzionano in modo semplice, ma nascono da tecnologie complicate.

In una prima fase di acquisizione dei dati, l’applicazione passa al setaccio i profili pubblici di Facebook e provvede all’acquisizione degli status, che vengono elaborati e aggregati in cluster. A ogni stato d’animo viene quindi associato un colore per rappresentare con semplicità le sfumature di pensieri e umori. Un software di analisi semantica si occupa quindi di riconoscere gli umori negli status, mentre un’applicazione di pattern recognition provvede a trasmettere i risultati in tempo reale all’iPad.

The Future Mood è l’evoluzione di un progetto precedente, The Italian Mood, che il CATTID (di cui fa parte l’Rfid Lab Roma) ha realizzato con la collaborazione del periodico Wired Italia e della società emiliana Expert System, specializzata in tecnologie di analisi semantica presentandolo a Torino nell’ambito della mostra Stazione Futuro. The Italian Mood è in grado di analizzare lo stato d’animo di Facebook, proiettandone i risultati su una serie di schermi posizionati in una sala. The Future Mood compie un deciso passo in avanti, estendendo l’analisi dal presente al futuro e ampliando la fruizione dei risultati alla piattaforma iPad.

“Dopo aver visto The Future Mood all’opera, in molti ci hanno chiesto di mettere l’applicazione a disposizione su un sito web e questo fa parte dei nostri progetti evolutivi a breve termine”, ha concluso Perrone. “Inoltre, stiamo già lavorando per realizzare una versione mobile dell’applicazione, che possa essere con
consultata da chiunque attraverso un normale smartphone”.



Social media e buon umore



Per Facebook i risultati dello studio dell'Università Cattolica di Milano lo confermano. Il social network ci fa sentire meno soli, sempre presenti ed importanti, e quindi mette di buon umore.

Ecco come Facebook  fa bene all'umore
E' il risultato di uno studio dell'Università Cattolica di Milano e pubblicato sulla rivista Cyberpsychology. Il social network ci fa sentire meno soli, sempre presenti ed importanti ANTONINO CAFFO Non solo la lungimiranza del fondatore Mark Zuckerberg e la prossima entrata in borsa. A fare la fortuna del re dei social network c'è anche dell'altro: il buon umore. Lo dimostra uno studio tutto italiano condotto da Giuseppe Riva dell'Università Cattolica di Milano e pubblicato sul numero di dicembre della rivista Cyberpsychology, Behavior And Social Networking che so occupa spesso di temi legati ai media e alle nuove tecnologie. Le persone che utilizzano spesso i social network lo fanno principalmente per interagire con gli altri ma gente associa alla piattaforma sociale 2.0 un'esperienza positiva di utilizzo molto ampia. Lo studio si concentra sulle possibili conseguenze psicologiche e fisiche derivanti dal navigare tra le pagine di Facebook.

Riva e i suoi collaboratori hanno misurato la dilatazione del sangue nel polso, i valori dell'elettroencefalogramma, l'attività respiratoria e in generale i valori più importanti del corpo di 30 soggetti durante 3 minuti di “esposizione” al social network. L'analisi dei dati ha sottolineato degli aspetti totalmente positivi dovuti al passare del tempo sulla piattaforma. Lungi dall'essere causa di stress e di isolamento sociale la navigazione su Facebook, almeno nei soggetti studiati, ha portato ad una dilatazione delle pupille in stato di rilassamento e ad un'esperienza spiccatamente piacevoleoddisfacente.

I segnali biologici hanno rivelato che l'uso di Facebook è in grado di evocare uno stato psicofisiologico caratterizzato da una elevata valenza positiva e anche un certo grado di felicità in relazione al flusso di contenuti (foto, video, post) che scorrono davanti allo schermo. I risultati dello studio supportano l'ipotesi che il successo della diffusione del social network del genere possa essere associato ad uno stato affettivo positivo sperimentato dagli utenti durante l'utilizzo. Ad eccezione di casi particolari, che comprendono situazioni tese che si ritrovano anche sulla piattaforma, nella maggior parte dei casi la navigazione è stata caratterizzata da un incremento dei processi parasimpatici del sistema nervoso, relazionati al parametri che si riscontrano di solito durante il riposo e il sonno.

Proprio per questo pare che la maggior parte degli utenti si connetta a Facebook per risollevarsi e riacquistare il buon umore. Secondo la ricerca di Riva e soci la voglia di social non dipende solo dal fatto che sul sito è possibile divertirsi e chattare con le persone più care, ma anche dalla sensazione di esserci e di non essere mai soli. Su Facebook c'è sempre qualcuno disponibile a fare due chiacchiere anche se non è un diretto conoscente o parente. E' il luogo democratico per eccellenza dove tutti possono connettersi con tutti e metterci la faccia, letteralmente.



L'Italia, un paese felice e lo scrive su Facebook

Tristi o allegri, annoiati o ottimisti. Lo spirito degli italiani nel 2011 in una mappa disegnata dai social network. E da chi vi ha raccontato il suo umore  di RICCARDO LUNA

Lo leggo dopo

 

SIAMO STATI felici, nonostante tutto. Anzi lo siamo diventati. Da agosto, sicuramente il mese nero per la felicità oltre che per le Borse, c'è stata una lenta rincorsa. Fino a novembre quando, in coincidenza con le dimissioni di Berlusconi, la felicità è esplosa e questa crescita non si è più fermata. Anche la preoccupazione, però è esplosa a novembre e continua a crescere. Mentre l'ottimismo, uno stato d'animo praticamente ignoto quest'anno fino all'insediamento del governo Monti, si starebbe già incrinando.



Siamo stati felici, dunque. Anche confusi, strani, tristi, tesi. A volte preoccupati e disperati. Ma felici di più. E questo probabilmente perché la felicità è spesso un fatto privato, intimo, legato agli affetti e alle realizzazioni personali più che ai grandi fatti del mondo. La novità è che i nostri sentimenti li abbiamo scritti su Facebook. Per tutto il 2011.



Migliaia e migliaia di aggiornamenti di status, parole lasciate sulla bacheca del proprio profilo, commenti a grandi e piccoli fatti. Per noi erano sentimenti da condividere con gli amici in rete; ma dal punto di vista di un computer, gli stati d'animo sono soltanto dati. Una valanga di dati.



Big Data, li chiamano in inglese. Così sono stati presi e analizzati in tempo reale da un motore di ricerca semantico che ha un nome latino (Cogito); dopo di che sono stati suddivisi in una cinquantina di categorie dello spirito, minuto
per minuto. Provando in tal modo a rispondere ad una domanda banale eppure difficilissima: noi, iTaliani, come stiamo oggi? E quindi, alla fine dell'anno, come siamo stati in questi dodici mesi?



Il progetto si chiama Italian Mood ed è stato realizzato dai ricercatori del Cattid, un laboratorio tecnologico della università la Sapienza di Roma. Era una installazione di Stazione Futuro, la mostra sulla innovazione realizzata a Torino per le celebrazioni di Italia150. Il primo a utilizzarla in pubblico è stato Giorgio Napolitano. È accaduto il 18 marzo scorso, in occasione della inaugurazione: il presidente della Repubblica si è fermato a lungo davanti ai cerchi colorati che indicavano i differenti umori italici. Poi ha voluto aggiungere il proprio status: "Scriva, per favore: Soddisfatto. Punto. Oggi. Punto.".



Il tentativo di usare la rete e i social network per studiare lo stato d'animo del mondo sta diventando una cosa seria. "Un paio di anni fa Facebook lanciò un Gross National Happiness Index che misurava la felicità interna lorda nei vari paesi - ricorda lo studioso del web Vincenzo Cosenza - L'ultima rilevazione è del maggio 2010 ma non hanno mai dichiarato ufficialmente di aver interrotto il progetto".



In realtà per le analisi sociali è il momento di Twitter: infatti il social network da 140 caratteri è considerato molto più adatto a capire "come sta il mondo". E questo per almeno due motivi. Il primo è che quello che scriviamo su Facebook è solo in piccola parte accessibile da terzi; su Twitter invece la stragrande maggioranza dei profili sono pubblici, tutti possono leggere tutto.



Il secondo motivo è la quantità: si calcola che ogni giorno vengano mandati in rete 230 milioni di twe
tweet, una messe di dati che aumenta vertiginosamente dopo i grandi fatti di cronaca come i terremoti quando il flusso può raggiungere picchi di oltre 5mila messaggi al secondo.



"Con Twitter è come avere un microfono che ascolta in tempo reale tutte le conversazioni mondiali", ha spiegato qualche giorno fa in un convegno a Torino il ricercatore della Northeastern University di Boston, Alan Mislove per il quale "ogni singolo messaggio, da solo, non dice molto, ma quando li metti tutti assieme e li fai analizzare da un computer rivelano verità che possono anche spaventare".



Lo scorso anno Mislove ha analizzato 300 milioni di tweet e ha scoperto che gli stati d'animo agiscono secondo schemi predeterminati dalle ore del giorno (siamo più felici al mattino e la sera tardi), e dai giorni della settimana (stiamo meglio dal venerdì alla domenica). Prevedibile? Forse sì, ma il bello viene adesso ed è questo a spaventare semmai: infatti ci sono centinaia di scienziati che stanno provando ad usare i dati che vengono dai social media non solo per raccontare il passato ma per prevedere il futuro. Cose come: che film vedremo, cosa faremo in Borsa e addirittura per chi voteremo. Twitter, forse, lo sa.



Fare questa operazione può assomigliare al tentativo di fare l'oroscopo del pianeta: una cosa che ha poco senso; in realtà è un nuovo filone di ricerca di grande successo per informatici, ingegneri, fisici e sociologi che appartiene alla "scienza dei sistemi complessi".



Sorprenderà alcuni scoprire che nel primo team che si è occupato seriamente di queste cose, ormai otto anni fa, c'erano, in posizione di leadership, tre italiani. Tre "cervelli in fuga": il fisico Alessandro Vespignani che era a Parigi; l'informatico Filippo M
Menczer che era nello Iowa; e lo statistico Alessandro Flammini che faceva la spola fra il Mit di Boston e Losanna. Li aveva riuniti un preside della università dell'Indiana, Mike Dunn il quale aveva intuito che con l'esplosione dei social network e dei new media, l'informatica e le scienze sociali erano destinate a sposarsi, anzi, a ibridarsi.



Ai tre italiani si affiancarono l'esperto di intelligenza artificiale Luis Rocha e un mago di analisi semantica, Johan Bollen. "Decidemmo presto di usare Twitter come base dati", ricorda Vespignani (che oggi lavora alla Notheastern University). Il primo progetto metteva in relazione le conversazioni in rete e la diffusione delle epidemie, permettendo di tracciarle e individuarle con buon anticipo rispetto ai rilevamenti ufficiali (esempio: se tutti parlano di influenza in un dato posto, vuol dire che probabilmente è arrivata).



Ma ben presto Bollen propose di spostare l'attenzione sulla finanza: "L'ipotesi era che gli andamenti di Borsa influissero sugli umori delle persone", ricorda Vespignani, "in realtà scoprimmo che avveniva il contrario". Lo stato d'animo delle persone influiva sulla Borsa, ne determinava la crescita o la caduta. Analizzando i tweet, Bollen era infatti in grado di prevedere cosa sarebbe accaduto sui mercati addirittura con tre o quattro giorni di anticipo. Nel caso del Dow Jones della Borsa di New York, l'accuratezza era dell'86 per cento.



Lo studio venne pubblicato nell'ottobre 2010: tanto è bastato, perché un filone di ricerca divenisse uno strumento per fare soldi. Lavorando assieme alla università di Manchester, Bollen ha infatti realizzato un algoritmo e lo ha ceduto alla Derwent Capital Markets di Londra che a sua volta ha predisposto un apposito fondo di prodotti finanziari es
finanziari esplicitamente basati su Twitter. Funziona così: analizza il dieci per cento di tutti i tweet e li divide in sei stati d'animo (calmo, allarmato, sicuro, vitale, gentile, felice).



Il resto sono le classiche regole dei mercati: "Quando le persone su Twitter manifestano ansia per i soldi, dopo due o tre giorni sappiamo che ci sarà un crollo", ha spiegato il fondatore della Derwent, Paul Hawtin. Banale? Finora ha funzionato: lo scorso luglio la Derwent ha reso noto che mentre l'indice Standard & Poor 500 aveva perso il 2,2 per cento, il loro fondo aveva guadagnato l'1,85. Sono tanti soldi.



Ormai di fondi che usano Twitter ce ne sono decine, secondo il Wall Street Journal. Nel frattempo il Social Computing Laboratory della Hewlett Packard, con lo stesso metodo è riuscito a prevedere il successo o il flop di 24 film. E il team dell'università dell'Indiana ha lanciato il progetto Truthy, che studia come le reti sociali influenzano la politica e quindi determineranno gli esiti della prossima corsa alla Casa Bianca per esempio. I proprietari di Twitter si sono accorti di essere seduti su una montagna di dati preziosi, e quindi di soldi.



Ergo, se all'inizio il team di Vespignani aveva avuto accesso ai tweet gratis per fini scientifici, ora i tweet vengono venduti a tutti con una rata minima di 360mila dollari l'anno. Ma c'è anche una conseguenza "filosofica": le previsioni di comportamenti collettivi li amplificano fino a determinarli. Insomma, se un algoritmo che si basa sui tweet dice che la Borsa andrà a fondo, tutti venderanno e la Borsa andrà ancora più a fondo. Twittate con prudenza.

(23 dicembre 2011)© Riproduzione riservata





È italiano il sistema che usa Facebook per prevedere il futuro | Too lazy to do it

Qualche giorno fa ho conosciuto Amedeo Perrone, un ricercatore che lavora in un centro di ricerca della Sapienza di Roma. Amedeo e il suo team hanno realizzato un’applicazione che mi ha lasciato esterrefatto perché è in grado di leggere gli status di Facebook per capire l’umore degli italiani e perfino di prevedere cosa sentiranno in futuro.

Il progetto si chiama The Future Mood. E la cosa che mi ha fatto più piacere è che non è stata realizzata in una delle solite start-up della Silicon Valley, ma al CATTID, il centro di ricerca della “Sapienza” Università di Roma con la collaborazione della Finanziaria Laziale di Sviluppo (Filas).

Un gruppo di giovani ricercatori specializzati in interaction design, guidato da Amedeo, ha presentato il progetto a Roma, nell’ambito della mostra Digitalife 2, dopo un lavoro di ricerca e sviluppo durato più di un anno. Un progetto ancora allo stadio prototipale, che rappresenta tuttavia, a mio parere, l’inizio di un percorso capace di cambiare il modo in cui ci relazioniamo con i social network.

“Interagire con The Future Mood offre alle persone la percezione della portata reale di ciò che scrivono su Facebook”, ha spiegato Amedeo Perrone. “Ciò permette loro di realizzare che i propri post non sono semplicemente un aggiornamento per i loro amici, ma contribuiscono di fatto a modellare un sistema di percezioni, umori e valori di portata globale, destinato a durare nel tempo. Gli fa capire, in altre parole, che la rete è un media concreto e reale e che loro non sono semplicemente utenti, ma partecipanti attivi”.

The Future Mood nasce con l’obiettivo di raccoglie

Qualche giorno fa ho conosciuto Amedeo Perrone, un ricercatore che lavora in un centro di ricerca della Sapienza di Roma. Amedeo e il suo team hanno realizzato un’applicazione che mi ha lasciato esterrefatto perché è in grado di leggere gli status di Facebook per capire l’umore degli italiani e perfino di prevedere cosa sentiranno in futuro.

Il progetto si chiama The Future Mood. E la cosa che mi ha fatto più piacere è che non è stata realizzata in una delle solite start-up della Silicon Valley, ma al CATTID, il centro di ricerca della “Sapienza” Università di Roma con la collaborazione della Finanziaria Laziale di Sviluppo (Filas).

Un gruppo di giovani ricercatori specializzati in interaction design, guidato da Amedeo, ha presentato il progetto a Roma, nell’ambito della mostra Digitalife 2, dopo un lavoro di ricerca e sviluppo durato più di un anno. Un progetto ancora allo stadio prototipale, che rappresenta tuttavia, a mio parere, l’inizio di un percorso capace di cambiare il modo in cui ci relazioniamo con i social network.

“Interagire con The Future Mood offre alle persone la percezione della portata reale di ciò che scrivono su Facebook”, ha spiegato Amedeo Perrone. “Ciò permette loro di realizzare che i propri post non sono semplicemente un aggiornamento per i loro amici, ma contribuiscono di fatto a modellare un sistema di percezioni, umori e valori di portata globale, destinato a durare nel tempo. Gli fa capire, in altre parole, che la rete è un media concreto e reale e che loro non sono semplicemente utenti, ma partecipanti attivi”.

The Future Mood nasce con l’obiettivo di raccogli

Qualche giorno fa ho conosciuto Amedeo Perrone, un ricercatore che lavora in un centro di ricerca della Sapienza di Roma. Amedeo e il suo team hanno realizzato un’applicazione che mi ha lasciato esterrefatto perché è in grado di leggere gli status di Facebook per capire l’umore degli italiani e perfino di prevedere cosa sentiranno in futuro.

Il progetto si chiama The Future Mood. E la cosa che mi ha fatto più piacere è che non è stata realizzata in una delle solite start-up della Silicon Valley, ma al CATTID, il centro di ricerca della “Sapienza” Università di Roma con la collaborazione della Finanziaria Laziale di Sviluppo (Filas).

Un gruppo di giovani ricercatori specializzati in interaction design, guidato da Amedeo, ha presentato il progetto a Roma, nell’ambito della mostra Digitalife 2, dopo un lavoro di ricerca e sviluppo durato più di un anno. Un progetto ancora allo stadio prototipale, che rappresenta tuttavia, a mio parere, l’inizio di un percorso capace di cambiare il modo in cui ci relazioniamo con i social network.

“Interagire con The Future Mood offre alle persone la percezione della portata reale di ciò che scrivono su Facebook”, ha spiegato Amedeo Perrone. “Ciò permette loro di realizzare che i propri post non sono semplicemente un aggiornamento per i loro amici, ma contribuiscono di fatto a modellare un sistema di percezioni, umori e valori di portata globale, destinato a durare nel tempo. Gli fa capire, in altre parole, che la rete è un media concreto e reale e che loro non sono semplicemente utenti, ma partecipanti attivi”.

The Future Mood nasce con l’obiettivo di raccogli chiunque attraverso un normale smartphone”.

Di Lazy Guy Pubblicato 19 gennaio 2012



Zazie | di che umore sono i lettori? | Tropico del Libro

Zazie è un social network tutto italiano – creato dai tipi di Bookrepublic – e nuovissimo: online da settembre 2011, è ancora in fase beta e su invito ma, promettono i responsabili, ancora per poco. Il motto di Zazie, “perché leggere è passione”, caratterizza l’impianto stesso del sito, che permette di organizzare la propria libreria in modo per così dire “passionale”. Questo lo differenzia in modo chiaro dagli altri social network librari.

Come funziona: Zazie permette di importare la propria libreria a partire da un altro social network, ma anche di crearla ex-novo. Come sempre, i libri possono essere suddivisi in finiti, abbandonati, in lettura, non iniziati, da consultazione. Ma la caratteristica più interessante di Zazie è la possibilità di definire e raggruppare i libri per mood, permettendo in questo modo una condivisione più ricca, con dei simboli chiave che ricordano un po’ una chiacchierata fra amici. I mood sono tanti, per esempio: per cultura personale, per sorridere, fa dormire, da rileggere, colpo di fulmine, mi ha fatto arrabbiare. Oltre al mood, è possibile assegnare al libro un cdq, ovvero un “come dove quando”: come, dove e quando si consiglia di leggere il libro in questione. Ad esempio, un libro può essere letto sul tram, ma anche in tenda, prima del sesso, cucinando, in bagno, in cima al Monte Athos e in tanti altri posti ancora. I cdq includono inoltre una divisione per stagioni. Su Zazie è infine possibile scrivere recensioni, oltre che commenti alle recensioni di altri utenti, seguire le persone con le librerie più interessanti e creare una lista dei desideri. L’attività davvero “social” risulta un po’ ridotta, in quanto l’interazione con gli altri utenti è possibilttraverso i messaggi comunicati dai mood e dai cdq della propria libreria, mentre la comunicazione diretta si limita ai commenti alle recensioni e ai messaggi privati.

Costi: del tutto gratuito. Che ci guadagna allora Zazie? La profilazione dei lettori, ovvero la creazione in un grande (quanto la community che si creerà) database di metadati utilissimi alle decisioni di produzione e di marketing della collagata libreria digitale Bookrepublic.

Nota: essendo ancora in fase beta, è comprensibile che il sito abbia ancora qualche problemino, come ad esempio qualche difficoltà a premere i pulsanti, che a volte non reagiscono. Tuttavia, nella sezione dedicata ai feedback, i responsabili di Zazie sono molto solleciti nel rispondere alle domande degli utenti. Infine va notato che il sito sembra essere pensato esclusivamente per la lettura in lingua italiana, dato che non dà risultati se si prova a cercare libri in altre lingue.





Lovotics, an update on the science of human-robot love | ExtremeTech



Sei mesi fa è stato presentato il lavoro di Hooman Samani, un ricercatore che ha passato gli ultimi anni indagando la sfera dei diritti umani-robot amore; lovotics. All'epoca, aveva appena lanciato un robot che imitava gli stati psicologici di un umano e ormonali, e comunicava con suoni e luci. Ora una nuova invenzione: Kissinger. Kissinger, come suggerisce il nome, trasmette un bacio a distanza. Il concetto di base è che ci sono due robot, entrambi equipaggiati con un paio di labbra artificiali. Le labbra sono molto sensibili al tatto, ma può anche essere manipolato dai motori all'interno del robot. Poi, quando si vuole baciare qualcuno in remoto, si tirano fuori i vostri contemporaneamente i robot Kissinger ... e via con il bacio. I movimenti delle labbra sono trasmessi all'altro robot, e viceversa. L'idea è che si potrebbe essere a metà strada in tutto il mondo, ma finché avete la vostra Kissinger con voi, si può baciare i vostri amici e parenti a casa.Vale la pena notare che Kissinger potrebbe anche introdurre il concetto di robot-robot amore. Se due Kissengers hanno psicologie artificiali e ormoni, che cosa impedisce loro di innamorarsi e continuare fino al loro esaurimento delle batterie?

Video mappa dell'umore in USA tramite twitter



I ricercatori di Harvard hanno creato una mappa umore degli Stati Uniti che mostra lo stato d'animo degli americani nel corso della giornata. Utilizzando Twitter come fonte, un sistema di decodifica chiamato ANEW è applicato a oltre 300 milioni di tweet per decodificare lo stato d'animo delle persone in base alla loro gergo. La mappa mostra l'umore una scala di colore dal verde al rosso, il rosso rappresenta la rabbia o emozioni negative, mentre il verde rappresenta felici.

Gli scienziati IBM studiano le stranezze di Twitter

Un team di ricercatori dell’IBM ha messo sotto una lente di ingrandimento il social network del momento: Twitter. Sfruttando tecniche di “machine learning” gli studiosi hanno analizzato un flusso di informazioni del social network per poter sviluppare una tecnologia in grado di capire quali tweet hanno valore e quali invece sono solo “rumore”.

Il lavoro sui tweet ha permesso di capire anche il sentiment delle informazioni contenute, ovvero capire se viene detto qualcosa di positivo o negativo. Oltre al prodotto di monitoraggio, Cognos Consumer Insight, ne sono nate tante storie divertenti. Ecco le 8 più  interessanti:

    • ogni secondo la catena di caffetterie Starbucks viene citata in 10 tweet
    • Lady Gaga guadagna più follower di quanti account riesce ad aggiungere lo stesso Twitter. L’account della cantante ha 18 milioni di follower
    • l’IBM è in grado di prevedere i tempi di attesa negli aeroporti interpellando i viaggiatori che inviano i tweet dalle sale d’aspetto
    • analizzando le parole usate nei tweet gli scienziati possono capire di che parte dell’America è originario l’autore
    • dato il limite di 140 caratteri e l’uso delle abbreviazioni, il linguaggio usato su Twitter è come il proprio con l’aggiunta delle parolacce
    • le persone sono più inclini a scrivere tweet negativi che positivi
    • non è trapelato il vincitore di un quiz televisivo andato in onda una settimana dopo la registrazione anche se assistito da decine di persone
    • ogni tweet pubblico inviato



I social network stimolano gli ormoni! | TECH LikePAGE

Gli studi sui social network ormai si sprecano e dopo aver analizzati i vari dati per stabilirne la crescita, spunta un nuovo elemento sociologico: le community online come i siti social interferiscono con gli ormoni umani. E con il termine ormoni, non intendiamo solo le questioni affettive o di pura attrazione fisica, ma anche sentimenti  e stati d’animo di varia natura: stress, eccitazione, amicizia, pigrizia, ecc.

Come potrete infatti notare dall’infografica pubblicata da thefrisky.com, l’ossitocina (definito simpaticamente come l’ormone della fiducia) si attiva quando altri utenti di nostra conoscenza sono online, stimolando dunque la nostra persona a risultare più socievole nei loro confronti.

Altro elemento da non sottovalutare è che gli stessi ormoni si comportano alle stesso modo sia quando si parla faccia a faccia con qualcuno, sia quando si utilizza un social network per comunicare (vedi chat e messaggi rapidi). Stravagante dato direbbe inoltre che gli ormoni dello stress si riducono ad ogni tweet pubblicato su Twitter.

Concludendo questi studi, è stato dimostrato anche che l’adrenalina, presente nel nostro corpo, cresce esponenzialmente ad ogni modifica di profilo dei nostri amici di Facebook e simili, in modo particolare quando si coinvolgono parenti ed ex in amore.

I social network dunque stanno diventando sempre più fenomeno sociologico anche da parte di studi. Possiamo quindi dire che queste community virtuali sono il nuovo ricettacolo delle emozioni?





I social network controllano l’umore e il peso | Scienze Naturali

Recenti studi condotti dalla Framingham Heart Study e riportati sulla rivista Harvard Men’s Health Watch indagano su come i social network influenzino il peso corporeo e l’umore.

Sembra infatti che le idee e le abitudini siano in grado di  diffondersi attraverso i social network così come accade per il diffondersi dei germi patogeni nella realtà.

Lo studio, condotto su un campione di persone, mostra che se un fratello/sorella diventano obesi c’è più probabilità (circa il 40%) anche per l’altro fratello/sorella di diventarlo. Si potrebbe pensare che ciò è dovuto a cause genetiche. Anche tra coniugi si riscontra lo stesso problema, ma anche in questo caso l’obesità acquisita potrebbe essere imputata alle medesime abitudini alimentari dei due conviventi. Ma si è notato che se uno dei partecipanti allo studio ha un amico che diventa obeso la probabilità che lui stesso diventi obeso sale al 57%. Ora, è probabile che i due amici condividano qualche pasto, ma certamente non mangiano insieme ogni giorno!

Anche se gli scienziati non hanno ancora ben capito il meccanismo con cui l’obesità si diffonde, ritengono che le persone percepiscono i cambiamenti attraverso i social network come inevitabili. Se dunque un amico diventa obeso, e come lui molti altri, nella propria rete di amici quest’evento non sarà più percepito come dannoso ma come evento naturale e inevitabile. Non saranno dunque portati a controllarsi nelle abitudini alimentari. Ma l’effetto può essere anche l’opposto e ci sono prove che i social network potrebbero aiutare le persone a mantenere un peso sano.

Un altro studio condotto sempre dalla Framingham Heart Study ha riscontrato che l’effetto “social network” si riscontra anche sull’umore e più precisamente sul diffondersi della felicità.





La maglia che indaga l'umore e dice al dottore come stai

Si chiama progetto Psyche e viene sperimentata a Pisa
Lo studio di medici e ingegneri coordinato dal centro di ricerca Piaggio

Il progetto si chiama Psyche (Personalized monitoring Systems for Care in mental HEalth), è coordinato dal Centro interdipartimentale di ricerca “E.Piaggio” dell’Università di Pisa e ha l’obiettivo di sviluppare un sistema che permetta di prevedere, e quindi trattare in tempo, episodi di depressione o euforia in pazienti affetti da disturbi dell’umore e del comportamento. In particolare in persone che soffrono del disturbo bipolare. Il progetto è stato presentato durante il convegno pHealth, qualche giorno fa a Berlino. Scopo di Psyche – spiega Enzo Pasquale Scilingo, ricercatore del Centro “E.Piaggio” e coordinatore del progetto – è mettere a punto la tecnologia per un monitoraggio costante e personalizzato del paziente anche in ambiente domiciliare o comunque non ospedalizzato". Basta indossare una maglietta con i sensori e il medico sarà in grado di seguire il paziente a distanza nelle attività quotidiane del malato.

Il progetto prevede lo sviluppo di dispositivi di monitoraggio all’avanguardia, tra cui “abiti intelligenti”, che aggiorneranno in tempo reale sullo stato mentale del paziente (depressione o mania) e permetteranno di individuare i disturbi fin dalla manifestazione dei primi sintomi. Naturalmente tutto avviene con il consenso e la partecipazione attiva del paziente. Il consorzio del progetto è costituito da partner provenienti da sei Paesi Europei con competenze in diversi ambiti, dalla ricerca alla produzione, al trattamento clinico dei pazienti. "Questo lavoro -  prosegue Scilingo  -  vede coinvolti centri ospedalieri e di ricerca europei, con l'obiettivo di fare attività di verifica direttam



Kinect 2 riconoscerà le emozioni e il labiale | Tecnocino

Kinect 2 dovrà necessariamente rinnovarsi e offrire funzionalità da “wow”: quali saranno? C’è un gran chiacchiericcio sulla futura versione della speciale barra sensore e i primi rumors danno come papabile un’empatia totale con gli utenti e i giocatori. La nuova Kinect saprà leggere il labiale così da comprendere ancora meglio le emozioni, ma non solo visto che percepirà anche le emozioni così da tradurre queste sensazioni in istruzioni. Sarebbe il superamento del confine tra ciò che è prettamente digitale e ciò che invece rimane esclusiva dell’essere umano.

Ma le domande non finiscono qui: sarà una versione stand-alone da associare alla Xbox 360 o sarà venduta con il futuro modello di Xbox con un bundle? Ovviamente i tempi sono ancora acerbi e Microsoft è ancora completamente immersa nella fase di progettazione.

La prossima versione di Kinect saprà andare ben oltre la prima (ecco la nostra prova in anteprima a pochi giorni dal lancio sul mercato): già perché si passerà da una percezione profonda dello spazio e della dinamica alla cattura anche del labiale (il movimento delle labbra) oltre che delle emozioni e dei sentimenti.

Kinect 2 capirà così da che direzione è voltato l’utente e qual è il suo stato d’animo, per comandi e inta più sorprendenti. Dovrà però necessariamente migliorare la composizione tecnica con un sensore più definito. Ricordiamo che Kinect è entrata nel libro dei Primati come gadget tecnologico venduto più velocemente di tutti i tempi.





I computer capiranno l'umore e rideranno a pessime battute

Gli scienziati dell'Università Carlos III di Madrid e dell'Università di Granada hanno iniziato a sviluppare un sistema informatico che permette a un computer di riconoscere lo stato d'animo di una persona. Il computer adatta automaticamente il dialogo all'umore dell'utente, calibrando le risposte della macchina a quelle che potrebbero essere le reazioni emotive di chi la usa.

David Griol, professore del dipartimento informatico dell'UC3M (Università Carlos III di Madrid), ha spiegato che "con il nuovo programma la macchina può dedurre l'umore dell'utente dalla sua voce e quindi capire in quale modo intende proseguire il dialogo". 


Le informazioni acquisite tramite il diagolo con il computer vengono poi eleborate con un algoritmo che determina quante possibilità ci sono che un utente si trovi in uno stato emotivo piuttosto che in un altro. Per esempio, se il sistema non è ripetutamente in grado di capire cosa voglia dire l'utente e se quest'ultimo chiede più volte al sistema di ripetere le stesse informazioni, il software classifica l'interlocutore come arrabbiato o annoiato. 

Un altro punto importante della nuova tecnologia è che può prevedere come si svilupperà il resto del dialogo. I ricercatori hanno spiegato di avere sfruttato un metodo statistico che impara dai dialoghi precedenti e in funzione delle informazioni apprese è in grado di capire cosa chiederà l'utente.

Lo scopo è adattare automaticamente il dialogo in funzione dell'interlocutore con cui sta interagendo e del suo umore. Per l'applicazione pratica vi lasciamo volare con la fantasia, ma avere un PC che sa come stiamo e nei momenti duri ci consola sembra una cosa davvero carina, soprattutto a conclusione di una dura settimana di lavoro, o dopo una litigata con il/la marito/moglie. Ma forse dopo un po' ci si annoierebbe, e si vivrebbe una precoce crisi del settimo anno.


La capacità predittiva è stata ottenuta lavorando sulle reazioni umane tipiche delle emozioni negative, come rabbia, noia e dubbio, che vengono rilevate automaticamente usando le informazioni che trapelano dal tono della voce di chi parla con il computer. Fra gli elementi che sono stati tenuti maggiormente in considerazione ci sono la velocità con cui si pronunciano le parole, la lunghezza delle pause, l'energia del segnale vocale e altri 60 parametri acustici. 



Sentiment Analysis: scoprire il cuore che batte dietro il web — Innovazione e sviluppo del Sud, il più importante evento del 2011

Alla base di strategie comunicative e di marketing, la Sentiment Analysis è oggi molto utilizzata per analizzare le tendenze del mercato e degli utenti di internet

Francesco Bellofatto

di Francesco Bellofatto

Università Suor Orsola Benincasa

Cos’è la Sentiment Analysis?

La progressiva diffusione dei social network, sia generalisti (quali Twitter, Facebook o la recente piattaforma messa a punto da Google) che specializzati (ad esempio le comunità professionali di Linkedin), ha reso disponibili una massiccia e inedita quantità di dati sulle preferenze sulle opinioni degli utenti. Questi dati, disponibili in tempo reale, possono essere sia di carattere orizzontale, quindi di caratterizzazione territoriale (grazie anche alla possibilità di geolocalizzazione degli smartphone, tablet e intergrati nei MID (Mobile Internet Device) di ultima generazione, sia verticale (in termini anagrafici, culturali, professionali, orientalenti settoriali e capacità di spesa).

La qualità e la contestualità (temporale e spaziale) di questi dati sulle tendenze degli utenti, con l'affermazione (oramai consolidata) del Web 2.0, amplia la dimensione partecipativa alle scelte dell'impresa e delle istituzioni. Più che sul giacimento di idee e di opinioni disponibili in rete, imprese e istituzioni dovrebbero puntare sul valore delle comunità virtuali per modificare le proprie strategie di marketing, partendo proprio dal concetto di stakeholder, sviluppando, con il monitoraggio degli orientamenti,uove metodologie di CRM.

Sgombriamo il campo da un equivoco: la Sentiment Analysis (o Opinion Mining) è cosa ben diversa dal Performance Web Marketing, ovvero la sinergia tra il marketing on line, gli strumenti e le metodologie per misurare in tempo reale, attraverso piattaforme e software dedicati, l'efficacia delle azioni, con la definizione, automatica e costante, di parametri per modificare le strategie commerciali, di comunicazione o di erogazione dei servizi.

 

L’applicazione nel marketing aziendale.

La Sentiment Analysis è alla base delle strategie di marketing e di comunicazione, definendone i rispettivi orientamenti e nuove azioni, come lo stesso marketing virale sui social network.

Oggi queste tecniche di analisi e monitoraggio dei gusti e delle opinioni degli utenti sono in forte crescita, con applicazioni immediate nel settore della business intelligence e del monitoraggio della reputazione dei brand.

L'opportunità è offerta dalla stessa natura dei social network, dove la dimensione cognitiva si coniuga con quella emotiva, valorizzando la condivisione, dunque l'aspetto comunitario piuttosto che quello individuale. Ciò ha riflessi immediati sul consumo di prodotti e servizi, introducendo valori collettivi quali quelli legati all'ambiente, all'etica, al benessere sociale.


Dunque imprese e istituzioni, attraverso la rete, potrebbero acquisire informazioni ed esperienze del pubblico potenziale, definito, come detto, sia in senso orizzontale che verticale. Dati nuovi, che non provengono nè dalla rete di prossimità (stakeholder) nè dal marketing off line.

Al contrario del marketing, che registra in modo passivo il target potenziale orientando le scelte dell'azienda, la Sentiment Analysis diventa elemento dinamico di interrelazione, alimentanda sua volta la passione (anzi, facendo leva sulle passioni) degli utenti ed il loro attaccamento al brand.

Conoscere, con sufficiente precisione, il "mood" di consumatori e utenti nei confronti di un determinato prodotto o servizio: oggi è possibile grazie a strumenti che analizzano opinioni e commenti, quali i tools usati in ambito di Business/Government Intelligence, CRM e Brand Reputation management, in grado di individuare, filtrare, organizzare e analizzare i dati, focalizzando sia gli aspetti quantitativi che qualitativi che tracciano la positività o la negatività delle opinioni e il relativo grado di intensità emotiva. Quest'ultimo rappresenta un fattore particolarmente importante, in grado di influire su un sentiment negativo rispetto al brand. La condivisione, infatti, conta più dell'orientamento del commento (il "mi piace" su Facebook, alla base della strategia di advertising del social network di Mark Zuckerberg).

 

Nuove metodologie di ricerca per analizzare emozioni e passioni.

L'elemento emotivo diventa dunque cardine dell'Opinion Mining, come dato di riferimento da incrociare con altri fattori: solo a titolo di esempio citiamo il grafico a quattro quadranti contrapposti (Piacere - Dispiacere - Amore - Odio) messo a punto dalla statunitense NetBase per la "Brand Passion Index". Ogni brand analizzato viene identificato da un cerchio ampio in base alla quantità di commenti espressi, e posizionato nei quadranti sulla base del rapporto tra intensità emotiva (Passion Intensity) e orientamento (Senti­ment Range).

Nuove metodologie prendono il posto di metodi come i focus group e le ricerche di mercato, più costosi e lenti nei feedback. In un mercato dove il tempo assume un vero e propri valore economico, l'immediatezza tra analisi e l'azione di marketing fa la differenza sui sistemi convenzionali. In pratica la Sen­ti­ment Analysis eroga in tempo reale le informazioni sugli orientamenti dei target di riferimento.

I tools sono rappresentati dall'incrocio tra ana­lisi statistiche, semantiche e interpretazione del lin­guag­gio scritto, attraverso lo studio della sintassi, la ripetizione di keywords e la deci­frare di modi di dire.

Lo studio del linguaggio naturale è alla base dello sviluppo di piattaforme dedicate, incrociato con sistemi di web crawling e ricerca media. Le tre fasi di analisi vanno dall'individuazione delle entità target, individuazione dei relativi documenti sui social network (attraverso, ad esempio, le pagine/azienda di facebook, già predisposte a tal fine ed associate a database anagrafici e territoriali) statistiche di classificazione.

Questa mole di dati estremamente eterogenea (nel caso di analisi incrociata si va da documenti di tipo testuale a database semistrutturati quali XML) viene elaborata incrociando tecnologie di Data Mining e Information Retrieval, associando dati affini tra loro e assegnandoli a categorie predefinite. Questo processo crea una nuova conoscenza, in quanto fornisce dinamicamente nuove interpretazioni dei dati acquisiti, partendo, ad esempio, dalla profilazione dell'utente.

Dalla Sentiment Analysis si sviluppano ulteriori metodologie di ricerca e analisi quali la Competitive Intelligence (ricerca di consumer e marketing insight, individuazione di trend di mercato), Social Network Analysis (individuazione dei flussi e degli snodi di comunicazione), Web Reputation (monitiraggio in tempo reale su ciò che si dive in rete di un’azienda, un marchio, un prodotto, un servizio), Viral Tracker (tracking delle campagne di buzzarketing e monitoraggio delle conversazioni on line sul brand).

Spostando l'attenzione dal monitoraggio del prodotto (considerato anche nell'insieme del suo processo produttivo) a quello del servizio, le stesse metodologie di ricerca possono essere applicate in ambito pubblico, pervenendo all'individuazione del rapporto tra orientamento e intensità emotiva come qualificazione delle attività dell'ente (P.A., centrale e locale) come "bene comune". Qui la condivisione assume un significato particolare in quanto l'utente non è mero consumatore, ma al tempo stesso soggetto attivo che potrebbe incidere sulle modalità stesse di erogazione del servizio.

Anche in questo caso siamo all'anno zero, ed i sistemi di Customer Satisfaction in ambito pubblico dovrebbero essere radicalmente rivisti attraverso modalità operative nuove rispetto agli attuali call center e uffici URP. Questi ultimi sportelli, infatti, rappresentano di per sé altrettanti servizi, soggetti, quindi, alla valutazione di intensità e orientamento da parte degli stessi utenti.

Quali sono i parametri per misurare la Sentiment Analysis sia sotto l'aspetto orientativo che per l'intensità emotiva? Anche se siamo ancora nella fase sperimentale di questo tipo di analisi (due tools differenti, possono portare, su un identico case study, a risultati non sovrapponibili!) vanno verificate le modalità di ricerca, con le disambiguità terminologiche e le varianti semantiche. Difficile poter definire degli standard (come ad esempio quelli sull'accessibilità statuiti dal 3WConsortium), anche perché l'analisi sul brand è giocoforza una ricerca settoriale, e, inoltre, difficilmente oggettivabile in quanto "emozionale".

Altre due difficoltà di non poco conto sono rappresentate dalla disomogeneità dei dati offerti dalle piattaforme sociali (che stanno ulteriormente formattando le pagine ad hoc per agevolare questo tipo di analisi) e dalla criticità per la privacy degli utenti e del trattamento dei loro dati personali. Quest'ultimo aspetto, in particolare, deve essere oggetto di costante attenzione per la definizione di uno studio che non sia invasivo rispetto a contenuti riservati. Per queste ragioni è auspicabile una certificazione della Sentiment Analysis, sia dal punto di vista tecnologico che socio-psicologico, validata anche dal Garante per la Privacy.

Differente, invece, la possibilità di definizione di parametri per l'agire pubblico, che va impostato secondo modalità di trasparenza, tracciabilità, maggiore beneficio per la collettività in termini di rilevanza economica, credibilità, velocità nell'erogazione dei servizi. Da queste connotazioni si può partire per identificare elementi di valutazione. Anche in questo caso, comunque, l'analisi dovrebbe essere affidata a soggetti dotati di certificazione istituzionale ad hoc. Gli scenari, in questo settore, hanno una crescita esponenziale e creano un circuito virtuoso rispetto alle tecnologie che generano le nuove esigenze sociali, delle quali sono, al tempo stesso, figlie. La fase di passaggio ha le caratteristiche di una vera e propria rivoluzione copernicana, dove non sono più il prodotto o il servizio ad essere al centro del mercato, ma l'uomo, il consumatore, l'utente, con i suoi sentimenti. In tal senso vanno aboliti i criteri che lo vedevano un mero dato d'archivio: l'utente stesso diventa un motore di ricerca, con un approccio basato anche su un dizionario "sentimentale", efficace ed efficiente.





Commissione europea : CORDIS : Notiziario : Workshop sull'analisi semantica nei social network, Avignone, Francia

Workshop sull'analisi semantica nei social network, Avignone, Francia

[Data: 2011-11-29]

Un workshop sull'analisi semantica nei social network si svolgerà il 23 aprile 2012 ad Avignone, in Francia.

L'analisi semantica nelle reti sociali è importante per capire e far funzionare i social network, le interfacce di linguaggio naturale e di comportamento umano in luoghi come il web e gli ambienti e-learning, nonché negli spazi di lavoro e formativi condivisi on-line. Il campo mira a costruire strutture che si avvicinano concetti appartenenti a un ampio insieme di documenti o dati.

Questo workshop fornirà un forum di discussione sull'analisi del testo e delle reti sociali nel contesto della comprensione del linguaggio naturale, la generazione di linguaggio naturale, la categorizzazione automatica, il rilevamento di temi, l'analisi delle emozioni e le applicazioni che utilizzano approcci computazionali per elaborare i social network.

Per ulteriori informazioni, visitare: http://www.eecs.uottawa.ca/~diana/eacl2012_social_media_workshop.html

Categoria: Avvenimenti
Fonte: University of Ottawa
Documenti di Riferimento: Sulla base di un annuncio dell'evento
Codici di Classificazione per Materia: Informazione, mass media; Tecnologie di rete ; Aspetti sociali; Altre tecnologie

RCN: 34082





Twitter? Una tecnologia capace di quantificare le emozioni, serve anche a giocare in borsa
La gente è più brillante al mattino, e il suo umore peggiora via via durante la giornata, diventa pessimo verso l’ora in cui si va a letto, è cattivo dal lunedì fino al giovedì mattina e migliora, diventando ottimo, il sabato e la domenica. Nulla che non si sapesse già insomma. Ma la novità è che lo studio , effettuato da due ricercatori della Cornell University, è stato effettuato sui post che la gente pubblica su Twitter.

L’analisi è stata effettuata su 400 messaggi su un campione di 2.400 utenti che usavano la lingua inglese, ma che provenivano da 84 paesi diversi.

Una ricerca inutile? Affatto. Elaborando infatti i dati pubblicati sul social network, è stato possibile registrare con accuratezza i flussi di umore. Scoprendo per esempio che le nostre emozioni vengono trainate da ritmi biologici indipendenti dalla cultura e dall’ambiente da cui proveniamo. In compenso il presunto malessere invernale, che dovrebbe colpire nei mesi più bui e più freddi, non trova riscontro nell’andamento dei post. E anche: il 7 per cento degli utenti sono dei “gufi”, ovvero persone che sono attive soprattutto la notte, mentre il 16 per cento sono “allodole”, ovvero mattinieri.

Quello che sembra più interessante è però che Twitter sta diventando molto più che uno spazio sul quale pubblicare notizie o impressioni. Sempre su Twitter è infatti basato anche un altro studio, che affronta l’analisi dei trend finanziari. Gli
umori espressi da Twitter infatti sono stati opresi in considerazione dalla Dewent Capital Markets di Londra (ma con sede alle Cayman Islands) che ha in seguito aperto un fondo di investimento basato proprio sull’andamento di Twitter.

“Per anni abbiamo accettato che i mercati finanziari sono guidati da paure e sensazioni, ma non abbiamo mai avuto una tecnologia capace di quantificare le emozioni”, ha dichiarato Paul Hawtin, fondatore e manager del fondo.Il portafoglio di titoli e liquidi verrà dunque gestito sulla base di una analisi dei sentimenti reali In un mese da quando è partito (giugno 2011), il fondo ha avuto un ritorno positivo dell’1,85 per cento., contro lo 0,75 della media raggiunta dagli altri

Il sistema elaborato dalla Dewents analizza gli umori espressi dal 10 per cento dei circa 100 milioni di tweet pubblicati in media ogni giorno, grazie a un algoritmo elaborato da un ricercatore informatico dell’Università Indiana di Bloomington (Usa) e poi li impiega per predire i cambiamenti degli stock markets. I risultati erano già buoni in partenza: in una prova effettuata l’anno scorso, l’algoritmo ha predetto le variazioni quotidiane dell’indice Dow Jones con una acuratezza dell’87,6 per cento. Con una “salita” nei periodi di tweet calmi e una “caduta” subito dopo un periodo di tweet ansiosi.

In realtà investitori e finanzieri hanno sempre controllato le emozioni della gente, con focus group e monitoraggi. La differenza è che il software permette un’a
un’analisi costante anche su tempi brevissimi. Ma l’attinenza con la realtà ha ancora un margine di errore. E sappiamo che anche l’1 per cento, quando si parla di milioni di euro, può essere qualcosa.



Psicologia dei nuovi media: emozioni
Il recente volume "Tecnologie Emotive: Nuovi Media per migliorare la qualità della vita", SCARICABILE GRATUITAMENTE QUI, mette insieme due elermenti che caratterizzano la nostra società: lo stress e la tecnologia.



Da una parte, le numerose richieste dell’ambiente esterno ci obbligano a confrontarci con le nostre risorse e competenze di gestione di situazioni critiche. Dall’altra parte, la nostra è l’era dell’evoluzione delle tecnologie informatiche, che con la loro pervasività ci obbligano ad adattare i nostri processi di comunicazione e di relazione alle opportunità e ai vincoli che le caratterizzano.



Ciò ha spinto Daniela Villani, Alessandra Grassi e Giuseppe Riva, i tre autori del volume, a interrogarsi sul legame esistente tra tecnologie ed esperienze emotive e, in particolare, gli autori a sviluppare un nuovo campo di indagine, che all’interno della cyberpsychology è rappresentato dalle tecnologie emotive.



La domanda di partenza a cui il volume vuole rispondere è infatti: come è possibile usare le tecnologie per controllare e produrre emozioni positive?



La prima parte del volume si sofferma ad analizzare i principali fattori che influenzano l’esperienza dei nuovi media come tecnologie emotive. In particolare vengono analizzati e descritti i concetti di affordance emotiva, gli
elementi di un’esperienza che in forma diretta o mediata producono una reazione emotiva; di presenza, il processo cognitivo e affettivo in grado di spiegare il rapporto tra intenzione e successo dell’azione; e di digital storytelling, la creazione di esperienze narrative in prima persona caratterizzate da interattività e multimedialità.



La seconda parte del volume utilizza invece una serie di esempi, relativi a ricerche condotte dagli autori con utenti e in contesti diversi tra loro, per chiarire le riflessioni teoriche della sezione precedente e incentivare la collaborazione di ricercatori e professionisti provenienti da diverse discipline nella progettazione e realizzazione di interventi supportati dalle tecnologie emotive.






L'occhio della CIA sui social network per sondare l'umore della gente
La CIA (Central Intelligence Agency), l'agenzia di spionaggio per l'estero deli Stati Uniti d'America, attua un controllo sempre più pervasivo dell'opinione pubblica straniera setacciando i social media. Twitter e Facebook in testa, ma anche chat, blog di rilevanza locale e giornali online vengono analizzati dalla squadra dei così detti "vengeful librarians", letteralmente bibliotecari vendicativi, un gruppo di analisti specializzati con lo scopo primario di combattere il terrorismo.
Si definiscono, con un tocco di autoironia, «ninja da biblioteca». Tipi un po’ speciali «capaci di trovare cose che gli altri neppure sanno che esistano». Sono gli analisti della Cia che esplorano i social network , da Facebook a Twitter, alla ricerca di informazioni e sensazioni. In un edificio di mattoni a McLean (Virginia), l’intelligence statunitense ha raccolto centinaia di esperti nelle lingue più disparate (arabo, pashtun, cinese nelle sue varie versioni) che leggono quello che scrive l’uomo della strada e l’attivista. Cercano di cogliere l’umore della gente.

© SAUL LOEB/AFP