Social Media War
Qual è il miglior social media? E' meglio Facebook o Twitter? E per Google+ ci sarà un futuro? Nella geolocalizzazione Foursquare avrà la meglio su tutti? Abbonati a questo topic gratuito per rimanere aggiornato tutti i giorni direttamente dal fronte della guerra dei social media.
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skande.com - 18/05/2012
Su Facebook in queste ore se ne dicono di tutti i colori, per alcuni è il Re Mida digitale, la nuova corsa all’oro. per altri un giochino per casalinghe in cerca di un amante e giovinasti bamboccioni che perdono il loro tempo invece di studiare o lavorare, ad esempio Paola Peduzzi sul Foglio di Giuliano Ferrara scrive un divertente articolo “Diario della bolla“, in cui analizza il rischio che tutti questi social network siano una bolla speculativa: “Prendiamo Facebook. Non so esattamente di che cosa parlo, perché non sono mai andata su quel social network: tutti pensano che sia un mio vezzo, tipo ...
techeconomy.it - 18/05/2012

A poche ore dalla quotazione ufficiale, finisce il balletto di ipotesi sul prezzo delle azioni Facebook, dato in continuo rialzo nelle ultime settimane: il social network fissa a 38 dollari il prezzo delle sue azioni nell’IPO, con la quale raccoglie 16 miliardi di dollari, per una valutazione della società di 104 miliardi di dollari. Si tratta della prima initial public offering  tecnologica della storia e la terza, a livello generale, negli Stati Uniti dopo General Motors e Visa.

Oggi il social network sbarcherà sul Nasdaq sotto il simbolo ‘Fb’ alle 11:00, ore 17:00 italiane. “Facebook potrebbe ...

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mysocialweb.it - 18/05/2012

Questi sono i dati che ho trovato nella AP-CNBC Facebook IPO Poll, ricerca condotta dal 3 al 7 maggio 2012 su un campione di 1.004 persone intervistate via telefono.

Alla domanda “Quante volte fai clic sugli annunci o sui contenuti sponsorizzati su Facebook?” abbiamo circa 8 utenti su 10 che dicono di non cliccare mai o quasi mai sulle pubblicità di Facebook (fonte dati e immagine).


Di questi il 57% la ignora completamente, mentre il 26% si stabilisce sul “quasi mai”. Interessante leggere questi dati (che in ogni caso non vanno letti come verità assoluta, ma informazioni relative) alla luce delle obiezioni mosse dalla General Motors e non solosull’efficacia delle campagne pubblicitarie su Facebook.

D’altro canto la ...

macchinazero.it - 18/05/2012

Approfittando del lungo weekend pasquale ho fatto alcune modifiche all’applicazione, alcune “under the hood”, altre più visibili. Quelle evidenti sono sostanzialmente due: ho inserito nel profilo dei politici la possibilità di visualizzare il trend mensile, oltre a quello settimanale, e il grafico dei following. La prima era una modifica programmata, aspettavo solo di avere dati sufficienti da mostrare, la seconda invece no, anzi, pensavo di escludere le informazioni sui following perchè le ritenevo poco significative. Tuttavia ho dovuto ricredermi immediatamente e l’ho fatto proprio approfondendo il caso Adinolfi. Riassunto delle puntate precedenti per chi se le fosse perse: ...

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techeconomy.it - 18/05/2012

Facebook ha dichiarato di generare più della metà delle proprie entrate da paesi al di fuori del Nord America. Gli ultimi dati rilasciati da  Nielsen confermano una forte penetrazione del social network in diversi paesi del mondo. Il Brasile sarebbe il paese con la percentuale maggiore di utenti attivi internet che utilizza Facebook da PC a casa o a lavoro. A Marzo il 76.7% dei brasiliani attivi in rete durante il mese ha utilizzato il social network.

L’Italia si classifica seconda, il ...

ninjamarketing.it - 18/05/2012

Una necessità sulla quale si dibatte da parecchi mesi sembra finalmente diventare realtà. Per tutti coloro che gestiscono molteplici fanpage contemporaneamente, infatti, è arrivata finalmente una lieta notizia: Facebook lancia una App, per il momento esclusivamente per iOS, che permette di aggiornare le proprie fanpage da smartphone.

La nuova applicazione si chiama “Page Manager” e si potrà scaricare direttamente su iPhone (su iPad ci sono ancora molte perplessità in rete). L’aspetto sarà pressoché identico a quello dell’applicazione Facebook tradizionale, ma fornirà interessanti funzionalità extra che prima non erano mai state disponibili per smartphone. Ad esempio sarà possibile monitorare leInsights, per tenere traccia dei nuovi likers e del ...

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Parliamo oggi di come avviare un contest su Twitter, riportando quattro delle macro categorie più utilizzate on line.
L’utilizzo del contest nella comunicazione moderna sembra essere diventata una prassi consolidata. Dopo gli anni dell’interruption marketing, in cui i consumatori sono stati bombardati ovunque dalla pubblicità ottenendo nel lungo periodo la loro progressiva disattenzione e mancanza di fiducia nell’advertising, oggi l‘adozione del contest sembra quasi un mezzo per “ripagare” l’utente/consumatore dell’attenzione concessa al brand nel periodo di on air della campagna (proprio sul tema della ...

Foursquare e Facebook accorciano le distanze? Quanto meno sembrano lontani dal farsi la guerra.

In questi giorni, un’altra piccola ma significativa modifica all’aspetto diFacebook accoglie i check-in e i loro contenuti: si tratta della Mappa della Timeline di Facebook.

Su questa mappa, fino a pochi giorni fa, venivano visualizzati solo i luoghi in cui si segnalava la propria presenza tramite Facebook. Ora, invece, la mappa viene popolata anche con le venue di Foursquare presso cui abbiamo fatto check-in, i messaggi e le foto associate al check-in.

Cliccando su una pin della si potranno vedere il check-in con il sistema di icone di Foursquare, il testo associato, la foto ...

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skande.com - 18/05/2012

Marco Camisani Calzolari 42 anni, e da 15 si occupa di Internet, come studioso dei fenomeni di comunicazione, scrittore, imprenditore e professore a contratto presso l’università IULM, nella giornata di ieri ha denunciato il fenomeno dell’acquisto di Follower Twitter presso aziende d’oltre oceano specializzate nella vendita a pacchetti di enormi masse di seguaci (per lo più BOT e account fasulli aperti sfruttandola falla del captha poco efficace di Twitter), questi account come molti di voi sapranno sono inutili, infatti sono inattivi e servono solo a fare numero. La notizia sarebbe  derubricata a inutile e scontata ...

lucadelladora.com - 18/05/2012

“L’80% dei fan e dei follower delle aziende italiane è finto”. Inizia così un articolo che campeggia in homepage di Corriere.it. Stesso tono perentorio si ritrova anche suilSole24ore.com, che parla di “Mercato nero 2.0″.

Non c’è uno straccio di riferimento a ricerchestudi o statistiche. Non ci sono link a fonti autorevoli. Niente. Certo, domani Facebook entrerà ufficialmente a Wall Street: il tema è ...

Facebook, reportage delle migliori assurdità scritte in queste ore

Su Facebook in queste ore se ne dicono di tutti i colori, per alcuni è il Re Mida digitale, la nuova corsa all’oro. per altri un giochino per casalinghe in cerca di un amante e giovinasti bamboccioni che perdono il loro tempo invece di studiare o lavorare, ad esempio Paola Peduzzi sul Foglio di Giuliano Ferrara scrive un divertente articolo “Diario della bolla“, in cui analizza il rischio che tutti questi social network siano una bolla speculativa: “Prendiamo Facebook. Non so esattamente di che cosa parlo, perché non sono mai andata su quel social network: tutti pensano che sia un mio vezzo, tipo non avere la televisione in casa (che io ho e guardo fin troppo), ma non è così. E’ che non capisco tutto questo desiderio di socialità, non capisco perché devo essere contattata da qualcuno che non vedo da anni, quando è evidente che se non ci vediamo da così tanto tempo un motivo c’è, non capisco come si faccia a condividere i fatti propri con così tanta gente…” presto scriverò pure io un articolo sull’acceleratore di particelle del CERN e sarà così: “a parte che soffro di claustrofobia, io quei soldi li avrei spesi per altro, che se ne fanno quelli di un tunnel sotto il suolo, costato uno sproposito, per fare scontrare non so bene cosa e trovare il bosone di Highs, o come diavolo si chiama… insomma scienziati, vivete all’aria aperta il mondo è tanto bello…“.

Quelli invece entusiasti, ed evangelici, della piattaforma stimano numeri impressionanti e poco credibili; è il caso/STRONG> nell’articolo “Facebook, in Italia 34mila posti” snocciola numeri che farebbero gridare al miracolo economico: “Facebook in Italia ha generato nel 2011 un fatturato di 2,5 miliardi e creato oltre 34mila posti di lavoro...” numeri dati da Mariano Corso, professore degli Ossevatori Ict del Politecnico di Milano, ovviamente non posso confutarli ma da addetto ai lavori mi lasciano MOLTO esterrefatto!



Facebook IPO: 38 dollari per azione | Tech Economy

A poche ore dalla quotazione ufficiale, finisce il balletto di ipotesi sul prezzo delle azioni Facebook, dato in continuo rialzo nelle ultime settimane: il social network fissa a 38 dollari il prezzo delle sue azioni nell’IPO, con la quale raccoglie 16 miliardi di dollari, per una valutazione della società di 104 miliardi di dollari. Si tratta della prima initial public offering  tecnologica della storia e la terza, a livello generale, negli Stati Uniti dopo General Motors e Visa.

Oggi il social network sbarcherà sul Nasdaq sotto il simbolo ‘Fb’ alle 11:00, ore 17:00 italiane. “Facebook potrebbe essere la prossima Google” affermano alcuni analisti, che paragonano l’amministratore delegato di Facebook, Mark Zuckerberg, a un nuovo “Steve Jobs”. Nonostante l’ipo Zuckerberg mantiene il controllo della società, con il 57,5% dei diritti di voto.
Il prezzo fissato da Facebook è nella parte alta della forchetta dei 34-38 dollari precedentemente stimata e tutti i 421,2 milioni di titoli sono stati venduti. In attesa che il prezzo dell’ipo venga fissato ufficialmente, secondo indiscrezioni, è a 38 dollari per una valutazione di 104 miliardi di dollari, gli analisti guardano avanti, alle sfide che il social network dovrà affrontare per monetizzare i suoi 900 milioni di amici.

Facebook da quando ha presentato la documentazione per l’IPO in febbraio ha portato a termine diverse acquisizioni e valutato o apportato cambiamenti nel proprio modello di business per renderli maggiormente redditizia. L’ultima novità introdotta è l’avvio di un sistema a pagamento per chi vuole assicurarsi che i propri amici vedano quello che scrive. Iavviato in Nuova Zelanda a un prezzo di 1,53 dollari.





8 utenti su 10 ignorano (o quasi) la pubblicità su Facebook

Questi sono i dati che ho trovato nella AP-CNBC Facebook IPO Poll, ricerca condotta dal 3 al 7 maggio 2012 su un campione di 1.004 persone intervistate via telefono.

Alla domanda “Quante volte fai clic sugli annunci o sui contenuti sponsorizzati su Facebook?” abbiamo circa 8 utenti su 10 che dicono di non cliccare mai o quasi mai sulle pubblicità di Facebook (fonte dati e immagine).


Di questi il 57% la ignora completamente, mentre il 26% si stabilisce sul “quasi mai”. Interessante leggere questi dati (che in ogni caso non vanno letti come verità assoluta, ma informazioni relative) alla luce delle obiezioni mosse dalla General Motors e non solosull’efficacia delle campagne pubblicitarie su Facebook.

D’altro canto la Ford fa bene a punzecchiare GM e a ricordare l’importanza di una pubblicità circondata da contenuti coinvolgenti e innovazione. Difficile ottenere meraviglie dalla pubblicità e solo dalla pubblicità…

Ford Motor Company
@Ford

It's all about the execution. Our Facebook ads are effective when strategically combined with engaging content & innovation.

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  • Risposta
  • Tu invece che idea ti sei fatto della pubblicità su Facebook? Hai avuto buoni risultati? Racconta la tua esperienza nei commenti!






    101 modi per aumentare i follower su Twitter: il caso Adinolfi | MacchinaZERO

    Approfittando del lungo weekend pasquale ho fatto alcune modifiche all’applicazione, alcune “under the hood”, altre più visibili. Quelle evidenti sono sostanzialmente due: ho inserito nel profilo dei politici la possibilità di visualizzare il trend mensile, oltre a quello settimanale, e il grafico dei following. La prima era una modifica programmata, aspettavo solo di avere dati sufficienti da mostrare, la seconda invece no, anzi, pensavo di escludere le informazioni sui following perchè le ritenevo poco significative. Tuttavia ho dovuto ricredermi immediatamente e l’ho fatto proprio approfondendo il caso Adinolfi. Riassunto delle puntate precedenti per chi se le fosse perse: Mario Adinolfi da qualche giorno è il politico italiano più in voga su twitter. Viaggia alla media di 500 nuovi follover al giorno, quasi il doppio di VendolaDi PietroDe Magistris e Bersani, ossia gente ben più popolare di lui. Cosa che, sinceramente, mi sembra perlomeno insolita. Altro fatto strano, i nuovi fan di Adinolfi sono praticamente tutti stranieri. Nei commenti al mio post precealcuno azzarda l’ipotesi che la popolarità “planetaria” (usa proprio questo termine) sia dovuta alle sue imprese pokeristiche ma, secondo me, questa spiegazione non regge. Così ho deciso di ragionarci ancora un po’ su. Una cosa che mi era sfuggita in prima battuta è che Adinolfi, oltre che essere seguito, segue tantissime persone ogni giorno. Questo è il grafico dei suoi following dell’ultimo mese:

    I following di Adinolfi nell'ultimo mese

    Questo, invece, è quello dei suoi follower nello stesso periodo:

    I follower di Adinolfi nell'ultimo mese

    Come si può facilmente notare sono perfettamente sovrapponibili. Passando dal trend ai numenri, a fronte di un aumento di circa 9.000 following Adinolfi ha avuto un aumento di circa 6.000 follower nell’arco di 30 giorni. Sbirciando nei profili dei nuovi follower, poi, si incontra spesso l’hashtag #TeamFollowBack.

    A questo punto il gioco è chiaro: seguo moltissime persone essendo sufficentemente certo che questi a loro volta mi seguiranno. E così trucco le classifiche di popolarità e posso vantarmi in giro di avere 20.000 follower su Twitter. Ma, vanagloria a parte, mi spiegate quali benefici si traggono dall’essere il generale dell’esercito di terracotta?





    Facebook è usato dal 70.5% degli italiani attivi in rete | Tech Economy

    Facebook ha dichiarato di generare più della metà delle proprie entrate da paesi al di fuori del Nord America. Gli ultimi dati rilasciati da  Nielsen confermano una forte penetrazione del social network in diversi paesi del mondo. Il Brasile sarebbe il paese con la percentuale maggiore di utenti attivi internet che utilizza Facebook da PC a casa o a lavoro. A Marzo il 76.7% dei brasiliani attivi in rete durante il mese ha utilizzato il social network.

    L’Italia si classifica seconda, il 70.5% delle persone che hanno utilizzato internet da PC ha visitato Facebook. La Nuova Zelanda è invece il paese con il tasso di penetrazione maggiore di Facebook, tra quelli in cui la società di ricerca considera tutti i device, compresi quelli mobili. L’80% circa dei cittadini del paese attivi in rete ha utilizzato il social network.

    Gli Stati Uniti restano, però, il paese con un numero maggiore di utenti (152.8 milioni), ma con una percentuale minore di penetrazione nella popolazione attiva in rete da qualsiasi device (69.6%).





    Facebook Page Manager: la App per gestire le proprie fanpage da smartphone

    Una necessità sulla quale si dibatte da parecchi mesi sembra finalmente diventare realtà. Per tutti coloro che gestiscono molteplici fanpage contemporaneamente, infatti, è arrivata finalmente una lieta notizia: Facebook lancia una App, per il momento esclusivamente per iOS, che permette di aggiornare le proprie fanpage da smartphone.

    La nuova applicazione si chiama “Page Manager” e si potrà scaricare direttamente su iPhone (su iPad ci sono ancora molte perplessità in rete). L’aspetto sarà pressoché identico a quello dell’applicazione Facebook tradizionale, ma fornirà interessanti funzionalità extra che prima non erano mai state disponibili per smartphone. Ad esempio sarà possibile monitorare leInsights, per tenere traccia dei nuovi likers e del comportamento dei fan sulla pagina.

    Per il momento l’applicazione è stata lanciata soltanto sull’App store Neozelandese, ma tra qualche giorno sarà disponibile anche negli Store degli altri Paesi, a partire dagli Stati Uniti.

    Di certo ci auspichiamo in seguito un lancio parallelo dell’applicazione anche per gli altri sistemi operativi, Android e Blackberry in primis. L’unica dichiarazione rilasciata per il momento dalla società di Zuckerberg sulla nuova app è la seguente, pubblicata sul sito Zdnet:

    “We’re testing an app that helps owners of small to medium Pages more easily manage their Facebook presence”

    The next web 9to5Mac hanno pubblicato in anteprima qualche screenshot di come dovrebbe apparire l’applicazione su tutti gli iPhone:

    Pro e contro? Beh, sicuramente l’applicazione permetterà di aggiornare pagine in totale autonomia, e garantirà la possibilità di monitorare insights e, ce lo auguriamo, l’andamento delle proprie campagne, senza l’ausilio del pc.

    Però c’è da dire che questa è la terza app lanciata da Facebook, che assieme alla prima app Facebook tradizionale e la app Facebook Messenger sostituisce quello che da pc possiamo fare da un unico sito, ostacolo superato da tempo da Twitter che permette invece un veloce switch da un account all’altro se si ha la necessità di effettuare aggiornamenti “business” fuori casa.

    L’ultimo svantaggio va da s&e>ora tutti gli Amministratori non avranno più scuse per non tenere aggiornata la propria fanpage anche in vacanza! 





    Come creare e gestire un contest su Twitter | Viralbeat

    Parliamo oggi di come avviare un contest su Twitter, riportando quattro delle macro categorie più utilizzate on line.
    L’utilizzo del contest nella comunicazione moderna sembra essere diventata una prassi consolidata. Dopo gli anni dell’interruption marketing, in cui i consumatori sono stati bombardati ovunque dalla pubblicità ottenendo nel lungo periodo la loro progressiva disattenzione e mancanza di fiducia nell’advertising, oggi l‘adozione del contest sembra quasi un mezzo per “ripagare” l’utente/consumatore dell’attenzione concessa al brand nel periodo di on air della campagna (proprio sul tema della Fiducia nell’advertising vi consiglio di leggere quest’ottimo articolo di Roberto Venturini).

    Ovviamente, i social network anche in quest’ambito sono chiamati più volte in causa. Oggi vediamo quali sono i punti cruciali da soddisfare per creare un contest su Twitter e quali sono gli esempi migliori.

    Già solo per farsi un’idea di quali contest girano su Twitter in questo momento, provate a scrivere RT to win all’interno del campo di ricerca del social. Ecco cosa è apparso a me:

    Perché creare un contest su Twitter?

    I motivi sono molteplici:

    #1 ottimo modo di generare buzz positivo

    #2 incrementare&nse follower

    #3 accrescere la base follower acquisendo nuovi contatti

    C’è inoltre chi afferma che un buon contest su Twitter è in grado di generare un engagement più forte di quanto si riesca a fare investendo in paid [fonte].

    Di cosa ho bisogno per creare un contest su Twitter?

    #1 innanzitutto di leggere le linee guida ufficiali per i concorsi su Twitter 

    #2 assicurarsi di avere ben chiare le modalità attraverso cui effettuerete il tracking. Se il contest funziona i tweet arriveranno a fiumi e dovete essere certi di non perderne neanche uno. La strada più semplice è quella di porre come condizione alla partecipazione  l’aggiunta di qualcosa nel tweet degli utenti che sia distintivo (unhashtag o un url creato con Bit.ly, servizio che consente di creare link distintivi), così poi da poter utilizzare la Twitter search per trovarli tutti immediatamente;

    #3 stabilite una durata del contest breve. Nell’ordine dei 2/3 giorni.

    #4 rendere pubblico il regolamento e come saranno stabiliti i vincitori.

    4 ottimi esempi di contest su Twitter

    Risposta Creativa

    Il contest con format a risposta creativa sembra essere stato creato apposta in previsione dell’avvento di Twitter. Off line si stabilivano un numero di parole massime con cui ogni partecipante poteva gareggiare.ter ovviamente i caratteri massimi sono 140. Il vincitore viene scelto solitamente dagli organizzatori.

    Un ottimo esempio è stato quello promosso da KFC, nota catena di fast-food chicken based, che a novembre del 2010 ha avviato un contest la cui miglior risposta creativa pervenuta avrebbe vinto una borsa di studio di 20.000$.  Per partecipare bastava soltanto creare un tweet comprensivo del hashtag “#KFCScholar.

    Contest a premi

    Nel contest a premi rientrano una categoria molto ampia di concorsi, alcuni dei quali possono prevedere dinamiche molto semplici come il Retweet to win, in cui basta richiedere agli utenti di ritwittare un nostro tweet, scegliendo poi uno a caso dei partecipanti dopo un determinato periodo di tempo. Semplice, ma richiede che il regolamento sia il più chiaro possibile per non dare adito a polemiche che potrebbero complicarne la gestione.

    Contest fotografico

    Molto semplice da attuare anche questo. Basta richiedere agli utenti di inviare una foto, tramite Twitpic, opportunamente hashtaggata. La miglior foto scelta dagli organizzatori può vincere un premio qualsiasi che può essere un coupon sconto, un gadget ecc. Uno degli utilizzi più frequenti è durante gli eventi, in cui si cerca di coinvolgere la propria base follower alla partecipazione degli stessi, postando foto di ciò che accade, con la possibilità di passare a ritirare il premio direttamente sul luogo dell’evento.

    Quiz contest

    Domanda -> Risposta -> Vittoria.
    Il gestore dell’account posta una domanda su Twitter e il vincitore può essere ad esempio chi risponde più velocemente, chi raccoglie più risposte esatte in una batteria di tweet/question, o qualsiasi altra cosa vi venga in mente. Ovviamente, essendo un contsato sulla correttezza della risposta, ed essendo questa pubblica, create un regolamento accurato, a prova di insulto 





    Foursquare: i check-in compaiono sulla Mappa della Timeline Facebook

    Foursquare e Facebook accorciano le distanze? Quanto meno sembrano lontani dal farsi la guerra.

    In questi giorni, un’altra piccola ma significativa modifica all’aspetto diFacebook accoglie i check-in e i loro contenuti: si tratta della Mappa della Timeline di Facebook.

    Su questa mappa, fino a pochi giorni fa, venivano visualizzati solo i luoghi in cui si segnalava la propria presenza tramite Facebook. Ora, invece, la mappa viene popolata anche con le venue di Foursquare presso cui abbiamo fatto check-in, i messaggi e le foto associate al check-in.

    Cliccando su una pin della si potranno vedere il check-in con il sistema di icone di Foursquare, il testo associato, la foto allegata – come mostra l’immagine di questo articolo.





    Marco Camisani Calzolari minacciato per aver rivelato il mercato dei finti follower

    Marco Camisani Calzolari 42 anni, e da 15 si occupa di Internet, come studioso dei fenomeni di comunicazione, scrittore, imprenditore e professore a contratto presso l’università IULM, nella giornata di ieri ha denunciato il fenomeno dell’acquisto di Follower Twitter presso aziende d’oltre oceano specializzate nella vendita a pacchetti di enormi masse di seguaci (per lo più BOT e account fasulli aperti sfruttandola falla del captha poco efficace di Twitter), questi account come molti di voi sapranno sono inutili, infatti sono inattivi e servono solo a fare numero. La notizia sarebbe  derubricata a inutile e scontata se non fosse per la novità di oggi, apparsa, da pochi minuti, sul account Facebook dello studioso:
    “Vi avviso che sto ricevendo minacce più o meno esplicite a causa del coperchio che ho aperto sul mercato dei finti fans. C’è chi mi ha giurato vendetta e che mi guarderà a vista facendo il possibile per diffamare ogni mia futura attività…“
    Immediate le reazioni di amici e seguaci di Camisani sono già apparse, in un misto tra il sostegno e l’incredulità, alcuni fan come Daniele Balducci denunciano “scoperchiare la pentola dei molti siti editoriali che truccanno visitatori e impression per vendere più pubblicità“.
    Che si stia per sollevare un coperchio in cui fuffa e bolle vuote rivendute alle aziende inconsapevoli da agenzie di marketing incapaci di lavorare correttamente stia per esplodere?





    Quasi quasi mi compro un fan | Luca Della Dora

    “L’80% dei fan e dei follower delle aziende italiane è finto”. Inizia così un articolo che campeggia in homepage di Corriere.it. Stesso tono perentorio si ritrova anche suilSole24ore.com, che parla di “Mercato nero 2.0″.

    Non c’è uno straccio di riferimento a ricerchestudi o statistiche. Non ci sono link a fonti autorevoli. Niente. Certo, domani Facebook entrerà ufficialmente a Wall Street: il tema è caldo, e dei titoloni del genere non possono che far rumore.

    La prima domanda che viene da porsi è appunto “da dove saltano fuori questi dati?”,“qual è l’accuratezza di questa informazione?”, ma soprattutto “è una novità dell’ultim’ora? Un fenomeno fresco fresco?”.

    Non diciamo sciocchezze.

    Per chi si avvicina al social web è normale vedere il numero di follower/fan come indicatore principale del successo (o dell’insuccesso) di una pagina, ma ci si aspetta che delle testate autorevoli, come dovrebbero essere il Corriere della Sera ed il Sole24Ore, riportino delle notizie fondate, che poggino su dei dati concreti, e soprattutto che non parlino di qualcosa che si discuteva nel 2006.
    Ne parlavo in un post un paio d’anni fa: il valore di un fan/follower è nullo se non viene attivato in qualche modo, quindi perché portarsi a casa migliaia di “fantasmi” se poi il loro contributo nei luoghi che il brand presiede è assolutamente nullo? Certo, forse per farsi belli agli occhi del cliente nel momento in cui gli si presenta un report con tassi di crescita esaltanti, in cui si dimostra di aver superato il proprio competitor in termini di follower/fan.

    Ma ha senso? Il ruolo di un consulente non dovrebbe essere anche quello dialfabetizzare i propri clienti? Di spiegargli che una fanpage – ad esempio – con 5 milioni di Like, ma un engagement rate nullo, ha senso quanto un annuncio 6×3 piazzato in mezzo al deserto del Nevada. A 5km dalla strada principale.

    Lo davo per scontato, credevo che il codice Womma fosse ormai seguito da chiunque lavori in questo settore. Evidentemente mi sbagliavo, e mi sbagliavo anche a ritenere autorevole un quotidiano che pubblica in homepage un articolo basato sull’aria fritta.

    Ma cosa aspettarsi da chi fa leva su articoli come “Shakira morsa da un leone marino” o“La Smart della Minetti sul marciapiede”.

    Ah, sarò stato fortunato io probabilmente, ma in nessuna delle agenzie in cui ho lavorato nessuno si è mai sognato di dirmi “compriamo un fan/follower”. Sarà un caso…





    compravenditafollower

    Il mercato globalizzato è entrato a gamba tesa anche nella compravendita di follower su Twitter. Noi consumatori siamo bombardati da offerte che arrivano da tutte le parti del mondo ma non sempre ciò che ci viene promesso viene mantenuto.

    Ecco allora una serie di consigli utili per l’acquisto di follower su Twitter: 

    L’occhio del follower deve essere lucido

    Guardate bene l’avatar e assicuratevi che il follower abbia un occhio acceso e privo di impurità e opacità.

    Profumare di muschio bianco

    Un buon follower non deve puzzare, diffidate dalle ascelle pezzate o vestiti sgualciti e unti. Il top è il follower che profuma di muschio bianco, la garanzia della qualità.

    Al tatto deve essere morbido

    Se tastate con i polpastrelli un follower deve essere morbido e non presentare rigidità. Un follower rigido è sinonimo di scarsa qualità.

    Non comprate follower di fuori stagione

    Una buona pratica è quella di comprare follower di stagione. Se proprio non puoi farne a meno comprane un po’ di più e congelali, perché quelli fuori stagione arrivano dall’altra parte del mondo e hanno dovuto attraversare l’oceano per settimane in condizioni non sufficientemente igieniche.

    Leggere bene l’etichetta

    Un follower di qualità ha l’etichetta che ne certifica la provenienza. Preferibile il follower a km0, pratica ancora poco sviluppata in Italia ma che promette di dare maggiori risultati oltre che strizzare l’occhio all’ambiente.





    Social Commerce: e-commerce nei social media e/o viceversa? | [mini]marketing

    Qualche settimana fa Annaluce Latorre, nell’ambito di un progetto di ricerca per La Sapienza mi ha fatto qualche domanda sul ruolo del social commerce nel panorama dell’ecommerce. Siccome l’ha sbobinata lei, l’intervista, è un peccato non farne un post, anche perché credo di aver toccato alcuni dubbi e alcune risposte che chi sta lanciando o gestisce uno store online si sta facendo, sull’effettivo ruolo dei social network nella strategia di vendita online (scusate il tono colloquiale, l’abbiamo fatta dal vivo, l’intervista)

    Come definiresti il social commerce?
    Lo definirei come dinamiche fra persona e persona che già esistevano nel commercio tradizionale e che piano piano stanno entrando – grazie all’uso più frequente e diffuso dei social network – anche nell’e-commerce. Insomma lo definirei come una dinamica e non come un tipo di e-commerce.

    In termini molto generali, il social commerce rappresenta la fusione tra i social media e l’e-commerce. Dal tuo punto di vista, come può essere realizzata concretamente questa fusione?
    Secondo me la fusione effettiva avverrà quando si utilizzeranno entrambi i lati del social commerce, cioè il negozio online dentro il social ma soprattutto le relazioni del social network dentro al negozio online. Entrambe sono dinamiche molto importanti. In questa prima fase si è data molta importanza a fare un negozio dentro il social network. Tuttavia, io credo che – in prospettiva – sia più importante la personalizzazione dello store o, comunque, la conversazione che avviene all’interno dello store sfruttando la rete di Facebooe varie relazioni che sono già presenti fuori dallo store ma che possono essere utilizzate per personalizzare l’esperienza di acquisto.

    E i siti dedicati unicamente al social shopping? (esempio, This Next o Kaboodle)
    Questi non sono siti propriamente di e-commerce ma modalità per semplificare l’acquisto perché tu, da una parte, mostri quello che ti piace e, dall’altro, mostrandolo semplifichi la vita ai tuoi contatti che possono scegliere già tra un sottoinsieme di prodotti meno vasto. Ne stanno nascendo tanti, il rischio è appunto quello di non riuscire ad avere una massa critica sufficiente per renderli degli strumenti sufficientemente utili ed usati dagli utenti.

    E i gruppi o club privati d’acquisto come Groupon o Privalia?
    Io credo che Groupon in realtà non possa essere considerato un sito di social commerce. Credo che sia una tipologia di e-commerce che sfruttaanche alcune dinamiche sociali, come il fatto che ogni deal è condivisibile, shareabile, likeabile ecc., però la grande forza di Groupon è in realtà in due fattori molto 1.0: uno, il database di e-mail fortissimo con contatti di apertura molto elevati, molto capillari, targettizzati sul territorio e su base geografica; due, i prezzi e l’uso dei testi e delle foto – soprattutto per prodotti che normalmente online sono venduti con foto e testi poco accattivanti. Groupon è più una forma di advertising, pay per action pagato direttamente con lo sconto. Va misurata, come tutte le cose, e ne va misurato il ritorno: alcune volte può essere positivo, altre negativo. Per esempio, negozi online hanno utilizzato Groupon per creare notorietà intorno al sito:iaro che non tutti ritorneranno. Si tratta appunto di misurare quante persone vengono poi effettivamente fidelizzate.

    Il social commerce è destinato a diffondersi e a diventare la tipologia di e-commerce prevalente o rimarrà esclusivamente un fenomeno di nicchia?
    Dipende da come lo si intende. Se consideriamo il social commerce come una funzionalità dell’ e-commerce, secondo me diventerà di massa: nel senso che tutti gli store avranno al loro interno delle funzionalità social,  per cui io magari potrò condividere l’acquisto con i miei amici, oppure farlo sapere, oppure chiedere feedback alla mia rete sociale ecc.; se invece consideriamo quanto prenderanno piede gli store su Facebook, non vedo come una possibilità che la maggior parte delle vendite online passi per quel tipo di canale: rimarrà un canale di nicchia.

    Più in generale, quali sono secondo te le prospettive dell’e-commerce?
    Stanno nascendo trend differenti dal catalogo: uno – lo abbiamo detto – è quello dei deal, quindi vendite private, vendite a breve termine, outlet temporanei e cose di questo genere; un altro trend importante diventerà quello della sottoscrizione, cioè anziché fare acquisti farò sempre più abbonamenti a prodotti e servizi. Addirittura stanno nascendo store di abbigliamento in cui tu definisci qual è il tuo stile  e poi fanno loro!

    Il mobile – inteso come fruizione da un’apparecchiatura di tipo tablet di tutti i tipi  – si diffonderà ulteriormente, sta crescendo una popolazione di seconda alfabetizzazione digitale e anche relativamente avanti negli anni che usa principalmente questo tipo di strumento. Quindi, l’aumento della diffusione dei tablet porterà a un aumento della percentuale di prodotti acquistati tositivi. C’è anche il vantaggio che questi sono dispositivi accesi e disponibili in casa per molto più tempo: quando sono sul divano, quando preparo la cena, mentre mi sto cambiando. Questo tempo d’uso influirà sugli acquisti. Inoltre, va detto che gli store per dispositivi mobili sono anche più semplici da usare e quindi anche questo influisce sugli acquisti. Poi non tutti gli store online dovranno avere la loro applicazione perché  – probabilmente – per molti basterà avere un sito ottimizzato per il mobile.

    Invece, quali sono le principali opportunità offerte dal social commerce agli utenti online?
    Il social commerce offre l’acquisto in gruppo, in tutti i sensi: per prima cosa, scambio di informazioni e migliore informazione rispetto al singolo consumatore. Anche gli store che consentono la recensione o i commenti ai prodotti offrono di fatto delle informazioni aggiuntive per chi acquista e, alla fine, è anche un vantaggio per chi vende. E’ chiaro che in futuro il social commerce porterà alla possibilità di acquisti davvero collettivi, perché quando io conosco sempre meglio quello che vorrebbero anche altri miei contatti ci possiamo anche mettere d’accordo per spuntare un prezzo migliore: una specie di Groupon, ma guidato dal lato della domanda.

    Il social commerce comporta maggiore esperienzialità?
    Ci sono store che cercano di riproporre l’esperienza del camerino online: per esempio, tu inserisci la tua foto e loro ti fanno indossare virtualmente il capo. Poi puoi condividerlo con i tuoi amici o con i tuoi contatti, per ricevere un feedback. Quindi, c’è in un certo senso la riproposizione dell’acquisto collettivo, dello scambio di opinioni online. Sono ancora casi abbastanza isolati, diciamo che la socialità – deriva non tanto dall’acquistare insieme nello stesso momento, ma nel trovarsi negli stessi negozi. Ci sono degli store, neanche tanto grandi, che sono nati prima come forum e poi come store. L’altro giorno guardavo un negozio di biciclette che era nato proprio come forum. Questo era un negozio offline – che vendeva in strada insomma – e alla fine questo forum era talmente frequentato, quindi talmente social, che hanno iniziato a vendere anche direttamente online.  Quindi, il sito è diventato un vero e proprio centro di aggregazione per persone che vanno lì non solo per comprare, ma perché hanno gli stessi interessi.

    Come si pone il social commerce all’interno delle attività di social media marketing?
    Sicuramente una delle modalità di misurazione delle attività social può essere quella di vedere direttamente non soltanto il numero di visitatori che arrivano da un determinato social ma anche il numero di acquisti che deriva da quel canale. Però, normalmente, un’attività di questo tipo se la misuro per il solo numero di vendite o sulla quota di fatturato difficilmente raggiunge un ritorno dell’investimento accettabile, perché spesso le attività sui social media intervengono non nella fase finale di acquisto ma nella fase di creazione della reputazione, di incontro col prodotto ecc. Magari compro un prodotto, che prima non conoscevo, perché  un mio amico lo ha postato sulla sua bacheca e ho letto dei feed. Magari però io acquisto partendo direttamente dallo store oppure acquisto partendo da Google, quindi se devo misurarlo direttamente non verrà dal social media questo acquisto ma a qualcosa il social media avrà sicuramente contribuito.

    E sotto il profilo manageriale, quali sono le principali criticità del social commerce?
    In realtà&a principale difficoltà è appunto la misurazione dell’investimento, nel senso che – mentre le altre campagne online possono essere misurate più facilmente in termini di revenue, acquisti medi, numero di utenti che ha prodotto – la misurazione di questo tipo di attività è più difficile e sfumata. Quindi scegliere se inserire o meno questo tipo di attività nel negozio è una scelta spesso più indeterminata, dettata più da sensazioni che da scelte di mercato o finanziarie vere proprie. L’altro rischio è che più lo store, più l’azienda si mette in rete in modo social più si rischia di avere dei contraccolpi, con la necessità di essere molto aperti dal punto di vista della trasparenza: cioè se non hai detto tutta la verità su come vengono creati i tuoi prodotti o se hanno qualche problema sicuramente nel social commerce hai molti più rischi di avere delle crisi reputazionali — che ovviamente vengono sempre molto temute dal management di qualsiasi azienda.

    Il social commerce può favorire l’introduzione di nuovi modelli di revenue per le imprese operanti online? 
    Sicuramente nasceranno nuovi intermediari, quelli che abbiamo citato spesso non sono dei veri e propri siti di e-commerce: Pinterest non è un sito di e-commerce; sono siti che servono per scambiarsi, collezionare o commentare prodotti e non vendono direttamente, però operano come interfaccia con gli utenti. Facendo da interfaccia con gli utenti possono monetizzare l’attenzione che attraggono. Sicuramente inizieranno con l’affiliazione: se acquisto a partire da un prodotto che ho visto su Pinterest, Pinterest dice: “ehi, store xy io ti ho fatto vendere un prodotto, allora tu mi riconosci qualcosa, una percentuale sulla vendita”. Secondo me la monetizzazione passerà da lì, a meta vendita e l’advertising.





    Facebook: tassi di engagment in aumento del 13% con la nuova Timeline! | Web In Fermento

    Torniamo a parlare di Facebook Timeline. Con la sua introduzione molte cose sono cambiate e molti utenti faticano ancora oggi ad adattarsi a questa nuova modalità di gestione dei profili e delle pagine. La lettura dei contenuti sicuramente è agevolata perché grazie allo storyboard c’è la possibilità di raggiungere contenuti posizionati in là nel tempo d’altro canto però, questa nuova visualizzazione (soprattutto per chi gestisce pagine di brand e prodotti) richiede molto più impegno e dedizione per realizzare una timeline ricca di contenuti e che visualizzi subito le informazini che si vogliono promuovere.

    Non vi nascondiamo che, anche noi ci dedichiamo molta più attenzione nella pubblicazione dei contenuti facendo attenzione ai post in evidenza, post al top e a impostare i traguardi.

    C’è un vantaggio in questo impegno? Certo che si!

    Una consolazione al tanto impegno è che grazie all’utilizzo di Timeline, i post o i contenuti in genere pubblicati su Facebook hanno un tasso di engagment del 13% superiore rispetto ai profili “classici”. La ricerca condotta da Sotrender, ha analizzato una quantità come5000 post pubblicati da 130 dei più grandi marchi del Regno Unito durante le ultime due settimane di febbraio e le ultime due settimane di aprile e ha scoperto che, in media, 179 fan su Facebook ha interagito con il messaggio pubblicato attuando una qualche interazione con il contnuto. Il dato è confortante se pensiamo che con i vecchi profili l’engagement medio era di 158 fan.

    Nel dettaglio le metriche utilizzate per confrontare vecchio e nuovo modello, hanno tenuto conto di:

      • numero di post giornalieri condivisi;
      • percentuale di engagment&nbi per post
      • media del numero dei like e commenti sui post
      • durata temporale del post

    In più è stato registrato che, grazie a Timeline, i post hanno una vita più lunga all’interno della pagina, quindi sono visualizzati e “interagiti” anche a distanza di tempo facendo quindi registrare un aumento dell’engagment per singolo post anche a distanza di qualche giorno.

    Alcune cose però, non sono cambiate.
     Timeline, infatti, non ha fatto registrare un aumento nella pubblicazione dei post giornalieri né nell’engagment dei fan sulla pagina, dati che si sono attestati in linea con la precedente visualizzazione profilo così come il numero medio di commenti per singolo post che è rimasto pressoché inalterato.

    Tempo di vita di un post

    Un altro dato interessante è il tempo di vita medio che ha un contenuto pubblicato all’interno di Timeline. La percentuale è stata calcolata sulla base di quanto un post ha impiegato per raggiungere la metà, sul totale, dei like e commenti ottenuti. In media, il tempo di permanenza di un post si aggira intorno alle 2,5 ore scalzando totalmente il dato precedente che faceva registrare un tempo di vita medi di 60 minuti.

    Questi dati sono molto interessanti e ci fanno capire che per raggiungere l’attenzione degli utenti non basta pubblicare post spesso o troppo spesso, ma bisogna dare al contenuto la visibilità che merita all’interno di Timeline. Gli strumenti a disposizione ost in evidenza) quello che dobbiamo un po’ affinare è la nostra pazienza!





    cambiare

    Tutti si rendono conto che la quotazione in borsa di Facebook è un punto di svolta. Può essere il culmine di una bolla speculativa? Oppure la prova che dietro il nuovo boom delle aziende internettiane c’è vera carne al fuoco? Purtroppo sono vere entrambe le cose: la finanza viaggia per i fatti suoi e sta speculando senza pietà, mentre la carne al fuoco c’è e viaggia con i tempi della realtà:

    1. Facebook arriva con i suoi 100 miliardi di valutazione sulle ali di altre valutazioni molto elevate: Instagram vale un miliardo, Evernote vale un miliardo, ora anche Pinterest vale un miliardo. La storia che la finanza autoreferenziale sta raccontando è chiara: se quelle piccole aziende valgono tanto, Facebook vale molto di più.

    2. La realtà è che Facebook fattura poco e guadagna poco per valere 100 miliardi. La pubblicità su Google funziona meglio perché spesso si riceve in coerenza con il flusso delle attività degli utenti. Su Facebook è talvolta un’interruzione della conversazione. Con la sola pubblicità Facebook potrebbe faticare. Se questo è vero (sono ipotesi non certezze), allora o Facebook riuscirà a trovare un nuovo modello di business o sarà un flop dal punto di vista finanziario. (Vedi DixonAllthingsDEpicenter)

    3. Facebook potrebbe trovare un nuovo modello di business trasformandosi in pieno in una piattaforma sulla quale girano apps che vendono prodotti o servizi e danno una quota a Facebook. Su questo piano, Facebook si trasformerebbe in una piattaforma che ospita applicazioni per l’ecommerce, per i viaggi, per i giochi e quant’altro, pensate per utilizzare proprio le relazioni tra le persone “amiche” su Facebook. In questo caso, i soldi che Facebook potrebbe fare sono una quantità sterminata. Ma è una visione della quale si hanno soltanto alcuni primi segnali. E non è detto che funzioni, finché Facebook non ha un servizio mobile vero e degno di questo nome.

    Google, come del resto Amazon e Apple, tenta di trasformarsi sempre più esplicitamente in una piattaforma. E Facebook, si può star certi, farà altrettanto. La forza di Facebook come piattaforma poggia su una tecnologia relativamente banale e sull’enorme e non banale valore generato dalle attività degli utenti: la piattaforma di Facebook è il grafo sociale. Google, come vediamo dalle notizie di oggi, è una piattaforma che poggia sul grafo della conoscenza. Sarà più solido il primo o il secondo per fondare un sistema capace di durare nel tempo? E man mano che queste piattaforme, come spesso succede, tenteranno di mantenere le persone per un tempo sempre più lungo al loro interno, non nasceranno delle alternative? Facebook e Google fanno pubbliche relazioni basate sulla loro missione eticamente corretta, anche perché devono convincere le persone a fidarsi di loro: ma le critiche e le paure che questi giganti suscitano sono importanti. Potremmo cominciare a immaginare un mondo con meno Google e Facebook?

    La bolla, se è bolla, scoppierà, purtroppo. Il valore d’uso e l’innovazione continueranno invece a costruire un nuovo paradigma di vita sociale, culturale ed economica. Meglio saperlo e agire di conseguenza.





    Annunci che offrono fan e followers su Seoclercs.com

    «L'80% dei fan e dei follower delle aziende italiane è finto». A sentenziarlo Marco Camisani Calzolari, imprenditore digitale che ha puntato il dito contro l'acquisto di pacchetti di seguaci 2.0. Noto in Rete per aver realizzato il network Forzasilvio.it, con la sua società Speakage, Calzolari si è speso in questo caso in maniera autonoma per (ri)accendere i riflettori sul fenomeno del doping della notorietà sui social network.

    EGO DIGITALE - «Ho pagato - racconta a Corriere.it - 20 dollari per ottenere 50mila follower su Twitter e 30 dollari per avere 6mila like sulla mia pagina Facebook». Numeri che fanno comodo ai grandi marchi, a piccole realtà che tentano di emergere, a uomini politici alla ricerca di consensi o, semplicemente, a singoli internauti interessati a pompare il proprio ego digitale. All'interno dei pacchetti di proseliti, spiega Calzolari, ci sono due categorie di utenti: «Quelli finti, creati da un bot (programma che genera automaticamente profili falsi, ndr), e quelli veri e iscritti a portali che propongono l'affiliazione come moneta di scambio». Su Letusfollow.com e Growfollowers.com, parliamo del secondo caso, chi mette a disposizione il suo profilo può acquisire punti utili a loro volta alla conquista di un seguito degno di nota.

    IDENTITA' FASULLE - Seoclerks.com è invece il punto di riferimento per chi vuole comprare secchiate di identità inesistenti. E non finisce qui, il portale offre anche link falsi per aumentare l'indicizzazione dei siti e sforna in maniera automatica articoli su un determinato argomento. Basta chiedere e, ovviamente, pagare. Si tratta, secondo Calzolari, di «un mercato nero» che altera il valore delle sponsorizzazioni e della comunicazione in Rete: «Tutte le web agency agiscono in questo modo e tutti comprano i fan. È ora dire basta».

    EFFETTO BOOMERANG - Il boomerang, a dire il vero, è già tornato indietro in più di un caso. L'anno scorso l'allora candidato repubblicano alle presidenziali a stelle e strisce Newt Gingrich è stato pizzicato con il 92% dei follower falsi. Rimanendo fra i nostri confini, Gian Paolo Serino è stato protagonista di un caso analogo due mesi fa. Il giornalista sfoggia tutt'ora 53mila follower, molti dei quali sono a occhio nudo quantomeno sospetti: nomi e biografie improbabili, attività inesistente e provenienze fra le più disparate. Diventato bersaglio di sberleffi in azzurro per qualche ora, Serino aveva confermato di aver pescato nei sopracitati pozzi di San Patrizio con le stesse intenzioni di Calzolari: documentare e denunciare la pratica.

    PROFILI E QUOTAZIONI IN BORSA - Per rendersi conto delle proporzioni del fenomeno è sufficiente osservare le statistiche relative all'attività sui social network stessi. Secondo le rilevazioni di Semiocast, a fine 2011 su Twitter era attivo poco più di un milione di persone. Lo scorso febbraio, Twopchart, altra realtà che monitora i cinguettii in modo non ufficiale, ha sbandierato il raggiungimento di quota 500 milioni di profili. In mezzo, i curiosi che hanno abbandonato subito le velleità 2.0 e un esercito di identità create a fini commerciali. Numeri, luci e ombre che alla vigilia dello sbarco in borsa di Facebook fanno riflettere. Venerdì 18 maggio, Mark Zuckerberg potrebbe rastrellare una cifra intorno ai 18 miliardi di dollari . Sul piatto ci sono 800 milioni di profili e l'euforia degli inserzionisti, nel 2011 Fb guardava tutti - Google compreso - dall'alto in basso con il 28% del mercato statunitense delle sponsorizzazioni. Rimane l'incognita, in considerazione di quanto detto, del valore reale del coinvolgimento dell'utenza.

    Martina Pennisi





    Facebook, critiche al prospetto "Non tiene conto delle stock options"

    L’Ipo dei record, è unicum anche sulle stock options che Facebook ha già assegnato a dipendenti e manager. La società fondata da Mark Zuckerberg che a breve dovrebbe sbarcare sul mercato, adesso possiede 2,13 miliardi di azioni (compresi i titoli relativi all’aumento di capitale finalizzato al collocamento. Nel prospetto di Facebook ci sono una serie di dati calcolati per azione, tipo utile e rapporto debiti/margine lordo tenendo conto dell’attuale capitale sociale. Tuttavia, siccome l’azienda ha già assegnato numerose opzioni (612 milioni per l’esattezza), la Sec impone di rifare tutti i calcoli come se queste opzioni che matureranno nei prossimi anni, in realtà fossero già titoli.



    Questo confonde ulteriormente i numeri dell’azienda, che peraltro possiede due classi di azioni (quelle di categoria A che saranno quotate, e quelle di categoria B che invece sono in mano agli attuali manager dell’azienda a cominciare da Zuckerberg. E così l’organo che vigila sui mercati Usa, considera Facebook come una società che ha già 2,75 miliardi di azioni di cui il 20% al momento ancora non esistono. E’ chiaro come questa faccia ancora una volta sballare tutti i conti, ad esempio quelli sulla capitalizzazione del gruppo. Se i titoli saranno offerti a un prezzo compreso tra 34 e 38 dollari, il primo giorno di quotazione Facebook dovrebbe valere tra 73 e 81 miliardi di dollari, ma tenendo conto di tutte le azioni potenziali della società (qualora venissero a maturazione tutte le opzioni), in realtà il gruppo avrebbe un valore compreso tra 93 e 104 miliardi di dollari. Morale: ci sono 20 miliardi di dollari che ballano, non spiccioli. Con quella cifra oggi a Piazza Affari ti puoi comprare la Telecom Italia (che tra risparmio e ordinarie capitalizza 15 miliardi di euro).



    A sinistra: Google tradizionale. A destra come sarà la ricerca per

    Arriva, per ora soltanto negli Stati Uniti ma presto anche nel resto del mondo, la ricerca consapevole. Google infatti cambia il suo modo di restituire i dati agli utenti: «Quando cercate, non cercate solo una pagina web. Volete risposte, comprendere concetti ed esplorare - recita il comunicato di Mountain View - La nuova frontiera della ricerca è comprendere elementi del mondo reale e le relazioni tra di essi. Per questo stiamo costruendo il Knowlegde Graph (letteralmente grafico di conoscenza): una vasta collezione di persone, posti e oggetti del mondo e come si connettono tra loro».



    LE INFORMAZIONI UTILI - Cercando quindi, come nell'esempio proposto «Vincent van Gogh» otterremo in modo più immediato e organizzato tutti i dati e le correlazioni tra il pittore olandese e il suo mondo. Ma non si tratta solo di un aspetto grafico, perché l'esperienza di ricerca sarà implementata dai dati trovati dagli altri "ricercatori": «Altri potrebbero aver avviato su Google la stessa ricerca che voi intendete effettuare - spiega la product manager Emily Moxley - Google può così superare la vostra ricerca combinando le informazioni che altri utenti hanno trovato utili con le informazioni del Knowledge Graph».
    Se una ricerca per Vincent van Gogh è univoca (ma il Knowledge Graph promette di favorire l'esplorazione anche dei "colleghi" del pittore, e delleinformazioni correlate), Google assicura anche che arriveranno nuovi risultati anche per gli omonimi, aiutando l'utente a ridurre rapidamente i risultati fino a trovare il prodotto desiderato. L'esempio proposto, e forse al momento già disponibile per gli americani, è Mercury, che può essere un elemento, un pianeta, il cantante o un produttore di motori fuoribordo. In attesa che Google porti anche a casa nostra la novità, l'idea pare intrigante.



    Come creare un post efficace su Facebook [HOW TO]

    Tra acquisizioni (l’ultima? Glancee!) e innovazioni, Facebook si sta ormai avvicinando almiliardo di utenti. Un bacino molto interessante soprattutto per le aziende, che possono vantare su tantissime informazioni raccolte in un unico ‘luogo’ e che devono dunque fare di tutto per posizionarsi al meglio sul social di Zuckerberg. Pagine fan, ads & so on: di certo le opzioni per i brand e le imprese non mancano, ma è sui ‘fondamentali’ che si gioca la loro efficacia. E allora, banalmente, come scrivere post con elevati livelli di engagement, e che riescano davvero a creare una community intorno alla marca?

    In questa direzione, un interessante studio di Buddy Media - Strategies for effective Facebook wall posts: a statistical review – riporta davvero tante informazioni a proposito. I risultati sono l’output delle analisi condotte per due settimane su un campione di200 fanpage di clienti, appartenenti a molteplici settori (entertainment, automotive, finance, retail, etc.)

    Lunghezza dei post

    Prendiamo qui un principio dei mods: less is more! In effetti, i risultati mostrano una correlazione negativa tra lunghezza del post e livello di coinvolgimento degli utenti. Scrivete aggiornamenti brevi (1-80 caratteri), da leggere i impattanti.

    URL Shorteners

    Non utilizzateli e avrete l’aumento del livello dell’engagement di 3 volte  In effetti, con un link visibile (es. “leggete il nuovo post di www.ninjamarketing.it!”) l’utente sa esattamentecosa troverà una volta cliccato. Meglio non fargli percepire che potrebbe avere delle sorprese! Nel caso vogliate risparmiare comunque qualche carattere, usate uno URL shortener specifico per i brand.

    Quando pubblicare?

    Una domanda che affligge marketer e community manager da tempo, e anche noi ne avevamo già parlato tempo fa nel post “Pubblicare contenuti sui social media: le strategie di timing“. Tipicamente, i brand e le aziende pubblicano più post durante l’orario di apertura degli uffici, fino a metà pomeriggio. Mah – sorpresa! – gli outsider che pubblicano dopo ottengono un livello di engagement maggiore del 20%, probabilmente perché molte persone sono arrivate a casa e hanno trovato il tempo per rilassarsi davanti a Facebook. Cercate di postare contenuti al mattino presto o la sera tardi, quando la frequenza degli aggiornamenti è minore e ci sono più occasioni di visibilità.

    Riguardo invece ai giorni migliori, la ricerca mostra come l’86% dei poLunedì al Venerdì, con picchi di engagement negli aggiornamenti verso il weekend. Ma i dati variano molto da settore a settore: per esempio, in quello dei media conviene evitare di pubblicare il Lunedì.

    Call to action

    Post diversi veicolano azioni diverse dei fan. In breve:

      • Se volete un like, chiedetelo (“vi piace?”);
      • Se volete un commento, domandate (le pubblicazioni che terminano con una domanda hanno anche un livello di engagement maggiore del 15%);

    Conclusioni: content is (still) king!

    Facebook può diventare una piattaforma di enorme aiuto nelle relazioni con i consumatori e gli altri stakeholder. Basta ricordarsi di rimanere semplici e dare agli utenti ciò che desiderano. Per fare questo, un’analisi ex-ante delle statistiche anagrafiche della vostra base fansarà necessaria. Per il resto, cercate di mixare rigore e creatività, trovando sempre nuove modalità di coinvolgimento. E ricordate che i post multimediali (immagini, video, etc.) attivano più delle ‘sole’ parole 





    10 dollari per la nuova procedura rapida di claim delle venue

    E così la nuova procedura per il claim delle venue che vi avevamo raccontato a fine aprile è arrivata anche in Italia.

    Da ieri, infatti, è possibile reclamare le venue e ottenerne la gestione con una modalità rapida versando, tramite carta di credito, un fee di 10 dollari. A fronte di questo pagamento, si ottengono immediatamente tutte le funzioni Merchant che Foursquare ha collegato alla gestione in qualità di Manager di una venue.

    La procedura parte dall’ormai noto link che si trova nella colonna sulla destra della pagina venue “Dichiaralo qui” e prosegue in questo modo.

    Dopo aver accettato i termini d’uso della piattaforma, si approda a questa schermata:



    Qui è possibile inserire sia un numero di telefonia fissa che un numero di cellulare. Tenete l’apparecchio a portata di mano, perché la chiamata arriverà subito!

    Dopo l’invio compare la schermata che segue e arriva la chiamata.

    Per prima cosa, viene chiesto di dire il proprio nome e cognome e il nome della venue che si sta reclamando; dopo la registrazione occorre inserire il codice a quattro cifre, la chiamata si chiude in automatico e compare la schermata seguente:

    Inserella carta di credito, il processo si conclude.

    La mail di conferma da parte di Foursquare arriva dopo un paio d’ore:

    e nel frattempo sulla pagina della venue reclamata compare questa descrizione:

    Da ora in avanti è possibile diventare titolari di venue e accedere alla piattaforma merchant nel giro di poche ore: si può immaginare che questa semplificazione porterà una impennata nel numero di esercizi commerciali in grado di offrire promozioni per gli utenti Foursquare?





    Non vuoi rispondere a una mail? Facebook farà la spia

    Da oggi gli utenti di Facebook non potranno più accampare la più classica delle scuse: "Scusa, non ho ricevuto il tuo messaggio". Il social network di Mark Zuckerberg ha implementato una nuova funzione che ci invierà una notifica ogni qualvolta che il destinatario di un nostro messaggio lo aprirà e lo leggerà. 

    Questa novità non ha mancato di sollevare qualche mugugno da parte di tutti coloro che vedono nella nuova feature un'intrinseca limitazione della privacy: come obietta Downloadblog, infatti

    "La notifica di lettura dei messaggi può essere usata in mille modi per fare pressione sugli altri. [...] In effetti una notifica di lettura può essere interpretata molto male, perchè ci fa perdere il diritto di pensare con calma ad una risposta da dare ad un messaggio ed anche alla libertà di non rispondere affatto accampando una scusa educata".